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2018
gennaio 2018
Editoriale pubblicato su alVolante di

L’Alfa Romeo e la Formula 1: un passo per il rilancio

NON SARÀ SOLO MARKETING. Questo, almeno, promette Sergio Marchionne a proposito del ritorno in Formula 1 dell’Alfa Romeo, che dall’anno prossimo sarà il principale sponsor della scuderia Sauber. I fan del Biscione (che sono ancora tanti, in tutto il mondo) se lo augurano. Sarebbe un’occasione sprecata, per il più ricco (di potenziale) tra i marchi del gruppo FCA, se l’operazione annunciata nei giorni scorsi si riducesse al vestire con la propria livrea le monoposto elvetiche, con l’obiettivo di agguantare un po’ di visibilità mediatica. Monoposto, lo ricordiamo, che peraltro saranno equipaggiate, come nella non brillante stagione 2017, con un motore di derivazione Ferrari. 

 

IL RIENTRO NEL GRANDE CIRCUS, dicono i vertici del gruppo italo-americano, avverrà all’insegna del coinvolgimento tecnico dell’Alfa Romeo nella progettazione della nuova Sauber. Un ruolo più consono a una casa automobilistica dal passato glorioso (sono firmati Alfa i primi due titoli mondiali di Formula 1, quelli del 1950 e 1951, vinti rispettivamente con Farina e Fangio) ma dall’avvenire non così chiaro. Se il lancio della Giulia e poi della Stelvio, ora finalmente proposta anche nell’esuberante versione Quadrifoglio (il test è a pagina 46), hanno portato fiducia e consensi al marchio, il resto della gamma è tutto da rinnovare. E sappiamo che la progettazione e lo sviluppo di un nuovo modello oggi richiedono grossi investimenti, per non parlare di quelli legati alla sua produzione. 

 

TORNANDO ALLA F1, l’obiettivo della partnership con la Sauber potrebbe essere quello di creare una sorta di “team satellite” (che è poi quanto fa da tempo la Red Bull con la Toro Rosso) per far crescere i talenti, piloti e tecnici, destinati alla Ferrari. La speranza è che non ci si fermi qui, che il progetto sia più ambizioso. Anche se è difficile immaginare una ricaduta rapida sulle auto di produzione delle esperienze fatte in Formula 1 (se non in termini d’immagine, quando le cose funzionano), il prestigio dell’Alfa chiede questo e altro. Va bene avere un posto nella vetrina più sfolgorante (la Formula E, su cui pure stanno convergendo diversi costruttori, ha un appeal di gran lunga inferiore), ma bisogna starci, se non proprio da vincenti, almeno con una certa posizione. Pur a distanza di anni, tutti ricordano l’uscita di scena della Toyota, con il capo del team in lacrime... 

Guido Costantini

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