E ADESSO? Che conseguenze avrà il terremoto Brexit sull’automobile? Molto dipenderà dallo scenario che andrà delineandosi nei prossimi mesi, prima di tutto sul piano politico. Ma al di là del braccio di ferro tra chi (Angela Merkel) raccomanda un’uscita del Regno Unito la meno traumatica possibile, destinata anche a durare anni, e quanti vorrebbero un rapido “regolamento dei conti” (Renzi e Hollande in prima fila), l’alternativa sembra essere questa: trovare un accordo che possa portare alla costituzione di un’area di libero scambio tra Londra e il Vecchio Continente; oppure, in sua assenza, l’introduzione di dazi sui prodotti “made in UK”, auto comprese.
LA PRIMA IPOTESI (difficilmente realizzabile, a detta di molti) farebbe felici le case che Oltremanica hanno investito miliardi. Qualche nome? L’elenco è lungo, perché se è vero che la Gran Bretagna è stata la prima a perdere, anni fa, la propria industria nazionale dell’automobile, travolta da clamorosi insuccessi commerciali e cattiva gestione, va ricordato che qui si sono insediate con i loro stabilimenti Toyota, Nissan e Honda, attirate da una politica fiscale di favore, e che Ford e GM possono vantare, nel Regno Unito, decenni di attività come costruttori. Mentre Mini, Bentley, Rolls-Royce, Jaguar e Land Rover, per quanto ormai di proprietà “estera” (indiane le ultime due, tedesche le altre) sono “British al 100%” per tutto ciò che attiene la produzione. La Gran Bretagna, del resto, l’anno scorso ha sfornato 1,6 milioni di auto, per l’80% destinate all’export e, in particolare, all’Unione Europea.
A FARE LE SPESE DI NUOVE BARRIERE DOGANALI sarebbe innanzitutto l’industria dell’automobile britannica, che perderebbe competitività se, come si ipotizza, verranno introdotti dazi del 10% sulle auto esportate in Europa (come quelli a cui erano sottoposte le vetture coreane prima che, nel 2011, si trovasse un accordo tra Seul e Bruxelles). Ma la situazione d’incertezza avrebbe un impatto forte anche sulle vendite: in Gran Bretagna, per il 2017, si stima una flessione del 10% (circa 260.000 vetture in meno), e in tutto il Continente un calo che potrebbe raggiungere il 2,5%. C’è chi ha calcolato 8 miliardi di euro di mancati guadagni per le case automobilistiche, con serie ripercussioni sugli investimenti. Un’economia strettamente interconnessa e globalizzata come quella attuale non ha certo bisogno di barriere, semmai di maggiore efficienza.
Guido Costantini



