03
2020
marzo 2020
Editoriale pubblicato su alVolante di

L’auto e le nuove sfide: chi non cambia è perduto

È UN PÒ COME SE FOSSE VENUTO GIÙ DI NUOVO IL MURO DI BERLINO. Se c’era un’istituzione forte, nel mondo dell’automobile, quella era il Salone di Francoforte. Con i suoi (quasi) 70 anni di storia, gli stand colossali che hanno tenuto a battesimo le più importanti novità, l’eccezionale ribalta mediatica per top manager e aziende, la marea umana che ogni volta riempiva per giorni una “città nella città”. Ecco, tutto questo non ci sarà più: dal 2021, la Vda, l’associazione dei costruttori tedeschi che è anche l’organizzatrice dell’evento, sceglierà fra le città di Berlino, Amburgo o Monaco. Le ragioni del trasloco? Costi troppo alti e visitatori in calo (dai 900.000 del 2015 ai 500.000 del 2019), ma soprattutto la necessità di rimettere a punto una formula troppo incentrata sulla mobilità tradizionale. La rivoluzione dell’elettrico e della guida autonoma impone un approccio diverso anche ai Saloni. Come insegna la vittoria della fiera della tecnologia di Las Vegas nel braccio di ferro con il motor show di Detroit: i due appuntamenti erano troppo vicini e da quest’anno il secondo si svolge a giugno, anziché a gennaio.

IN UN MONDO CHE RICHIEDE idee nuove, lascia esterrefatti la reazione delle amministrazioni locali al problema dello smog. Le città sono sotto assedio? Tranquilli, la risposta è la solita, cioè ancora quella di fermare il traffico automobilistico. Che ha le sue responsabilità, ma non è certo il solo colpevole, come dimostrano gli studi più seri. Le strategie sono molteplici e tutte inadeguate: a Roma sono state fermate le diesel, comprese le Euro 6, lasciando circolare le Euro 3 a benzina, inquinanti e, spesso, insicure. A Torino lo stop ha coinvolto le Euro 5 a gasolio, equiparando auto moderne a “vecchie carrette” che meriterebbero di finire a riposo, per essere sostituite da un buon usato. A Milano, al danno si è aggiunta la beffa: tutti a piedi, nella prima domenica di febbraio, tranne chi voleva raggiungere in auto lo stadio, peraltro ben servito da metropolitane e autobus.

UNA VENTATA D'ARIA NUOVA arriva invece da Parigi, dal quartier generale della Renault. Dove, dal 1° luglio, andrà a insediarsi il nuovo capo-azienda. Luca De Meo, 52 anni e una formidabile carriera che lo ha visto, tra l’altro, accanto a Sergio Marchionne nel lancio della Fiat 500, lascia una Seat in ottima salute per rimettere in sesto una casa che porta i lividi dello scandalo Ghosn. Un italiano alla guida della Renault. Che rivoluzione!

Guido Costantini

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