ANCORA DA 17.800 EURO. Se persino la Volkswagen ha deciso
di vendere la versione d’attacco della nuova Golf allo stesso prezzo
a cui proponeva la vecchia, vuol dire che la situazione è davvero seria.
Stiamo parlando del primo gruppo automobilistico europeo e di un modello che non ha mai faticato a conquistare i clienti, come dimostra la sua leadership pluriennale nel Vecchio Continente. Ma oggi, chi produce e vende automobili deve fare i conti con l’erosione del potere d’acquisto delle famiglie, tartassate dalla crisi e dal Fisco. E il messaggio dev’essere chiaro: non vogliamo svuotarvi il portafogli.
OLTRE CHE SULLA LEVA DEI LISTINI, i tedeschi puntano sui contenuti. Sottolineando come la nuova Golf abbia più frecce al proprio arco di quante potesse lanciarne il vecchio modello: per esempio, il sistema Stop&Start di serie per tutta la gamma, il dispositivo che mette in allarme il guidatore contro il colpo di sonno, un Esp più evoluto. Tutto vero, ma anche il bestseller Volkswagen dovrà vedersela con concorrenti più agguerrite che mai (ve le “raccontiamo” una per una, da pagina 22). Il suo vero problema, però, è la crisi, che ha sparigliato le carte: basteranno ricchi contenuti tecnici e prezzi non esagerati a richiamare un pubblico con poca voglia (e possibilità) di spendere?
LA DOMANDA DA 100 MILIONI di dollari è di quelle da non far dormire la notte. Se la stanno ponendo un po’ tutti, nelle direzioni delle case automobilistiche. Col risultato (positivo per i clienti, molto meno per i bilanci dei costruttori) che ora anche le novità si lanciano con lo sconto. Alle campagne promozionali di supporto ai nuovi modelli dedichiamo un’inchiesta che ci ha visti indossare i panni del cliente e girare i punti vendita. Da questo tour su e giù per l’Italia siamo tornati con la convinzione che le case e i concessionari stiano veramente grattando
il fondo del barile. Investimenti pesanti, margini risicati, sconti: una miscela esplosiva. Per disinnescare la miccia lo Stato potrebbe tornare
a fare la sua parte, alleggerendo la pressione del Fisco su un bene, l’automobile, che deve tornare trainante per l’economia del Paese.
Guido Costantini



