05
2018
maggio 2018
Editoriale pubblicato su alVolante di

Occhi sulla strada, in attesa della (vera) guida autonoma

SE INVECE DI FARE GUERRA AL DIESEL le amministrazioni comunali si preoccupassero di garantire una manutenzione migliore alle strade delle nostre città, ne guadagnerebbe la sicurezza di tutti. Un bene prezioso quanto la salute che chi combatte il motore a gasolio (con argomenti spesso ideologici, cioè basati prevalentemente su pregiudizi) dice di avere tanto a cuore. Per quanto emblematiche, le voragini di Roma, o le tante buche che anche a Milano si aprono dopo qualche giornata di freddo, sono solo un aspetto, naturalmente, di un tema complesso come quello della sicurezza stradale. Che coinvolge tutti, non soltanto i politici. E richiede che ognuno faccia la sua parte, se non vogliamo fallire per la seconda volta l’obiettivo Ue di dimezzare i morti da incidenti in Europa tra il 2010 e il 2020, dopo aver mancato l’analogo proposito nel decennio precedente.

AVERE STRADE PIÙ SICURE significa, naturalmente, vederle “popolate” da vetture più evolute. Dal 31 marzo tutte le auto di nuova omologazione vendute in Europa sono finalmente equipaggiate con la chiamata automatica d’emergenza. Ma il dispositivo, che fa scattare i soccorsi in caso d’incidente, rappresenta solo un piccolo passo avanti. Infatti, in attesa di muoverci in totale relax su auto che guidino da sole, magari godendoci un bel film sul nostro tablet, sta ancora a noi guidare in modo consapevole. Se possibile, tenendo gli occhi sulla strada anziché sul cellulare, come chiede da tempo Alex Zanardi, testimonial dell’intelligente campagna #CoverYourPhone che invita a togliere la custodia del telefono, quando ci si pone al volante, e a girarla in modo da coprire lo schermo. Un deterrente (fisico e psicologico) per arginare la “distrazione da smartphone”, tra le cause principali degli incidenti.

NON VANNO IN QUESTA DIREZIONE alcuni spot TV che, per magnificare le qualità degli aiuti elettronici alla guida, ci presentano automobilisti con la testa fra le nuvole che rischiano d’investire pedoni, poi salvati per un soffio solo dalla tecnologia. D’accordo le esigenze di comunicazione, ma chi impegna grandi risorse nello sviluppo di dispositivi preziosi come la frenata automatica d’emergenza non dovrebbe far passare un messaggio di segno opposto: “Tanto poi ci pensa l’auto”. Questi sistemi non sono pensati per sostituire l’uomo. E la guida autonoma, come dimostra la vicenda Uber, con l’incidente mortale di poche settimane fa, è di là da venire.
 

Guido Costantini

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