03
2011
marzo 2011
Editoriale pubblicato su alVolante di

Oggi, domani, dopodomani

QUANTO CONSUMA la vostra auto? Accettiamo scommesse: il consumo vero è più alto di quello indicato nel dépliant che avete consultato in concessionaria. Il che, con il prezzo dei carburanti alle stelle, non riempie certo di gioia. Colpa delle case automobilistiche? No: anche se sono loro ad aver prodotto le vostre macchine e ad avervele vendute sbandierando, spesso, un consumo che poi si rivela irrealistico. Sul banco degli imputati è il ciclo di omologazione, che stabilisce sì uno standard universale, valido per tutte le automobili (proprio perché provate in laboratorio nelle stesse condizioni); ma che, per com’è concepito, finisce per avere poca attinenza con i consumi reali. Affrontiamo il tema a pagina 22; e in quelle successive vi raccontiamo quanto bevono davvero le 88 automobili che alVolante ha provato negli ultimi tempi.


A SOLLEVARCI dal caro-rifornimento sembra che se ne occuperanno le auto elettriche, oltre a liberarci dall’inquinamento nelle grandi città. Di sicuro, questi veicoli rappresentano l’affare del secolo. Basti pensare che la sola Renault, alla ribalta per la vicenda dei suoi dirigenti accusati di avere divulgato progetti top secret, ha già messo sul piatto quattro miliardi di euro; con gli alleati della Nissan, è quella più avanti, per tecnologia e piani di produzione. E la spy story, con pista che porta fino in Cina, fa intuire l’importanza della posta in gioco.

FRA LE AUTO TRADIZIONALI, intanto, sembra risvegliarsi il made in Italy, con quel gioiello della Ferrari FF, che terrà banco tra poche settimane al Salone di Ginevra insieme a un’altra importante novità come la Ypsilon. Archiviato un anno difficile per le vendite in Europa e per le tensioni legate alle fabbriche 
di Pomigliano e Mirafiori, ma salvato dai buoni risultati in America Latina, 
il gruppo Fiat si presenta finalmente ai suoi clienti con un ventaglio di nuovi prodotti. Quelli di alta gamma (la nuova Thema nata dalla 300 e la monovolume derivata dalla Grand Voyager) sono il primo frutto della collaborazione con la Chrysler. In questo caso qualcuno avrà dei dubbi sul made in Italy, trattandosi 
di auto americane; il fatto è che questa era l’unica strategia da adottare (in tempi brevi e con investimenti ridotti) per non lasciare troppi spazi alla concorrenza. 
In attesa dei futuri modelli, questi sì completamente nuovi.

Guido Costantini



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