“BENTORNATA ALFA ROMEO”. Se era davvero questo il commento più frequente tra quelli lasciati dai 35.000 potenziali clienti che hanno popolato gli show room della casa italiana nel primo “porte aperte” dedicato alla Giulia, c’è da ben sperare. Tre parole (da tanti scritte addirittura sui preventivi) che dimostrano come la nuova berlina stia partendo con qualche ritardo ma col piede giusto. I visitatori che si sono avvicendati nelle concessionarie Alfa (molte quelle ridisegnate per renderle più consone alla vendita di un prodotto di fascia alta) nell’ultimo weekend di maggio sono piuttosto giovani per il tipo di clientela che normalmente compra vetture come questa. E chi ha già firmato il contratto ha dato in permuta, nella metà dei casi, un’auto di fascia premium, in particolare una BMW.
LA PARTITA, INSOMMA, HA CONTORNI CHIARI ed è significativo che sia basata, proprio in questa fase, sul responso di chi ha guidato la Giulia: 8000 test drive effettuati nelle due giornate di apertura straordinaria non sono pochi, come pure i 3000 al giorno prenotati dal pubblico nel periodo successivo. Segno che, al di là di una linea aggressiva e delle tante parole spese sulla sportività e i contenuti tecnologici di quest’auto, la gente vuole toccare con mano, rendersi conto di persona di com’è e come si guida il nuovo modello, capire se può rappresentare davvero un’alternativa credibile alle solite tedesche. Una bella responsabilità per il canadese Reid Bigland, 48 anni, chiamato al vertice del marchio del Biscione (dopo aver dimostrato le sue qualità nella gestione di Jeep e Fiat negli Stati Uniti) proprio mentre la Giulia è sulla rampa di lancio.
FISICO ATLETICO, ARIA DECISA, il “mastino” Bigland sostituisce un manager capace ma freddo come Harald Wester (che paga i ritardi nello sviluppo della Giulia e i relativi aggravi di costo, conservando, però, la supervisione tecnica per l’intero gruppo FCA) anche alla guida della Maserati. Che deve tornare a correre, dopo il calo delle vendite del 2015 dovuto al crollo dei mercati americano e cinese, i più importanti per il marchio del Tridente. Per centrare l’obiettivo del rilancio, il nuovo capo arrivato da oltre Atlantico potrà contare sulla suv Levante: un modello attesissimo, almeno sulla carta, e non soltanto (ci si augura per il bene di tutto il made in Italy) dai 700 nuovi assunti a Mirafiori per produrlo.
Guido Costantini



