06
2020
giugno 2020
Editoriale pubblicato su alVolante di

La riscoperta dell’auto e il rilancio del nostro Paese

PER QUANTO GRADUALE, la tanto invocata ripresa delle attività lavorative non è certo rose e fiori. Tra decreti del presidente del consiglio e decisioni locali spesso di segno diverso, politici che dicono tutto e il contrario di tutto, virologi che consigliano prudenza ed esponenti del mondo delle imprese che spingono per riaprire, grande è la confusione sotto il cielo, come diceva qualcuno. I trasporti ne sono investiti in pieno. Pur relativamente protetti da mascherine e guanti, sui mezzi pubblici (con pochi posti a disposizione per arginare il contagio) si sale malvolentieri e solo se costretti. Ed ecco allora che in tanti riscoprono l’automobile, compreso chi l’aveva messa sotto accusa (talvolta a ragione, altre per niente) per eccesso di inquinamento. 

POSSIBILE CHE CI VOLESSE IL CORONAVIRUS per riscoprire le virtù del principale mezzo di trasporto privato? In macchina si va al lavoro senza troppi disagi e in sicurezza. Tra l’altro, oggi usarla costa meno di qualche mese fa, visto il calo del prezzo dei carburanti seguito al crollo delle quotazioni del barile (che non sarà una buona notizia perché indice delle difficoltà in cui versa l’economia del pianeta, ma qualche piccolo vantaggio a chi deve spostarsi lo dà). La riscoperta dell’automobile e della sua centralità nella vita di tutti noi non è però a costo zero. Chi la usa lo sa, come chi pensa di comprarla: ora che si può ricominciare a farlo, dopo la catastrofe di aprile (il peggior mese di sempre per il mercato) torna in tutta la sua drammatica urgenza la necessità di un robusto piano di incentivi all’acquisto e di alleggerimento fiscale sull’auto.  

SE DISEGNATO CON L'INTELLIGENZA, un ventaglio di bonus potrebbe rilanciare la domanda in un periodo di scarsa capacità di spesa delle famiglie, salvando migliaia di posti di lavoro in un settore di rilevanza strategica e ripagarsi in termini di gettito Iva. Accompagnato da misure che favoriscano l’acquisto dell’usato recente, oltre a svecchiare il parco circolante più datato d’Europa, attiverebbe un forte effetto-volano per l’economia. Tutto ciò lo abbiamo scritto più volte, e le proposte (a cominciare da quelle dell’Unrae, l’associazione delle case estere) sono da tempo sul tavolo di chi può e deve decidere. Con un prodotto interno lordo in rosso del 4,7% nel primo trimestre, è il momento di agire. E di reagire. Con il ponte di Genova, ricostruito a tempo di record, ci siamo riusciti. Il cantiere-Italia non può aspettare.

Guido Costantini



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