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2016
gennaio 2016
Editoriale pubblicato su alVolante di

Salvate il pianeta (partendo da Wolfsburg)

INUTILE GIRARCI INTORNO, anche l’industria dell’automobile era sotto accusa a Parigi, pochi giorni fa. Dalla Cop21, la conferenza dell’Onu sul clima che ha riunito nella capitale francese 150 capi di Stato, è emerso che per salvare il pianeta mantenendo l’aumento della temperatura sotto i 2,7 gradi nei prossimi anni (oltre, i danni per l’ambiente sarebbero irreversibili) servono impegni concreti da parte di tutti. Paesi e industrie, in primo luogo. Impegni che passano anche per la riduzione delle emissioni di anidride carbonica, un gas non nocivo in sé ma responsabile dell’effetto serra. Stiamo parlando, per chi non se ne fosse accorto, della stessa CO2 sulla quale “barano” un po’ tutti i costruttori quando dichiarano (come per i consumi) valori improbabili ottenuti con altrettanto improbabili procedure di rilevazione.

SE TUTTI BARANO, perché i cicli di omologazione delle vetture non sono realistici, c’è chi lo fa di più. Ed è ancora la Volkswagen la protagonista di una vicenda non proprio esemplare che fa seguito al dieselgate. Questa volta è stato il gruppo tedesco a comunicare che, per 800.000 auto (non soltanto con motore a gasolio), i valori di CO2 dichiarati sono “troppo bassi”. Se l’obiettivo era giocare d’anticipo in termini di trasparenza spiazzando eventuali inchieste, non si può dire che sia stato centrato, visto che, al momento, mancano fondamentali elementi di comprensione. Non viene spiegato in virtù di quale inconveniente, centinaia di migliaia di auto del gruppo (vetture che si credevano inappuntabili sotto il profilo tecnologico) abbiano emissioni superiori a quelle comunicate dopo l’omologazione. E tanto meno se, come per il dieselgate, il problema si debba alla responsabilità di pochi dipendenti o faccia parte di un “disegno” più generale.

SONO DEL TUTTO EVIDENTI, invece, le conseguenze che una simile ammissione possa avere in quei Paesi, primo fra tutti la Germania, dove la tassa di circolazione è proporzionale ai valori di CO2. Poiché chi dichiara emissioni di gas-serra inferiori a quelle reali consente ai propri (ignari) clienti di versare un bollo più leggero, l’evasione fiscale diventa un’ipotesi da prendere in considerazione, come ha puntualmente fatto una procura di una città vicina a Wolfsburg, sede del gruppo. Anche se la stessa Volkswagen si è detta pronta ad accollarsi gli oneri derivanti dalla vicenda, quest’ultimo “emissiongate” rappresenta un nuovo e pesante autogol.

Guido Costantini
 



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