03
2012
marzo 2012
Editoriale pubblicato su alVolante di

Solo pannicelli caldi

CHE CI VOLESSE UNA RIFORMA della rete dei distributori di carburante siamo tutti d’accordo: quella italiana, con i suoi 23.000 punti vendita, è tra le meno efficienti d’Europa; in Germania, Francia e Regno Unito se ne contano, rispettivamente, 15.000, 13.000 e 9000. Meno distributori sul territorio significa maggiori possibilità di guadagno per quelli che riescono a stare sul mercato. Puntando sui self-service, si riducono i costi, e l’automobilista paga meno il carburante. In aggiunta, nei paesi europei più evoluti, i benzinai che hanno un bar o vendono i cosiddetti “prodotti non oil” (giornali, abbigliamento eccetera) sono molti di più che da noi. È anche grazie a questa attività che fanno incassi.

I PROVVEDIMENTI del governo Monti per liberalizzare il settore vanno dunque nella giusta direzione quando consentono ai gestori di vendere bevande, giornali e tabacchi, o di rifornirsi (se proprietari degli impianti) per il 50% presso le raffinerie più convenienti, facendo cadere l’esclusiva che li vincola a una compagnia petrolifera. Non illudiamoci, però: quest’ultima possibilità riguarda appena il 2% delle stazioni di servizio. E, per vederne gli effetti, serviranno mesi, come del resto per le altre misure. Quella per i self-service aperti 24 ore al giorno (fuori città) dovrebbe scattare addirittura il 31 dicembre 2012. Mentre alleggerirà i portafogli la norma che introduce le commissioni sull’acquisto di carburante con il bancomat: facile immaginare che i benzinai le caricheranno sui clienti.  

SUL PREZZO FINALE di benzina e gasolio pesano le quotazioni del petrolio, le differenze di cambio tra euro e dollaro e il costo della raffinazione, oltre all’inefficienza della rete. Ma in Italia il problema vero sono le tasse: tra Iva, accise e maggiorazioni regionali, il fisco incamera i due terzi di quanto gli automobilisti pagano al distributore. Parliamo di 64,3 miliardi di euro nel solo 2011, anno in cui le vendite dei carburanti sono scese (per effetto della crisi), mentre le imposte aumentavano del 9%. È sulle tasse che il governo dovrebbe intervenire per ottenere degli effetti significativi, ma con le casse dello Stato che piangono, non può. All’automobilista non resta che limitare i danni, scegliendo la vettura che consuma meno in base alle sue esigenze e utilizzandola con intelligenza. Al tema abbiamo dedicato una corposa guida all’acquisto (la trovate da pagina 50) con i consigli per non sprecare. Tutto il resto sono pannicelli caldi.

Guido Costantini



Aggiungi un commento

VIDEO IN EVIDENZA