08
2011
agosto 2011
Editoriale pubblicato su alVolante di

Spremuta di automobilista

LE PROVINCE ITALIANE, proprio quelle che qualcuno voleva abolire per palese inutilità, hanno battuto il colpo. Dall’8 giugno scorso, la legge sul federalismo fiscale concede loro due possibilità: aumentare o ridurre di 3,5 punti percentuali l’aliquota di pertinenza sulla Rca. In pratica, quel 12,5% di tasse che il “cittadino automobilista” versa alla propria provincia quando paga l’assicurazione della macchina, sarebbe potuto salire al 16%, o scendere al 9. Inutile dire che le amministrazioni provinciali (non tutte, per la verità, “appena” una su tre) si sono subito adeguate. Allineandosi, nella stragrande maggioranza dei casi, al massimo consentito dalla legge. Nessuna ha tagliato 
le tasse. D’altronde, in un clima da assalto alla diligenza come quello che si respira in questi giorni, chi si si sarebbe aspettato il contrario?

L’IDEA DI COLPIRE LE AUTO con potenza superiore ai 125 kW (cioè 170 cavalli) sembra essere stata messa da parte: al suo posto dovrebbe esserci una “tassa sul lusso” mirata alle supercar da oltre 225 kW-306 CV. Il condizionale 
è d’obbligo, in Italia, quando si parla di tasse. Comunque, anche chi non può permettersi una di queste vetture da sogno non dorme sonni tranquilli: incombe l’aumento dell’Ipt, l’Imposta provinciale di trascrizione; una tassa sull’acquisto dell’automobile nuova che oggi pesa tra i 151 e i 196 euro, secondo le province, 
e che in futuro, quando sarà collegata alla potenza, potrebbe raddoppiare o addirittura triplicare. E colpirà tutte le auto: anche quelle di larga diffusione.

E TUTTO QUESTO PROPRIO nel momento in cui le case automobilistiche, italiane ed estere, danno segni di vitalità. Un chiaro esempio l’avete visto in copertina: l’offerta di novità, da parte del costruttore nazionale, non è mai stata così ampia e variegata. Sarebbe un peccato se la spremitura continua 
cui sono sottoposti gli automobilisti li spingesse a rimandare nuovi acquisti, 
o addirittura a rinunciarvi. A conti fatti, date le minori entrate fiscali, 
a cominciare dall’Iva, ci rimetterebbe anche lo Stato.

Guido Costantini



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