03
2021
marzo 2021
Editoriale pubblicato su alVolante di

Stellantis e la “nuova” Renault: il valore dell’identità di marca

AL GIORNALISTA TEDESCO che gli chiedeva della Fiat, insistendo sulla scarsa redditività degli stabilimenti italiani e sull’anzianità dei modelli, Carlos Tavares ha risposto con parole chiare durante la prima conferenza stampa in veste di capo di Stellantis. Ricordando la “cura” riservata anni fa alla Opel con l’ingresso in una PSA da poco risanata. E cioè, rifacimento a tempo di record della nuova Corsa sulla piattaforma della Peugeot 208 e analisi senza pregiudizi della produttività delle fabbriche, per confrontarla con gli standard del gruppo francese (che, come sappiamo, si è poi fuso con la FCA). Il tutto per ridurre i costi e aumentare la competitività: il “mantra” del manager portoghese. Secondo il quale, Stellantis dà il vantaggio di attingere alle soluzioni tecnicamente più efficaci all’interno del supergruppo. Presentato come uno “scudo”, per la massa critica generata dalle sinergie.

 

UN'ENTITÀ TALMENTE FORTE da avere, tra gli obiettivi, quello di non lasciare a casa nessuno, salvaguardando dipendenti, fabbriche e brand. Per testimoniarlo, Tavares si è subito recato in tour a Mirafiori, Melfi e Cassino, dove ha incontrato dipendenti e sindacati, verificando in prima persona come stanno le cose. Quanto al modo in cui verranno gestiti i 14 marchi di Stellantis, colpisce che a Jean-Philippe Imparato sia stato chiesto di abbandonare la responsabilità della Peugeot per assumersi la “mission impossible” (che tale, evidentemente, non è) di rilanciare l’Alfa Romeo. E, pochi giorni fa, l’uomo di fiducia di Tavares era già in visita ad Arese, dove “riposano” i gioielli del Biscione. 

 

CON STELLANTIS SIAMO AI PRIMI PASSI. Solo il tempo ci dirà se davvero (come da indiscrezioni) la componentistica sarà prevalentemente made in France e così le piattaforme. Invece, quella delineata da Luca de Meo nell’altro grande evento mediatico degli ultimi giorni è già la “nuova” Renault. Figlia di un piano industriale tanto ambizioso quanto innovativo (non a caso si chiama “Renaulution”) che prenderà corpo in tre fasi per consegnarci, nel 2025, un costruttore in buona salute, con margini del 5% (oggi impensabili) e un forte impegno nel green: il 35% delle vendite sarà ibrido e un altro 30% elettrico. Tra cui, le sportive griffate Alpine e la riedizione della R5. Che non dovrà fare del revival, ma esprimere un’intelligente identità di marca. Un po’ quanto è accaduto quando de Meo era alla Fiat e rinasceva la 500.

Guido Costantini



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