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2019
dicembre 2019
Editoriale pubblicato su alVolante di

La strada obbligata del matrimonio tra FCA e PSA

A METTERLI TUTTI IN FILE, i brand coinvolti nel matrimonio del secolo tra i gruppi FCA e PSA, si rischia di riempire metà dello spazio dedicato a questo editoriale. Battute a parte, dietro nomi come quelli di Alfa Romeo, Chrysler, Citroën, Fiat, Jeep, Lancia, Maserati, Opel, Peugeot, c’è un mondo: competenze tecniche, storie di uomini e di automobili, vittorie (e sconfitte) industriali e sportive. È un “arcobaleno di identità” a finire sotto l’ombrello del supergruppo (il quarto al mondo nelle vendite, con 8,7 milioni di veicoli l’anno e un fatturato di 170 miliardi) nato dalla fusione annunciata qualche giorno fa. Un patrimonio che non sarà facile gestire e valorizzare. Ma quella dell’aggregazione tra più realtà industriali, per crearne di ancora più grandi e competitive, è una strada obbligata. Così ci dicono i 3,7 miliardi di euro generati ogni anno dall’integrazione, le famose sinergie: ottenibili rapidamente e senza chiudere stabilimenti, precisano le due aziende. 

UNA PROMESSA IMPEGNATIVA, che sembra un modo per cautelarsi da veti di natura politica (come quelli che, di recente, posero fine alle trattative tra FCA e Renault). Il tema di fondo resta la necessità di mettersi insieme per affrontare gli astronomici investimenti imposti dall’elettrificazione e dalla guida autonoma. Se possibile senza pestarsi troppo i piedi con sovrapposizioni di gamme e di presenza sui mercati. In ciò, i partner sembrano abbastanza complementari. La FCA sta arrivando solo ora all’elettrico e all’ibrido, dove i francesi sono forti con le loro due piattaforme modulari pensate per modelli differenti, nelle dimensioni e nella tipologia, ma anche nel sistema di trazione. 

L’ARCHITETTURA SU CUI SONO BASATE le nuove Opel Corsa, Peugeot 208 e DS 3 Crossback consente di utilizzare motori termici o elettrici. È costata miliardi e sarà preziosa anche per il gruppo FCA. Che, dal canto suo, mette sul piatto della bilancia un brand del calibro di Jeep, oltre ad Alfa Romeo e Maserati, marchi blasonati (anche se da rivitalizzare) che i francesi si sognano. A Parigi manca pure il forte radicamento nel ricco mercato Usa che Marchionne ha lasciato in eredità alla “sua” FCA. In compenso, nella vecchia Europa stravince la PSA. Cui, al di là delle dichiarazioni ufficiali che parlano di “fusione alla pari”, spetterà il bastone di comando. L’amministratore delegato, cioè il capo-azienda, è infatti quel Carlos Tavares che ha trasformato in una “macchina da guerra” un gruppo automobilistico sull’orlo del fallimento. 

Guido Costantini

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