07
2014
luglio 2014
Editoriale pubblicato su alVolante di

Una “partita doppia” da chiudere al più presto

PORRE FINALMENTE MANO all’accorpamento tra il Pra e la Motorizzazione, come il governo sembra voler fare, è cosa buona e giusta (oltre che politicamente spendibile come una promessa mantenuta, fra le tante “parole date” da Matteo Renzi in questi ultimi mesi). Ma, ammesso che l’operazione vada a buon fine, non basterà a fare dell’Italia un paese moderno nei rapporti tra il cittadino automobilista e lo Stato. Eliminando il doppione del Pra e dei registri gestiti dalla Motorizzazione civile si avrebbe una semplificazione notevole e, ce lo auguriamo tutti, anche una maggiore efficienza da parte degli apparati burocratici che hanno a che fare con l’auto.

PROBLEMI TECNICI a parte (bisognerà modificare il codice della strada, e non sarà facile risolvere i problemi occupazionali legati all’unione delle banche dati), ciò che poi importa davvero è la riduzione dei costi determinata dal provvedimento. A quanto ammonterà realmente? Non solo per i conti pubblici (sui quali il Pra, essendo gestito dall’Aci, formalmente non grava), ma per i cittadini. Ben venga un documento unico che sostituisca la carta di circolazione e il certificato di proprietà, altro inutile duplicato figlio di questa “partita doppia”. Ma, se ci si limitasse a questo e gli “emolumenti Pra” (27 euro) che oggi versiamo all’Aci (in aggiunta ai 9 euro di “diritti Motorizzazione”) per una pratica automobilistica rispuntassero con un nome diverso, sarebbe l’ennesima riforma mancata.  

E DI RIFORME, IN ITALIA, C’È GRAN BISOGNO. A cominciare da un intervento complessivo sulla fiscalità dell’automobile, che ridia fiato al settore. Perché non prendere spunto dalle idee del presidente della Commissione Finanze della Camera, Daniele Capezzone, 
che parla di esenzione per tre anni dal pagamento del bollo per le automobili nuove, di abolizione dell’Ipt e di deducibilità al 40% per 
le vetture aziendali? Di estremo interesse – ne abbiamo già scritto – 
anche le proposte dell’Unrae: l’associazione delle case estere chiede 
la deducibilità, per le famiglie, del costo d’acquisto delle auto e l’abrogazione di un provvedimento dannoso come il superbollo. 
Almeno, parliamone.

Guido Costantini



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