06
2018
giugno 2018
Editoriale pubblicato su alVolante di

La “vendetta” di Marchionne e la FCA senza debiti

CHISSÀ SE SERGIO MARCHIONNE si è sentito come il protagonista del famoso proverbio cinese. Ci riferiamo a quel personaggio che, dopo essersi accomodato sulla riva del fiume, vede finalmente passare il cadavere del proprio nemico. Probabilmente no, o almeno non del tutto, perché la General Motors è viva e vegeta, per quanto non in salute come il gruppo FCA. Proprio qui, però, sta il motivo della soddisfazione che il capo della Fiat-Chrysler deve aver provato nel comunicare i risultati economico-finanziari del primo trimestre 2018. Dai quali emerge nero su bianco che, per la prima volta, i profitti della FCA superano quelli dei rivali della GM: rispettivamente, 1.021 milioni di euro (in aumento del 59% sul pari periodo 2017) contro 908 (in calo del 59%). 

ANNI FA, MARCHIONNE AVEVA “CORTEGGIATO” a lungo Mary Barra, appena nominata alla guida della GM, per proporre una fusione tra i due gruppi. Ricevendo la chiusura più totale. Era l’inizio del 2014 e il manager italo-canadese, alla perenne ricerca di una strategia per ridurre i costi industriali attraverso la condivisione con altri costruttori delle piattaforme su cui sviluppare nuovi modelli, aveva individuato nel colosso di Detroit il partner più adatto. Ma i vertici della General Motors avevano risposto picche, e solo dopo un lungo silenzio. A loro modo di vedere, “mettersi insieme” alla FCA non avrebbe creato valore per gli azionisti. Difficile dire come sarebbero andate le cose in presenza di una decisione di segno diverso. Di sicuro, il rifiuto non è mai stato digerito da Marchionne, che vuole lasciare al suo successore un’azienda sana e dalle performance migliori rispetto a quelle della GM.

SI DIRÀ CHE TRE MESI sono pochi. Vero. Tuttavia, è fuori discussione che per la FCA si stia profilando un anno d’oro, pur con le incognite dei possibili dazi introdotti da Trump e del paventato rallentamento dell’economia mondiale. L’altro importante elemento che salta all’occhio riguarda infatti il debito, che dal 31 dicembre 2017 è quasi dimezzato (scendendo da 2,4 a 1,3 miliardi di euro) e si avvia verso quota zero per fine anno. Il che è un’ottima notizia dal punto di vista finanziario, mentre non lo è sul piano strettamente industriale perché significa anche che non si è investito molto nello sviluppo di nuovi prodotti. Il manager che nei primi mesi del 2019 prenderà il posto di Marchionne avrà in eredità anche questo. 

Guido Costantini

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