Peugeot, Citroën, DS, Opel: qual è il segreto per gestire quattro marchi, ciascuno con la sua identità, la sua storia e la sua clientela, come fate oggi voi della PSA?
Conservare il Dna di ogni marchio. La regola di base è che tutto quanto impatta sul consumatore è “brandizzato”. È a lui, nel nostro caso, che “parlano” Peugeot, Citroën, DS e Opel. Ciò che non ha a che fare direttamente col consumatore, come i servizi finanziari, la gestione del personale o la comunicazione, fa capo a dipartimenti aziendali multimarca. Questa regola, se ben applicata, assicura efficienza e ci permette di differenziare i brand nei loro valori.
Insomma, le nuove Opel Corsa e Peugeot 208 nascono da una piattaforma comune, eppure...
Eppure esprimono valori diversi. Guardi la Opel, che in quest’ultima generazione è più sportiva, e pensi alla Germania più giovane e moderna, a Berlino per intenderci. Invece, nella 208 vedi “unboring the future”, la promessa Peugeot di un futuro elettrizzante. Col suo stile “pazzesco”, evoluto ma personale e il Dna del marchio del Leone. Un esempio è l’i-cockpit, il cruscotto alto col volante piccolo, che può piacere o meno ma è un elemento distintivo Peugeot, e ci guardiamo bene dall’estendere ad altri marchi.
È stato complesso assorbire la rete Opel nella galassia della PSA Italia? E la clientela si è accorta del cambiamento?
Quando entra in uno show room della Opel, il cliente ha in mente di comprare un’auto, non pensa alla PSA. Detto ciò, l’integrazione è stata difficile. Non per via della rete commerciale, che sta dando ottimi risultati e oggi fa parte a pieno titolo del gruppo. Le persone non sono un problema, lo è integrare i sistemi informatici delle aziende.
proposito di risultati: può dirsi soddisfatto di come sta andando il gruppo PSA in Italia?
Direi di sì. In Europa, il nostro è il Paese in cui il gruppo PSA cresce di più. Come quota di mercato siamo dietro alla FCA e davanti al gruppo Volkswagen.
C’è spazio per migliorare?
Certamente. Per esempio, secondo me la Citroën C5 Aircross è un modello da mille pezzi al mese, e per ora viaggia sugli 850, ma è in crescita. Comunque, rafforzarci come abbiamo fatto in un mercato maturo non è facile.
Dalla proprietà dell’auto all’uso: che cosa pensa di questo trend?
È inevitabile che all’acquisto si affianchino forme di noleggio o di affitto, anche per i privati. Oggi molti consumatori non ragionano più in termini di prezzo di listino, ma di canone mensile. Proprio come si fa con i telefonini. Abbiamo da imparare da quel mondo.
Per spingere il noleggio a lungo termine avete inventato un marchio, Free2Move...
Che, però, è ben di più. È il nostro brand della mobilità. Risolve i problemi del consumatore nei prossimi 5 minuti come nei successivi 5 anni. Certo, si occupa di noleggio, col coinvolgimento delle concessionarie. Ma anche di car sharing. Un servizio che lanceremo pure in Italia, solo con auto elettriche.




