Cominciamo dalla ID.3. Davvero sarà la Volkswagen più importante dopo il Maggiolino e la Golf?
Avrà un impatto sulla storia della nostra azienda pari a quello delle altre due. Renderà l’auto elettrica disponibile a molti anziché a pochi, com’è stato finora. Lavorando su tre fronti - il costo d’acquisto, l’autonomia e i tempi di ricarica - che io ho definito come “i freni a mano tirati” che rallentavano la diffusione della mobilità elettrica in Italia. Per noi è fondamentale fare una proposta credibile di mobilità elettrica di massa, ovvero con grandi numeri.
Il “segreto” è il pianale dedicato alla trazione elettrica...
Ha la caratteristica di poter essere utilizzato da tutti i nostri marchi e anche dalla concorrenza, come prevede l’accordo con la Ford. Su questa piattaforma si possono sviluppare un’elettrica compatta come la ID.3 o una suv di quasi 5 metri di lunghezza. È una base molto versatile.
Lei è ottimista sulla diffusione delle auto elettriche in Italia?
Studi recenti ci dicono che il gap in termini di sensibilità ecologica che ci divideva dal resto dell’Europa si sta riducendo velocemente. Anche da noi, la sostenibilità ambientale sarà un elemento sempre più importante tra le priorità nell’acquisto. E poi, queste auto ora sono anche divertenti da guidare. Dall’indifferenza si passerà al desiderio, e magari scatterà un fattore moda. Naturalmente, per alcune fasce di clientela il passaggio avverrà più tardi, con la ricarica più facile e rapida, e batterie tali da garantire maggiore autonomia. Cominciamo dalle città.
Nel frattempo, bisogna gestire la transizione dal motore termico all’elettrico. Come?
Essendo il passaggio da una modalità all’altra estremamente graduale, continueremo ad avere bisogno dei motori a benzina, a gasolio e a metano almeno per altri due decenni. Guai a demonizzarli, vista la loro evoluzione che li ha portati ad avere un impatto sull’ambiente davvero molto ridotto rispetto a qualche decennio fa. In secondo luogo, bisogna essere consapevoli del fatto che in Italia abbiamo il parco circolante più vecchio in Europa. Dobbiamo rinnovarlo. In parte con l’elettrico, ma anche e soprattutto con i motori termici di ultima generazione, favorendo il passaggio dai vecchi Euro 0, 1 e 2 ai nuovi Euro 6d e 7, quando arriveranno.
La classe politica vi ascolta di più di una volta? In fondo ha varato dei bonus per l’acquisto di auto che emettano meno di una certa soglia di CO2.
Diciamo che l’ascolto c’è. Manca, però, un coordinamento tra il governo centrale e le amministrazioni locali in materia di politica ambientale. L’assenza di una regia fa sì che le amministrazioni locali prendano decisioni diverse, che disorientano la clientela. Come si è visto con le automobili a gasolio, che in alcune città non possono circolare e in altre si muovono liberamente.




