pietro innocenti

L’UOMO
Nato a Treviso nel 1967 e laureato alla Bocconi di Milano, è direttore generale della Porsche Italia dal settembre 2012. In precedenza è stato responsabile della sede Medio Oriente e Africa della Ferrari e prima ancora ha lavorato nel marketing e nelle risorse umane di Ferrari (in Italia e in Cina) e di Telecom Italia.

 


L’AZIENDA
Conta circa 70 dipendenti e 38 concessionarie. Nei primi sei mesi di quest’anno ha venduto 1374 auto (3266 quelle commercializzate in tutto il 2012).

settembre 2013
Intervista di Direttore pubblicata su alVolante di

Pietro Innocenti

Direttore generale della Porsche Italia
Con la piccola suv Macan vogliamo attrarre anche il pubblico femminile

La 911 compie 50 anni. È la vostra icona, ma Cayenne e Panamera “pesano” sempre più nelle vendite. Questa tendenza sta trasformando il marchio Porsche e il modo in cui viene percepito?
I modelli cui lei fa riferimento sono coerenti con la filosofia Porsche. Infatti, non abbiamo commesso l’errore di perdere di vista la nostra linea guida, che è la sportività. 
Un valore che è stato trasferito direttamente e in maniera ben percepibile nelle nuove tipologie 
di vettura con le quali ci siamo cimentati. Lo stesso vale per 
i nostri diesel, che in materia 
di prestazioni e piacere di guida soddisfano in pieno i nostri clienti.

La Porsche, però, non è soltanto prestazioni, ma anche ecologia...
Assolutamente sì. Lo è stato per la prima generazione di motori ibridi e lo è ancora di più adesso che si stanno affacciando sul mercato 
i modelli di nuova generazione, i cosiddetti “plug in”, di cui la nuova Panamera è un esempio, con performance e versatilità ancora maggiori. Chi ha a cuore il rispetto per l’ambiente, e in passato non ci ha risparmiato critiche, deve sapere che la nostra attenzione 
per questi temi non è una moda passeggera ma una tendenza che plasmerà i nostri futuri prodotti. E che siamo orgogliosi di proporre perfino nel nostro modello di punta, la supercar 918 Spyder.

In un momento delicato in Italia per i marchi di lusso, che risultati ha dato la vostra campagna di un anno fa, che criticava le scelte fiscali del governo?
Volevamo dare soprattutto un segnale di vicinanza ai nostri clienti presi di mira come evasori, 
e ribadire che, se non si ha niente da nascondere, si è nel pieno 
diritto di possedere una Porsche. Il messaggio è stato recepito. I clienti hanno ricominciato a usare le loro auto, partecipando, per esempio, agli appuntamenti dell’Italian Tour che stiamo promuovendo in tante città per i 50 anni della 911.

La paura del fisco ha condizionato negativamente anche il mercato dell’usato Porsche?
Purtroppo, sì. Il superbollo impone una tassazione elevata anche a chi ha un budget ridotto, ed è sbagliato perché acquistare un’auto di sette o otto anni non equivale a comprarla nuova; ciò penalizza soprattutto il mercato dell’usato. In tanti si sono disfatti della loro vettura, con la conseguenza che il valore residuo, da sempre un punto di forza del nostro usato, si è ridotto. La spirale s’interromperà soltanto quando il legislatore deciderà di rivedere un sistema di tassazione che penalizza prima di tutto le casse dello Stato.

C’è attesa anche in Italia per la Macan, la piccola suv in vendita dall’anno prossimo? Che tipo di clientela andrà a intercettare?
L’attesa c’è, eccome. Con quest’auto siamo convinti di poter attrarre non solo chi ha già una Porsche, ma anche un pubblico più vasto, che 
ha sempre guardato con un po’ di timore al nostro marchio per la sua connotazione così esclusiva. Più piccola della Cayenne e tale, quindi, da “intimidire” meno, la Macan sarà assai sportiva e versatile. 
E potrebbe essere adatta anche al pubblico femminile. Una novità 
per le nostre auto così... maschili.

 



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