A Francoforte avete presentato la Country Tourer,
la variante “quasi crossover” dell’Insignia. Quali sono le sue particolarità e a chi si rivolge?
Al di là dello stile che connota la Country Tourer come un’auto destinata a chi anche nel tempo libero vuole guidare un’ammiraglia, la vettura ha contenuti tecnici significativi, mirati a garantire un’ampia possibilità d’impiego su tutti i terreni. Come la trazione 4x4
o l’altezza da terra maggiore rispetto a quella della wagon da cui deriva.
E le altre Insignia? In che cosa sono cambiate?
Siamo intervenuti sulle linee esterne, ma soprattutto all’interno. Ora il cruscotto è più fruibile.
Nel cambiarlo, abbiamo dato ascolto a chi aveva criticato la scelta di abbinare una singola funzione
a ogni singolo tasto, con la conseguenza di una proliferazione di comandi. L’uso del touch screen ci ha permesso di semplificare la comunicazione nel massimo della sicurezza. E poi ci sono i nuovi motori, tra i quali un efficiente due litri turbodiesel da 140 cavalli che emette appena 99 grammi di anidride carbonica per chilometro, con consumi davvero bassi.
Passando al mercato italiano, che accoglienza sta ricevendo la Mokka, lanciata da pochi mesi nel settore molto alla moda delle piccole crossover?
L’auto sta riscuotendo grande successo. In Europa, in un anno, ne abbiamo vendute 120.000, e una su dieci è finita in Italia, con tempi di consegna di sei mesi. Ma la fabbrica di Saragozza, dove verrà spostata
la produzione dalla seconda metà del 2014, ci consentirà di soddisfare meglio la domanda.
E la Adam, com’è stata accolta?
Positivamente. Piace per il design e per la qualità percepita. Certo, a differenza della Mokka, che gioca in un settore in forte crescita, la Adam si trova a fare i conti con le difficoltà del mercato delle piccole, anche se di fascia premium.
Per vendere la Adam non avete esagerato con gli sconti. Una scelta che ha penalizzato le vendite?
L’eccesso di promozioni è una nota dolente del mercato italiano, perché taglia i margini ai concessionari e, alla lunga, penalizza gli stessi clienti riducendo il valore dell’usato. Non ci sembrava il caso di seguire questa strada con la Adam, che al di là dei numeri di vendita svolge un ruolo di portabandiera dell’immagine Opel. Meglio lavorare sul prodotto, che continuiamo ad arricchire, per esempio con le versioni a Gpl.
In generale, ritiene che la crisi di vendite abbia raggiunto il suo punto più basso, e che nel 2014
si possa sperare in una ripresa, anche in Italia?
Me lo auguro. Anche se da noi le difficoltà che affliggono chi vende beni durevoli come l’automobile, i primi a risentire della crisi, sono più gravi che altrove. In Italia la pressione fiscale e la burocrazia sono asfissianti e in più c’è la stretta creditizia che mette in seria difficoltà l’intera filiera dell’auto. Tuttavia, il fattore di rischio maggiore è l’instabilità politica. Non ne abbiamo certo bisogno; al contrario, serve una classe politica che restituisca fiducia agli italiani, intesi anche come consumatori.




