NIENTE VINCOLI - Sì a Uber, no alle leggi regionali che vietano il taxi alternativo dell’app californiana. Lo ha stabilito la Corte costituzionale, con sentenza 265/16, depositata il 15 dicembre scorso. Il governo (rappresentato dall’Avvocatura generale dello Stato) ha impugnato la legge della regione Piemonte numero 14 del 6 luglio 2015: “Misure urgenti per il contrasto dell’abusivismo”, in cui si fa riferimento anche al servizio di noleggio con conducente e autovettura: Uber, appunto. In base alla legge regionale, “il servizio di trasporto di persone, che prevede la chiamata di un autoveicolo con l’attribuzione di corresponsione economica, può essere esercitato esclusivamente da soggetti che svolgono il servizio” secondo le modalità tradizionali. Ma la Corte costituzionale dice no: la norma incide sulla disciplina della concorrenza, su cui è competente lo Stato; le regioni non possono vietare Uber.
COME LE AUTHORITY - La Consulta si allinea così ai pareri dell’Antitrust e dell’Autorità dei trasporti, nonché a quello del Consiglio di Stato. Niente vincoli, niente barriere d’entrata: per una vera concorrenza, serve libertà nel mercato. La Corte costituzionale auspica che “il legislatore competente si faccia carico tempestivamente di queste nuove esigenze di regolamentazione”.