TROPPO GRIP - Improvvisamente, le Red Bull RB6 parevano monoposto mai state protagoniste nei Gran Premi. Con Mark Webber e Sebastian Vettel (foto sopra) che arrancavano lontanissimi da Ferrari e McLaren, incapaci di raggiungere la Mercedes di Nico Rosberg. Fantascienza? No, pura verità. Per far guadagnare una posizione a Vettel, si sono dovuti inventare una strategia da disperati, di solito messa in atto da chi non ha niente da perdere: cambiare le gomme all’ultimissimo giro. Cosa che con queste Bridgestone soft, decisamente poco tenere ma piuttosto dure tant’è che tutti potevano concludere il GP senza cambiarle, è stata possibile. Vettel ha quindi potuto mantenere la quarta piazza, acquisita quando Rosberg si è fermato per la sua sosta, proprio perché poteva permettersi di spingere forte a pochi chilometri dal traguardo.

WEBBER LEADER - Bravi poi, i meccanici Red Bull, ancora più rapidi di quelli Ferrari nel cambio pneumatici. Vettel quarto e Webber sesto, ma tornato in vetta al mondiale. E’ questa l’unica nota positiva della Red Bull, ritrovare un proprio pilota in cima alla classifica iridata. E dire che le prove libere del venerdì parevano avere smentito le pessimistiche previsioni dello staff Red Bull, piloti compresi, che intravvedevano in Monza una sorta di incubo. Ma in F.1 non ci si inventa nulla e come sospettavano, le RB6 magiche quando serve grip, aderenza, sui lunghi rettifili del circuito italiano si sono perse. Webber, quarto in qualifica, ci ha messo del suo partendo malissimo. Successivamente ha ingaggiato un furioso duello con Nico Hulkenberg, poco propenso a gentilezze. Vettel invece, dapprima ha dovuto rallentare per un presunto problema sulla sua vettura, lasciando la strada a Webber, poi si è ripreso ed ha concluso davanti all’australiano mettendo a tacere l’idea che quel rallentamento improvviso a metà corsa fosse in realtà un ordine di scuderia studiato a tavolino.