Nella notte italiana, Stati Uniti e Iran hanno trovato un accordo per un momentaneo cessate il fuoco: l’accordo prevede che per le prossime due settimane siano interrotte le ostilità e che venga riaperto lo stretto di Hormuz. Il blocco quasi totale del passaggio marittimo tra l’Iran e la Penisola arabica, che dura ormai da oltre un mese, è la causa principale dell’aumento dei prezzi dei carburanti, visto che da lì transita circa il 20% del petrolio mondiale.
Tuttavia, da quel tratto passa anche l’11% delle merci che viaggiano per mare: tra queste anche le automobili. Secondo S&P Global Mobility, azienda leader nell’intelligence automobilistica, alla fine dell’anno il mercato di auto nuove potrebbe calare di 800.000-900.000 unità a causa delle tensioni in Medio Oriente, di cui 200.000 nei paesi del Golfo.
Gli analisti prevedono che, se lo stretto di Hormuz dovesse rimanere aperto anche al termine del cessate il fuoco, il ritorno alla normalità non dovrebbe avvenire prima della seconda metà dell’anno. E non solo il mercato del 2026 potrebbe essere influenzato: l’azienda stima che, a causa dell’effetto a catena del conflitto, si potrebbe perdere un altro mezzo milione dei veicoli, portando il saldo finale a oltre 1,4 milioni di esemplari in meno nell’arco dei due anni.
L’analisi afferma che anche la produzione dei veicoli potrebbe subire un rallentamento, soprattutto nella regione Asia-Pacifico, la più colpita dalle interruzioni di forniture di petrolio e dall’aumento dei prezzi. Tali previsioni si basano sull’ipotesi di un conflitto che si conclude nelle prossime settimane: se al contrario la guerra si trascinerà ancora per mesi o addirittura anni, gli effetti saranno ancora peggiori.



















