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Ai costruttori tedeschi serve l’Italia

di Fabio Madaro
Pubblicato 07 aprile 2020

Le case automobilistiche tedesche confermano alla cancelliera Merkel che senza il supporto dell’industria italiana non sono più in grado di produrre con regolarità.

Ai costruttori tedeschi serve l’Italia

IL NODO DEI COMPONENTI - Fino a poche settimane fa, l’avremmo considerata una fake news, una delle tante notizie strampalate che si leggono quotidianamente sui social. Eppure è la verità: le grandi case automobilistiche tedesche chiedono aiuto alla Merkel perché senza il supporto dell’industria italiana non sono più in grado di produrre con regolarità. La grande industria germanica capace di sfornare 5,5 milioni di auto all’anno con un fatturato di 400 miliardi di euro e quasi 850 mila lavoratori (che raddoppiano se si calcola l’indotto), con le chiusure forzate di queste settimane di Italia e Spagna impedisce alle alle fabbriche tedesche - comunque chiuse fino alle fine delle festività pasquali - teme di non poter riprendere le normali attività. Questo perché buona parte della componentistica delle auto made in Germany viene prodotta in Italia e Spagna.

PRODUZIONE SNELLA - Un problema molto serio che passa anche attraverso il principio della produzione just in time, attuata ormai da tutti i costruttori, vale a dire costruire in concomitanza con l’arrivo della componentistica. Una strategia che evita in tal modo costosissimi stoccaggi di materiale e di altrettanto costose gestioni di depositi. Insomma il problema è reale anche perché in diversi modelli tedeschi di successo quasi il 20% della componentistica arriva dall’Italia. Componentistica, tra l’altro, di grande spessore tecnologico, che conta su circa 2.000 imprese, oltre che su alcune indiscutibili eccellenze mondiali, come Brembo (impianti frenanti) e Adler (plastiche anche per interni). Il tutto frutta alla nostra bilancia commerciale un attivo superiore a 5 miliardi di euro.

GLI EUROBOND - Perciò case come Volkswagen, BMW e Daimler hanno chiesto al governo tedesco di elaborare una serie di interventi per contrastare la crisi, ribadendo che la loro sopravvivenza è legata anche alla situazione industriale dei fornitori italiani e spagnoli. E chissà mai che questo “problema” non possa aiutare a trovare una soluzione  sulle ormai famose emissioni di Eurobond (titoli di debito europei emessi per fronteggiare la crisi) volute da Italia, Francia, Spagna e fino ad ora negati da Olanda e Germania che non vorrebbero legarsi a Paesi considerati poco affidabili, come appunto l’Italia.

FONDAMENTALE PER IL PIL - Anche perché per la Germania l’industria delle quattro ruote rappresenta il 16% dell’export, il 20% del fatturato industriale e il 12% del Pil. Che sia questo il tasto giusto per far cambiare idea alla cancelliera Merkel sulla necessità di aprire agli Eurobond? Nell’incontro di Berlino tra costruttori e governo è stata anche segnalata l’importanza di aiutare finanziariamente i fornitori, specie quelli più piccoli, con iniezioni di liquidità immediata per evitare fallimenti e possibili blocchi all’attività produttiva.





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Ritratto di Boys
7 aprile 2020 - 11:35
1
Forse non tutti i tedeschi sono come la Merkel e compagnia "bella".
Ritratto di AndyCapitan
7 aprile 2020 - 13:09
1
Per violazione della policy del sito.
Ritratto di BioHazard
7 aprile 2020 - 16:20
Vedendo come stanno messi i costruttori europei direi che non sono stati affatto dei beduini a venderla a un prezzo così alto. L'industria automobilistica tedesca è alla frutta ormai, chi non se ne accorge ha seri problemi mentali. Magneti Marelli è stata sfruttata per ridurre il debito di FCA a spese dei tedeschi, riuscendo a guadagnare sui loro successi commerciali e quando nel 2018 sono iniziati i loro problemi, bye bye..
Ritratto di AndyCapitan
7 aprile 2020 - 20:03
1
Ciao Ciao marelli...l'hanno svenduta!!!!
Ritratto di BioHazard
7 aprile 2020 - 20:13
6.2 miliardi ahahahah alla faccia della svendita. 60 volte gli utili che produceva
Ritratto di Ivan92
7 aprile 2020 - 12:25
8
Non sono assolutamente d'accordo con la prima frase scritta dall'autore dell'articolo. Chiunque ha un briciolo di conoscenza sulla comunità economica europea, sugli accordi di libero scambio di persone e cose e sulla stessa Unione Europea sa benissimo che da decenni le aziende collaborano con altre aziende guardando la qualità del prodotto che acquistano e il prezzo, mica la nazionalità. Il mercato europeo dal punto di vista industriale andrebbe visto come un unica grande nazione mentre il resto del mondo andrebbe visto come un grandissimo partner (con lo svantaggio dei dazi). Parlando di Germania se Bosch e ZF Friedrichshafen AG domani dovessero chiudere tutto e smettere di produrre almeno tre quarti delle case automobilistiche europee sarebbero in grandissima difficoltà, non perchè incapaci di produrre anche loro le stesse componenti, ma perchè per ottenere un risultato uguale dovrebbero investire milioni mentre rivolgendosi a chi già sa fare bene queste componenti risparmiano ottenendo un prodotto eccellente. Stesso discorso per l'italiana Brembo, perchè sulla mia Yamaha R1 si sono addirittura scomodati di prendere i freni da un azienda a 10'000 km di distanza? Semplice, Brembo produce dei freni eccellenti ad un prezzo corretto, se in Yamaha volessero ottenere un risultato uguale dovrebbero investire del capitale e al posto di vendere poi una moto a 20'000 € sarebbero costretti a venderla a 23'000 €, senza per questo offrire un prodotto migliore. Ciò che sei mesi fa poteva davvero sembrare una fake news o una notizia strampalata è che un microorganismo sarebbe riuscito in poco tempo a paralizzare l'economia, esercito, sistema sanitario, libertà di movimento, ecc..
Ritratto di tramsi
7 aprile 2020 - 16:49
Concordo!
Ritratto di Fabry1987
7 aprile 2020 - 19:47
Ragionamento molto sensato! Vediamo che accade
Ritratto di mvtiguan
7 aprile 2020 - 23:17
Convordo
Ritratto di mvtiguan
7 aprile 2020 - 23:18
Concordo
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