Il mondo dell’automobilismo italiano e mondiale perde una delle sue figure più poliedriche, stimate e autenticamente appassionate. Nato a Trieste nel 1941, Andrea de Adamich ha legato il suo nome a doppio filo all’Alfa Romeo. La sua carriera da pilota decollò a metà Anni 60: dopo essersi fatto notare vincendo il Campionato Italiano di Formula 3, passò all'Autodelta, il mitico reparto corse del Biscione allora guidato dall’ingegner Chiti.
Al volante della Giulia GTA, de Adamich divenne protagonista delle gare Turismo, conquistando per due volte consecutive il Campionato Europeo (nel 1966 e nel 1967). Pilota versatile, de Adamich dimostrò il suo valore anche con le monoposto, vincendo la Temporada Argentina in Formula 2 con una Ferrari e aprendosi la strada fino alla Formula 1, dove corse tra il 1968 e il 1973.

Anche se non ottenne podi (i suoi migliori risultati furono due quarti posti, in Spagna e Belgio), ebbe la possibilità di correre per scuderie di primo piano come la Ferrari (con cui esordì in Sudafrica), McLaren, March, Surtees e Brabham, spesso portando in dote il motore Alfa Romeo e contribuendo al suo sviluppo. La sua avventura nella massima categoria terminò bruscamente a Silverstone nel 1973: coinvolto in un maxi-incidente in partenza, ne uscì con seri infortuni alle gambe, ponendo fine alla sua carriera in F1.
Chiusa la porta della Formula 1, per Andrea de Adamich si aprì il portone della televisione, diventando uno dei giornalisti più amati e competenti del motorsport italiano, il vero volto dei motori delle reti Mediaset. “Grand Prix” divenne un appuntamento fisso per milioni di appassionati, un programma che sapeva raccontare le corse con un taglio tecnico ma sempre comprensibile a tutti.

Fu anche il commentatore tecnico nelle telecronache dei Gran Premi, spesso al fianco di Guido Schittone. Il suo stile era inconfondibile: pacato, preciso, mai sopra le righe, un vero gentleman anche con il microfono in mano. De Adamich era la voce rassicurante che, con calma e autorevolezza, spiegava le strategie, il funzionamento delle ali, l’importanza della gestione delle gomme.
Forte della sua grande esperienza in pista e profondamente consapevole dei rischi della velocità e dell'impreparazione, decise di mettersi al servizio degli automobilisti comuni. Nel 1991, ebbe l'intuizione di fondare il Centro Internazionale Guida Sicura all’autodromo di Varano de’ Melegari. Non una semplice scuola di pilotaggio per aspiranti campioni, ma un progetto pionieristico per l’Italia, interamente dedicato a insegnare come controllare l’auto nelle situazioni di emergenza, trasformando l’autodromo parmense in un punto di riferimento nazionale ed europeo per la sicurezza stradale.

Decine di migliaia di persone, dai neopatentati ai professionisti, dalle forze dell’ordine ai semplici cittadini, sono passate dai suoi corsi, imparando a gestire al meglio l’imprevisto. Un impegno sociale, oltre che imprenditoriale, che gli è valso anche il titolo di Commendatore dell’Ordine al merito della Repubblica italiana nel 2022.



























