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Come difendersi dai ricambi falsi

21 maggio 2018

L’Anfia, assieme agli specialisti della Convey, aiutano le imprese della componentistica a fronteggiare il fenomeno dei ricambi contraffatti.

Come difendersi dai ricambi falsi

INTOSSICA IL SETTORE - L’Anfia (Associazione nazionale filiera industria automobilistica) ha lanciato una iniziativa contro la produzione e il commercio di pezzi di ricambio falsi. Partner nell’iniziativa è la Convey, società torinese specializzata nei servizi per la lotta alla contraffazione online. Si tratta del progetto pilota “Lotta alla contraffazione online su piattaforme di e-Commerce B2B e B2C”, laddove le due sigle stanno per Business-to-business e Business-to-consumer, vale a dire che il programma vuole intervenire sia nelle attività commerciali tra professionisti del settore così come nella vendita al consumatore. 

NECESSARIA LA SENSIBILIZZAZIONE - Primo obiettivo del progetto è quello di rendere le aziende aderenti all’Anfia consapevoli dei fari aspetti del mondo della contraffazione, fornendo anche le dimensioni del fenomeno. Oltre a ciò l’associazione del mondo dell’auto e Convey intendono mettere a disposizione delle aziende le principali indicazioni su come affrontare e contrastare le situazioni più evidenti e critiche. Ciò per mettere gli operatori nelle condizioni di valutare appropriatamente le situazioni e prendere le iniziative più adatte a difendere la loro attività.

IL LAVORO AVVIATO - Il progetto ha preso le mosse con il coinvolgimento delle aziende Anfia con lo scopo di formare un gruppo ristretto di una decina di esse assieme alle quali gli specialisti della Convey contano di compiere una analisi preliminare degli aspetti “grigi” riscontrabili su alcune piattaforme di commercio via Internet. Ciò con l’obiettivo di stilare una sorta di inventario, con i casi di contraffazione palese, abusi vari e quant’altro. La prima indagine preliminare ha visto protagoniste una settantina di aziende e ha riguardato le piattaforme di e-commerce cinesi. Un’altra indagine preliminare, svoltasi con il coinvolgimento in questo caso di un centinaio di aziende, ha interessato alcune piattaforme di e-commerce occidentali, operanti principalmente in Italia. Di quanto riscontrato di questa nebulosa di illegalità è stata anche fatta una stima economica, una sorta di “fatturato illegale”. Il gruppo di aziende dell’analisi preliminare è stato costituito sulla base di diversi criteri. Il primo sono state le informazioni sul fenomeno che le aziende che hanno risposto all’appello hanno fornito volontariamente sulla questione. Ha poi contato il rischio constatato nel corso dall’istruttoria preliminare condotta dalla Convey. Infine hanno pesato altri fattori particolari riscontrati dagli esperti Convey. 

LE AZIENDE RISPONDONO - A spingere l’Anfia a promuovere questo tipo di iniziativa è stata la consapevolezza che il fenomeno degli autoricambi falsi venduti via Internet abbia ormai raggiunto dimensioni tali da generare una ricaduta importante sull’intero sistema automotive. Da un lato le aziende produttrici risentono ovviamente in prima persona di questa concorrenza sleale, ma non di meno sono i danni che queste attività illecite provocano alle reti commerciali. Fino alle conseguenze pesanti che ricadono sul consumatore in termini di sicurezza. Molto spesso infatti l’automobilista sulla cui auto è stato montato un pezzo contraffatto (spesso senza esserne consapevole perché la scelta non è stata compiuta da lui) si ritrova a correre dei rischi non preventivati e di cui non è al corrente. 

COME DIFENDERSI - Oltre a ciò, il 20 aprile scorso la Convey ha tenuto a Torino un seminario in cui è stato delineato il quadro del fenomeno contraffazione con una relativa strategia di contrasto. In questo contesto sono stati analizzati alcuni casi specifici con la loro risoluzione. Il tutto con alcune testimonianze dirette portate da rappresentanti di aziende che hanno vissuto e vivono in prima persona il fenomeno. Gli specialisti della Convey hanno poi illustrato come dal business illegale ci si possa difendere, sottolineando come ciò possa avvenire soltanto con una azione strutturata e di ampio respiro. Principalmente mettendo in pratica tutte le forme di difesa della proprietà intellettuale dei propri prodotti (le varie forme di protezione come brevetti, modelli, marchi, copyright, eccetera, che a loro volta vanno estesi nei vari paesi del mondo, così da potervi ricorrere nelle azioni di difesa). 



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Ritratto di stefbule
22 maggio 2018 - 13:15
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Bisogna intendere per falso cosa si intende. Il ricambio non originale della casa? Se fosse così siamo circondati da ricambi ottimi non "originali" ma fatti da ditte parallele o che addirittura li fanno per le marche stesse (vedi valeo o lucas). Se le case automobilistiche invece cominciassero a lucrarci di meno sui ricambi, forse il problema del falso sparirebbe da solo. I ricambi originali della casa costano almeno un 30% in più di quello identico non marchiato. E ovvio che oramai la gente non è più ignorante come in passato e, vuoi anche la crisi di soldi che non girano nelle tasche, si guarda in giro per cercare di spendere meno. Mi sembra che un volta Quattroruote aveva provato a costruire un'auto con i soli ricambi. Era uscita una cifra scandalosa, più del doppio del listino. Quindi i primi che dovrebbero farsi un'esame di coscienza sono proprio i produttori di auto.
Ritratto di Lo Stregone
22 maggio 2018 - 17:58
Concordo. 10 anni fa circa mi sono trovato in questa situazione: cambio marmitta catalitica: quella del marchio costava di più e durava di meno, mentre una ditta specializzata non satellite del marchio, la pagavo di meno e durava di più. Mi sono fidato del venditore (persona del settore officina auto) e non ho avuto problemi postumi. Sarò stato anche fortunato perchè può sempre capitare l'impossibile, comunque sono rimasto soddisfatto.