IL RINCARO DI INIZIO 2014 - La legnata è arrivata puntuale: a inizio 2014, sono cresciuti i pedaggi autostradali, come approvato dai ministeri dei Trasporti e dell’Economia. Un aumento medio del 3,9%, ma con punte superiori all’8% in virtù della convenzione fra stato (proprietario della rete) e gestori (che ricevono le tratte in concessione). Parecchie le polemiche, con la Lega Nord che ha organizzato lo “sciopero del pedaggio”, mentre le associazioni che rappresentano il trasporto (Cna-Fita) minacciano di boicottare l’autostrada e bloccare il traffico con una serie di Tir-lumaca se non saranno rivisti gli aumenti delle autostrade scattati il primo gennaio. Per tutta risposta, il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, s’è incontrato oggi coi dirigenti dell’Aiscat, l’associazione delle società concessionarie. Il confronto, secondo indiscrezioni, verteva attorno a tre temi: misure per attenuare l’aggravio tariffario; revisione del sistema delle concessioni sulla rete; riduzioni per gli utenti abituali. Ossia, uno sconto del 20% per i pendolari dotati di Telepass.
LA BABELE DEI SISTEMI TARIFFARI - Il fatto è che, sui rincari dei pedaggi, pesa il nodo di ben sei sistemi tariffari diversi. In particolare, 13 società su 24 hanno scelto il meccanismo del riequilibrio: consente di recuperare il minor traffico con aumenti tariffari. Il “price cap” (che incentiva il concessionario a migliorare la produttività) è adottato solo da Autobrennero e Cav (le autostrade siciliane). Autostrade per l’Italia (il gestore principale) può invece aumentare le tariffe del 70% dell’inflazione reale nei 12 mesi precedenti, con l’aggiunta di un incremento commisurato agli investimenti. Una babele di convenzioni fra stato e gestori che rende problematica la riforma voluta dal ministro Lupi. Intanto, va registrato l’intervento di Andrea Camanzi, presidente dell’Autorità di regolazione dei trasporti, secondo cui “vanno introdotti criteri per fare trasparenza sui costi: non tutti devono formare la tariffa. E occorre limitare i rincari senza tagliare gli investimenti”.