EXIT STRATEGY - Come riporta il sito Automotive News, Max Warburton, analista della Bernstein Research di Londra, autore di un report commissionato dagli azionisti della Fiat, invita chi ha investito nel Lingotto a considerare l'ipotesi che, nonostante gli sforzi di Marchionne, la Chrysler (in foto la sede) possa non sopravvivere così come la conosciamo ora. In quel caso la "exit strategy" (la via d'uscita) potrebbe essere "quella di avere una Chrysler più snella con solo la Jeep, il marchio Ram e la produzione americana delle Fiat”, ha sottolineato Warburton.
CAUTO NONOSTANTE I PRIMI SUCCESSI - Secondo l'analista inglese, la squadra di Marchionne è riuscita a risparmiare notevolmente sui costi fissi e questo ha contribuito a far giungere velocemente la società vicino al pareggio. Ciononostante invita alla cautela sul rilancio della società americana, perché l'attendono sfide a dir poco impegnative. Prima di tutto la Chrysler deve progettare tutta una nuova linea di prodotti, con le incognite che questo comporta (piaceranno al pubblico?) e inoltre deve sviluppare da zero le sinergie con la Fiat.
PROSPETTIVE TROPPO OTTIMISTICHE - In più, l'obbiettivo annunciato da Marchionne di arrivare ad avere il 14% del mercato americano nel 2014, sempre secondo il rapporto di Warburton, non sarebbe realistico. L'azienda americana, attualmente detiene una quota di mercato del 9,2% e, entro fine anno, intende superare il 10%. Dunque i prossimi quattro anni non sarebbero sufficienti per guadagnare il resto della quota di mercato. L'ultima volta che la Chrysler ha avuto il 14% era il 2000. Come sottolinea lo stesso Warburton, il futuro della Chrylser sarebbe più roseo se il mercato Usa dell'auto tornasse a crescere, soprattutto perchè se così fosse tornerebbero a salire le vendite americane del modello di maggior successo del gruppo, il Dodge Ram.











