UTENTI DEBOLI? SÌ, MA… - Il sinistro mortale di Varenna (Lecco), in cui domenica 14 settembre un motociclista ha perso la vita e un ciclista è rimasto gravemente ferito, ripropone il problema dei ciclisti che viaggiano in gruppo fuori città. Come scrive oggi il Corriere della Sera, la dinamica precisa dell’incidente è ancora al vaglio dei carabinieri, ma secondo una prima ricostruzione il fattore determinante risiede in una grave imprudenza di un gruppo di ciclisti, che lungo la stretta provinciale 72 non viaggiavano su un’unica fila: pare che il motociclista si sia trovato all’improvviso di fronte a uno di loro.
MA IL CODICE PARLA CHIARO - Eppure, in materia, il codice della strada è categorico (articolo 182): in linea generale, i ciclisti devono procedere su un’unica fila in tutti i casi in cui le condizioni della circolazione lo richiedano e, comunque, mai affiancati in numero superiore a due. In particolare, però, fuori dai centri abitati è ammesso solo che un minore di 10 anni possa viaggiare affiancato, alla destra di un altro ciclista. Al di là di questo tragico episodio, la tensione fra ciclisti e altri utenti della strada è palpabile da anni, sia in quella zona sia in altre parti d’Italia: il problema nasce dal fatto che l’obbligo di viaggiare su un’unica fila fuori città viene, troppo spesso, disatteso. Facendo dei ciclisti, già utenti deboli della strada, un pericolo anche per la sicurezza altrui. Ovviamente, anche chi guida mezzi a motore deve però fare la propria parte, rispettando il codice della strada.