CITTÀ INQUINATE - Roma capitale anche dell’inquinamento, ma non è che le altre città stiano molto meglio. È il quadro che traccia il 9° rapporto dell’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), diffuso nei giorni scorsi sulla qualità dell’ambiente urbano. La ponderosa ricerca (oltre 700 pagine) affronta tutti gli aspetti della situazione dell’ambiente e in questo quadro un posto non manca per l’automobile.
ROMA AUTOMOBILISTA - Già dal dato basico del numero dei veicoli circolanti Roma spicca su tutte le 60 città prese in considerazione: secondo dati Aci elaborati dall’Ispra, nella capitale le auto private sono 1.569.474, quasi tre volte tante quelle che risultano a Milano (585.612), per non dire di Napoli (506.522) e Torino (453.800). Da notare che nel periodo 2009-2012 nei principali capoluoghi di regione il parco veicolare diminuisce (sia pure di poco), mentre a Roma si rileva un aumento (+2%).
EURO 0 - Nel 2012 Roma è risultata anche la città con il maggior numero di autovetture Euro 0 circolanti (181.870), seguita da Napoli (150.614) e Milano (71.945). Va però detto che valutando la questione in termini percentuali Roma registra una quota bassa (11,6%), mentre Napoli e Catania sono i centri dove la quota di veicoli Euro 0 è più elevata sul (rispettivamente il 29,7% e il 23,3%).
IL PARCO CIRCOLANTE MIGLIORA - Il rapporto rileva comunque che nel periodo 2006-2012 in tutti i 60 comuni presi in esame c’è stato un sensibile miglioramento delle caratteristiche ambientali dei veicoli circolanti. In generale nel 2012 sono le autovetture Euro 3, Euro 4 ed Euro 5 a essere la maggioranza di quelle circolanti in tutti i comuni considerati. In 29 città essi sono il 70%, con punta massima dell’80% a Livorno.
BENZINA E GASOLIO - Per quanto riguarda la tipologia dei veicoli il rapporto indica le autovetture a benzina come quelle percentualmente più diffuse con percentuali comprese tra il 75,8% di Trieste e il 46,6% di Ravenna. Quelle a gasolio variano tra il 46,1% di Andria e il 23% di Trieste.
LENTO CALO - Il rapporto sottolinea come la tendenza alla riduzione della presenza di PM10 e biossido di azoto sia ancora debole, anche se esistente, mentre non si rilevano diminuzioni per l’ozono, la cui presenza è stazionaria. Per le concentrazioni in aria di PM10, dal 2000 al 2010 a livello nazionale si è registrata una diminuzione del 37% circa delle emissioni. Su 57 stazioni di monitoraggio presenti in 29 città, nel periodo 2006-2011 si è evidenziato una situazione di diffusa tendenza alla riduzione, come ad Aosta, Bari, Bologna, Firenze, Palermo, Roma, Taranto, Torino ma non solo.
RISCALDAMENTO & TRASPORTI - In particolare è stata riscontrata una riduzione delle emissioni in tutti i settori, ad eccezione del riscaldamento che registra un incremento del 33%. E in proposito va sottolineato che il rapporto evidenzia come la maggior parte delle emissioni di particolato provenga dal settore del riscaldamento domestico (circa il 37%) e dal trasporto su strada (contributo stimato intorno al 31%).
LE COLPE DEI TRASPORTI - Dal rapporto emerge anche che nel 2010, in tutte le città considerate il riscaldamento domestico ha contributo alle emissioni di PM10 più dei trasporti su strada ad eccezione di Milano, Trieste, le città della Liguria e dell’Emilia Romagna, Prato, Terni e Roma. In particolare nella capitale il traffico è responsabile del 56% delle emissioni di particolato.
BIOSSIDO DI AZOTO IN CALO - Dal 2006 al 2011 si registra una riduzione anche delle concentrazioni nell’aria di biossido di azoto: su 83 stazioni di 34 città, è stato rilevato un trend in diminuzione significativo. Per gli ossidi di azoto il trasporto su strada costituisce la principale sorgente, in quanto risulta il contributo più importante per 49 città su 60, e in 27 città su 60 tale contributo risulta addirittura superiore al 70% delle emissioni.
RISCHI DA PM10 - La situazione nei centri urbani espone la popolazione a rischi rilevanti. In tutte e 60 le città considerate - tranne Livorno - nel 2011 le concentrazioni medie annue (fondo urbano) di PM10 sono state superiori a 20 microgrammi/m3, che è il valore soglia per la protezione della salute umana consigliato dall’Organizzazione mondiale della sanità. In 6 città del bacino padano i valori hanno superato la soglia annuale prevista dalla normativa (40 microgrammi/m3). Milano e Monza sono le città con le maggiori concentrazioni di PM10 (47 microgrammi/m3), seguite da Torino (44 microgrammi/m3) e Brescia (43 microgrammi/m3). Una indicazione positiva è quella che il rapporto Ispra fornisce per il monossido di carbonio, il benzene e il biossido di zolfo: come negli anni passati, questi inquinanti non paiono più essere un problema: non superano da anni i valori limite per le concentrazioni in aria e per quanto riguarda le emissioni in atmosfera il trend risulta in calo in tutte le città, con il monossido di carbonio che tra il 2000 e il 2010 fa registrare una riduzione media pari al 56%.