BUSINESS GREEN - Sono in molti a ritenere la green economy una valida soluzione per uscire dalla crisi economica iniziata nel 2008. Una direzione auspicata pure nel settore dei trasporti che avrebbe il doppio vantaggio di aiutare a rendere più pulita l'aria delle nostre città e di ridare fiato a un comparto da sempre trainante per l'economia nazionale, sia in termini finanziari sia di occupazione. L'occasione per dibattere sulle possibilità offerte dai veicoli a basso impatto ambientale è arrivata dall'incontro “L'ecomobilità come opportunità di business” organizzato da H2R Mobility in partnership con InterAutoNews e tenutosi il 6 novembre a Rimini in occasione di Ecomondo.
FATTURATO IN CRESCITA - Spunto per la discussione sono stati i risultati dell'indagine effettuata intervistando 310 concessionari ufficiali delle case automobilistiche di tutta Italia. Dalle risposte dei responsabili di punti vendita è emerso un sostanziale interesse per le potenzialità della mobilità elettrica. Se i concessionari che dichiarano di interessarsi all'ecomobilità sono il 50,8%, quindi poco più della metà, il 78,5% di coloro che hanno dato risposta negativa si è dichiarato deciso a valutare la mobilità a basso impatto in futuro. Un impegno che avverrà entro il 2015 per il 34,4%, mentre solo il 13,3% ritiene più opportuno attendere la fine della crisi economica. Alta pure la percentuale degli operatori disposti a partecipare ad attività promozionali in favore dell'ecomobilità (75%), ritenuta capace di incrementare in media il fatturato del 10%, ma con punte che arrivano al 20%.
AIUTO DA CASE E GOVERNO - Se il consenso per le auto ecologiche è piuttosto concorde, il vero ostacolo da superare sono gli investimenti necessari per rendere la concessionaria green, quali la formazione dei dipendenti o l'acquisto di apparecchiature necessarie per gli interventi di manutenzione. Ad aiutare le concessionarie dovrebbero essere le case automobilistiche e il Governo. Alle prime i rivenditori chiedono supporto economico (43,3%), organizzativo (20%) e alla formazione (10%), nonché bonus legati alla qualità dell'ecomobilità offerta al pubblico (26,7%). Dallo Stato si desidera (85,7%) un'incentivazione basata sul tasso ecologico del veicolo che favorisca le auto a basse emissioni a danno di quelle più inquinanti. Un'ipotesi considerata pure nella più articolata proposta di legge consegnata in Parlamento dall'Unrae che verrà svelata il prossimo 19 novembre e che dovrebbe contenere pure la richiesta a Regioni e Comuni di introdurre norme certe che favoriscano le auto verdi, quali esenzione del bollo, parcheggio gratuito e libero accesso alle ZTL.
ECOMOBILITÀ A 360° - Dall'analisi della ricerca e dai commenti del Presidente Unrae Masimo Nordio e dei responsabili di cinque marchi presenti al dibattito sono emerse altre interessanti considerazioni. La più rilevante è la diversità sul significato di ecomobilità, da alcuni interpretato come offerta di servizi alternativi alla vendita (ad esempio, il car pooling o il car sharing), per altri come la proposta di modelli ecologici, comprese le bici a pedalata assistita ormai presenti in molte concessionarie. L'ecomobilità, inoltre, può essere vista anche come rinnovo del parco auto italiano , tra i più anziani e inquinanti d'Europa, o come ottimizzazione dei processi di produzione che permettono di ridurre l'impatto sul pianeta risparmiando energia, acqua o materie prime negli stabilimenti. Una direzione, quest'ultima, dove il comparto auto sembra già tra i migliori in assoluto considerato che nella classifica dei 50 Best Global Green Brands 2014 di Interbrand nelle prime quattro posizioni si trovano altrettante case automobilistiche, nell'ordine Ford, Toyota, Nissan e Honda.