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Dallara vuol dire tecnologia

13 maggio 2019

C’è un’azienda italiana che primeggia nella progettazione di auto da corsa e da strada. L’abbiamo visitata.

Dallara vuol dire tecnologia

LE COMPETIZIONI SONO IL SUO PANE - Ferrari, Lamborghini e Maserati sono nomi conosciuti in tutto il mondo, e non solo dagli appassionati. Ma nell'Emilia “terra dei motori” c'è un’altra azienda che negli ultimi anni è arrivata a grandi traguardi: la Dallara. Fondata nel 1972 nel garage di casa da un giovane ingegnere che si era fatto le ossa dapprima in Ferrari e poi in Lamborghini (progettando la Miura, che di fatto ha segnato la nascita delle supercar a motore centrale) oggi l'azienda di Varano de’ Melegari (Parma) è una realtà che occupa quasi 700 persone. E l’82enne Giampaolo Dallara ne è sempre il vulcanico presidente. L’attività principale riguarda la progettazione e la produzione di auto da corsa, che fanno bella mostra di sé (insieme alla recente biposto Stradale) in una sala della recente Dallara Academy, la sede dove avviene anche la formazione delle giovani leve. Da Varano arrivano tutte le Indycar americane, le monoposto elettriche di Formula E, le SuperFormula giapponesi, la gran parte delle Formula 3 (su 200 auto che corrono nei vari campionati internazionali, solo quattro non sono Dallara), e l’elenco sarebbe ancora lungo.


Lo studio aerodinamico della Dallara Stradale. Nella foto più in alto la vettura nelle sue tre configurazioni.

Fra le altre perle, aggiungiamo che la Dallara è presente anche in Formula 1, con la Haas (il nome è quello della scuderia che mette i capitali, ma la progettazione e la gestione tecnica è fatta in Dallara), produce le scocche delle Bugatti (le auto stradali più potenti), collabora con molte case (incluse Ferrari, Porsche e Alfa Romeo) e ha realizzato il bolide che nel 2018 ha vinto la 24 ore di Daytona con Fernando Alonso, nonché la handbike che ha consentito ad Alex Zanardi di trionfare più volte alle paralimpiadi. Un oggetto, quest’ultimo, che è stato sviluppato con la stessa logica delle auto: utilizzando la leggera e robustissima fibra di carbonio e simulandone il comportamento, dal punto di vista strutturale e aerodinamico, tramite strumenti molto sofisticati. In effetti, il punto di forza della casa emiliana è proprio questo. Come ci dice Andrea Pontremoli, socio e amministratore delegato dal 2007 dopo essere stato il numero uno del colosso informatico IBM in Italia, “noi offriamo soprattutto la capacità di calcolo, di progettazione, di gestire in tempo reale problematiche tecniche molto complesse”. Cosa che richiede una grande reattività e le conoscenze per sfruttare i più recenti strumenti messi a disposizione dalla tecnologia, con un progresso che va sempre più veloce, come ci racconta lo stesso ingegner Dallara prima di un tour dell’azienda. 


Il simulatore di guida professionale all'interno della Dallara.

EVOLUZIONE SENZA SOSTA - La Dallara è specializzata nella progettazione con la fibra di carbonio, nello sviluppo aerodinamico e nello studio della dinamica del veicolo, per la quale sono stati anche realizzati due simulatori di guida professionali, che vengono usati quotidianamente dai piloti. Tutti ambiti molto complessi, dove le intuizioni dei progettisti possono essere verificate con rapidità ed efficacia solo tramite ricostruzioni al computer. Pontremoli cita un aneddoto: “la Bugatti si è rivolta a noi dopo aver effettuato 16 crash test, senza raggiungere i risultati prefissati. Avevano distrutto inutilmente 16 auto, ciascuna delle quali all’epoca valeva all’incirca a un milione di euro. Noi abbiamo adottato un approccio diverso, effettuando calcoli strutturali più sofisticati, valutando via via le modifiche da effettuare e ripetendo poi delle simulazioni, fino ad avere la certezza che l’auto reale sarebbe stata in grado di superare la prova richiesta.


La Formula E di quest'anno e, dietro, Dallara F1.

Cosa che si è puntualmente verificata, con il primo esemplare effettivamente prodotto.” Sembra l’unico approccio logico, ma richiede investimenti continui, in tecnologia e in formazione. Nelle parole di Giampaolo Dallara, “progredire è una sfida continua. Io sono nato professionalmente con il tavolo da disegno, e di svolte ne ho viste parecchie. Dal computer, al calcolo bidimensionale, a quello tridimensionale. E per imparare a sfruttare ogni nuovo strumento servono mesi, se non anni, di impegno continuo.” Ma poi la progettazione diventa infinitamente più rapida e precisa, e sempre di più ci si può permettere il lusso di innovare, che vuole dire anche sbagliare. Con i computer più potenti, infatti, si può “provare le bontà delle idee quando gli errori costano poco. Ovvero, prima di passare alla produzione”. 


La handbike Dallara Z-Bike di Alessandro Zanardi.

MOLTO MERITO VA AI SUPERCOMPUTER - Pontremoli: “Il nostro impegno con le monoposto ci richiede di portare a un livello sempre più alto il compromesso fra la leggerezza della scocca, necessaria per aumentare le prestazioni dell’auto, e la sua capacità di proteggere il pilota”. Il contesto più difficile è forse quello delle auto di Indycar, che viaggiano a velocità folli sulle piste ovali, dove non ci sono vie di fuga. Finito l’asfalto, c’è un muretto di cemento armato. Ebbene, “tre anni fa è capitato un crash quasi frontale a 404 km/h, ma la decelerazione è stata contenuta in 16 g, un valore sopportabile per l’essere umano.” Questo risultato deriva dalla capacità di dissipare energia in modo progressivo, ottenuto con uno studio assai accurato della scocca in fibra di carbonio: disposizione delle fibre, numero di strati e così via. Cosa che si può mettere a punto solo sfruttando appieno le capacità di calcolo strutturale offerte dai “supercomputer”, che in Dallara sono forniti dalla Lenovo; la collaborazione con il primo produttore al mondo di queste potentissime macchine di calcolo è molto stretta, tanto che durante la nostra visita era presente anche il general manager del data center group italiano, Alessandro De Bartolo, e che comporta continue evoluzioni.


Da sinistra, Alessandro De Bartolo di Lenovo, Giampaolo Dallara e Andrea Pontremoli.

Pontremoli ci fa un altro esempio: “Le prestazioni di un’auto da corsa ai massimi livelli derivano per il 15% dallo sviluppo del motore, per il 35% dalla riduzione del peso e per il restante 50% dalla bontà aerodinamica. Per noi, quindi, quest’ultimo settore è fondamentale. Valutiamo ogni modifica nelle nostre gallerie le vento, ma prima effettuiamo delle verifiche fluidodinamiche, ovvero sul comportamento delle forze dovute all’interazione dell’aria con la carrozzeria, che sono assai complesse. Ebbene, nel 2007, al mio arrivo in Dallara, i computer riuscivano a effettuare i calcoli delle forze agenti su trenta milioni di celle (i piccoli elementi in cui viene suddiviso il flusso per consentire l’analisi, ndr) in venti giorni. Oggi, il flusso è suddiviso in un miliardo e trecento milioni di celle, garantendo una precisione molto maggiore, e i relativi calcoli sono completati in otto ore. Un progresso che consente ai progettisti di lanciare il programma la sera, e di poter valutare i risultati del loro lavoro entro il mattino successivo, passando a ulteriori evoluzioni, senza perdere tempo.” Una teoria affascinante, che viene confermata ogni weekend dalle 300 Dallara che corrono sulle piste di tutto il mondo.    



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Ritratto di Thresher3253
13 maggio 2019 - 17:35
"la Bugatti si è rivolta a noi dopo aver effettuato 16 crash test, senza raggiungere i risultati prefissati. Avevano distrutto inutilmente 16 auto, ciascuna delle quali all’epoca valeva all’incirca a un milione di euro. " A quanto ne so questa affermazione mi risulta falsa perché i produttori di supersportive esclusive come Bugatti e Koenigsegg non utilizzano le auto finali per i crash test, altrimenti sarebbe pesantemente antieconomico per loro. Su un'altra testata internazionale ho letto che Bugatti utilizzava lo chassis della Veyron su una piattaforma più economica, ma strutturalmente quasi identica a quella origjnale per contenere i costi, rimuovendo tutta la componentistica ininfluente ai fini del crash test. Se no sarebbero letteralmente 16 milioni buttati.
Ritratto di kualalumpur
14 maggio 2019 - 13:11
Metti in dubbio quanto dichiarano? Il progetto Bugatti è stato uno sfacelo dall inizio alla fine. Compreso il record di velocità soffiatogli da un team di ragazzini...
Ritratto di Thresher3253
14 maggio 2019 - 15:43
Dallara afferma una cosa e Bugatti afferma l'altra. Quindi uno dei due sta dicendo una falsità.
Ritratto di kualalumpur
14 maggio 2019 - 16:04
Non ho capito dove Bugatti afferma quanto dici tu.... Allo stato attuale leggiamo solo quanto dichiarato da Dallara....
Ritratto di Fr4ncesco
13 maggio 2019 - 17:53
2
Eccellenza italiana che lavora dietro i più famosi marchi e le massime competizioni. Ricerca, sviluppo, tecnologia avanzata ed ingegno che si trova solo nella motor valley.
Ritratto di Sprint105
13 maggio 2019 - 18:42
Giampaolo Dallara è veramente un grande
Ritratto di zero
13 maggio 2019 - 20:20
11
Come dimenticare il ruolo determinante della Dallara nell'autorizzazione all'impiego del suo brevetto per la progettazione del telaio dell'Alfa Romeo 4C? Già solo per quel capolavoro di robustezza e leggerezza meriterebbe un premio.
Ritratto di Agl75
13 maggio 2019 - 21:42
Datemi quel simulatore, mi commuovo a vederlo! Tornando all’articolo, a parte l’esagerazione come già fatto notare da Thresher nel primo commento, la Dallara è una vera eccellenza di cui andare orgogliosi come Italiani
Ritratto di Giuliopedrali
14 maggio 2019 - 19:20
Dallara grandioso.