SITUAZIONE IN FERMENTO - Le turbolenze dell’ultimissimo periodo, principalmente originate dalla politica politica-economia del presidente americano Trump (vertenze aperte con i vicini Messico e Canada, con l’Unione europea e con la Cina) e dalla cosiddetta Brexit britannica, sta mettendo in discussione la logica globalizzata del settore auto. Ciò mentre tutto il comparto automotive da anni ha invece assunto un forte carattere appunto globale, con scenari in continuo movimento e cambiamento. Se da un lato ci sono così preoccupazioni sugli sviluppi che le varie controversie possono avere, è altrettanto vero che l’automobile continua ad accrescere il suo appeal tra le popolazioni finora escluse dalla motorizzazione. Ciò mette altra benzina nel motore della globalizzazione e della continua ridefinizione degli scenari commerciali e industriali del mondo delle quattro ruote.
NOVITÀ AFRICANA - L’elemento più nuovo del panorama di settore è sicuramente l’Africa. Per decenni il continente africano ha visto arrivare pochissimi veicoli, tutti importati dapprima dall’Europa poi da Giappone e Usa. Da qualche anno la situazione è mutata e lo scenario è comunque in continuo mutamento, grazie alle tante iniziative dell’industria dell’auto che hanno come obiettivo proprio l’Africa. Le ragioni di questo dinamismo sono diverse. Ovviamente ci sono le prospettive di sviluppo dei paesi africani, che avrebbero come conseguenza lo sviluppo della domanda di auto. Ma non solo. Gli analisti mondiali del settore ritengono che l’attività delle case costruttrici in Africa sia motivata anche dalle prospettive offerte come piattaforma produttiva per le auto da vendere poi in altri continenti. Non che la cosa non presenti aspetti complessi, con le varie politiche più o meno protezioniste che si stanno dispiegando nel mondo. Ma a rendere la strategia interessante c’è il fatto che si tratterebbe di un campo neutro che diventa terra di conquista, con l’aspetto non secondario che qualsiasi investimento che crea lavoro si traduce anche in una nota di merito per il contributo allo sviluppo che rappresenta.

AUTO SUDAFRICANE FIN DAGLI ANNI 20 - Il paese che prima di ogni altro ha potuto vantare una propria produzione di veicoli è il Sud Africa: il primo impianto del genere risale agli Anni 20 del Novecento. Sono numerosi i costruttori che hanno o hanno avuto stabilimenti in Sud Africa, da cui esportano buona parte della produzione. Il governo concede laute agevolazioni alle Case e proprio in questi mesi è in corso la discussione per il rinnovo della legge che prevede questi benefit, in scadenza nel 2020. Attualmente registra una produzione di circa 600 mila unità all’anno, tutti realizzati con licenza da parte dei costruttori stranieri e in grandissima parte destinate all’esportazione. Negli ultimi due anni ci sono stati forti investimenti da parte di BMW (470 milioni di dollari) e della cinese China’s Beijing Automotive International (860 milioni di dollari). Proprio a fronte delle diverse iniziative espansive delle case costruttrici ci sono previsioni di crescita fino a oltre 800 mila auto all’anno.
NUOVI GRANDI IMPIANTI IN MAROCCO - Accanto alla realtà sudafricana c’è ora quella di paesi che non molti anni fa hanno cominciato a introdurre normative che consentivano la vendita di autoveicoli soltanto se assemblati nel paese stesso. In ciò è valso in particolare per Marocco e Algeria, che hanno così arrivare insediamenti importanti dalle case francesi. Tra l’altro, ciò ha portato il Marocco al vertice dei produttori africani di automobili (in Sud Africa si fabbricano anche camion). Ciò è stato grazie all’impianto produttivo che la Renault ha realizzato a Tangeri, in grado di sfornare 400 mila veicoli all’anno. Ormai in dirittura d’arrivo è poi la realizzazione da parte del gruppo PSA di un impianto da 200 mila unità annue e per la prima volta in Marocco, comprendente anche la produzione di motori. La fabbrica del gruppo PSA dovrebbe iniziare a produrre nel 2019. In corso di realizzazione è anche un altro stabilimento importante: è della cinese BYD specializzata nella produzione di auto elettriche, che molti vedono come trampolino per il paventato assalto al mercato europeo.
ALGERIA A RITMO DI CARICA - Negli ultimi anni rapida evoluzione ha avuto il settore automobilistico in Algeria. Motore della crescita è il grande impianto realizzato dalla Renault, capace di produrre mezzo di milione di vetture. Altri costruttori presenti con impianti di assemblaggio sono la Volkswagen, PSA, Hyundai, Nissan e FCA (marchio Fiat), Iran Khodro. La Mercedes ha uno stabilimento, in partnership con il ministero della Difesa, da cui escono però soltanto camion. E impianti per l’assemblaggio di autocarri hanno in Algeria anche altri costruttori del settore.

EGITTO CON STORIA PLURIDECENNALE - Una presenza di dimensioni inferiori, ma pur sempre significativa, l’industria dell’auto ha anche in Egitto. Le case che hanno dispongono di dispositivi di assemblaggio sono diverse: anzitutto la General Motors, che arrivò in Egitto oltre cinquant’anni fa. Poi i cinesi della BYD, la BMW e via via Nissan, Hyundai.
REALTÀ ARTICOLATA - Infine c’è la realtà kenyana in cui si ritrovano vari nomi, come GM, Honda, Toyota. Quest’ultima ha anche stabilimenti di assemblaggio in altri paesi della regione, come Angola, Zambia, Zimbabwe, Botswana. In Nigeria invece è presente la cinese GAC, che recentemente ha avviato uno stabilimento di assemblaggio. E così via. Insomma è un quadro variegata e articolata, fatta anche e soprattutto di realtà di dimensioni limitate, attivate attraverso società create in loco senza le insegne delle case.
AFRICANE D’AFRICA - Per concludere, va anche rilevato che da qualche anno il mondo automotive africano comprende anche tentativi che mirano a produrre auto con marchi africani, come è il caso della Mobius Motors creata nel 2009 in Kenya. In Nigeria c’è la Innoson Vehicle Manufacturing che produce due modelli; in Tunisia si trova la Wallyscar, che produce una piccola offroad. In vari paesi ci sono poi diverse esperienze di produzione di autovetture, curiosamente tutte di tipo ultrasportivo. Decisamente incomprensibili nel panorama economico sociale africano.
































