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E se tra qualche anno l’auto fosse “made in Africa”?

13 ottobre 2018

Negli ultimi anni molte case automobilistiche hanno investito nei paesi africani. Parecchie le ragioni e diverse le prospettive possibili.

E se tra qualche anno l’auto fosse “made in Africa”?

SITUAZIONE IN FERMENTO - Le turbolenze dell’ultimissimo periodo, principalmente originate dalla politica politica-economia del presidente americano Trump (vertenze aperte con i vicini Messico e Canada, con l’Unione europea e con la Cina) e dalla cosiddetta Brexit britannica, sta mettendo in discussione la logica globalizzata del settore auto. Ciò mentre tutto il comparto automotive da anni ha invece assunto un forte carattere appunto globale, con scenari in continuo movimento e cambiamento. Se da un lato ci sono così preoccupazioni sugli sviluppi che le varie controversie possono avere, è altrettanto vero che l’automobile continua ad accrescere il suo appeal tra le popolazioni finora escluse dalla motorizzazione. Ciò mette altra benzina nel motore della globalizzazione e della continua ridefinizione degli scenari commerciali e industriali del mondo delle quattro ruote. 

NOVITÀ AFRICANA - L’elemento più nuovo del panorama di settore è sicuramente l’Africa. Per decenni il continente africano ha visto arrivare pochissimi veicoli, tutti importati dapprima dall’Europa poi da Giappone e Usa. Da qualche anno la situazione è mutata e lo scenario è comunque in continuo mutamento, grazie alle tante iniziative dell’industria dell’auto che hanno come obiettivo proprio l’Africa. Le ragioni di questo dinamismo sono diverse. Ovviamente ci sono le prospettive di sviluppo dei paesi africani, che avrebbero come conseguenza lo sviluppo della domanda di auto. Ma non solo. Gli analisti mondiali del settore ritengono che l’attività delle case costruttrici in Africa sia motivata anche dalle prospettive offerte come piattaforma produttiva per le auto da vendere poi in altri continenti. Non che la cosa non presenti aspetti complessi, con le varie politiche più o meno protezioniste che si stanno dispiegando nel mondo. Ma a rendere la strategia interessante c’è il fatto che si tratterebbe di un campo neutro che diventa terra di conquista, con l’aspetto non secondario che qualsiasi investimento che crea lavoro si traduce anche in una nota di merito per il contributo allo sviluppo che rappresenta. 

africa 1

AUTO SUDAFRICANE FIN DAGLI ANNI 20 - Il paese che prima di ogni altro ha potuto vantare una propria produzione di veicoli è il Sud Africa: il primo impianto del genere risale agli Anni 20 del Novecento. Sono numerosi i costruttori che hanno o hanno avuto stabilimenti in Sud Africa, da cui esportano buona parte della produzione. Il governo concede laute agevolazioni alle Case e proprio in questi mesi è in corso la discussione per il rinnovo della legge che prevede questi benefit, in scadenza nel 2020. Attualmente registra una produzione di circa 600 mila unità all’anno, tutti realizzati con licenza da parte dei costruttori stranieri e in grandissima parte destinate all’esportazione. Negli ultimi due anni ci sono stati forti investimenti da parte di BMW (470 milioni di dollari) e della cinese China’s Beijing Automotive International (860 milioni di dollari). Proprio a fronte delle diverse iniziative espansive delle case costruttrici ci sono previsioni di crescita fino a oltre 800 mila auto all’anno.

NUOVI GRANDI IMPIANTI IN MAROCCO - Accanto alla realtà sudafricana c’è ora quella di paesi che non molti anni fa hanno cominciato a introdurre normative che consentivano la vendita di autoveicoli soltanto se assemblati nel paese stesso. In ciò è valso in particolare per Marocco e Algeria, che hanno così arrivare insediamenti importanti dalle case francesi. Tra l’altro, ciò ha portato il Marocco al vertice dei produttori africani di automobili (in Sud Africa si fabbricano anche camion). Ciò è stato grazie all’impianto produttivo che la Renault ha realizzato a Tangeri, in grado di sfornare 400 mila veicoli all’anno. Ormai in dirittura d’arrivo è poi la realizzazione da parte del gruppo PSA di un impianto da 200 mila unità annue e per la prima volta in Marocco, comprendente anche la produzione di motori. La fabbrica del gruppo PSA dovrebbe iniziare a produrre nel 2019. In corso di realizzazione è anche un altro stabilimento importante: è della cinese BYD specializzata nella produzione di auto elettriche, che molti vedono come trampolino per il paventato assalto al mercato europeo.

ALGERIA A RITMO DI CARICA - Negli ultimi anni rapida evoluzione ha avuto il settore automobilistico in Algeria. Motore della crescita è il grande impianto realizzato dalla Renault, capace di produrre mezzo di milione di vetture. Altri costruttori presenti con impianti di assemblaggio sono la Volkswagen, PSA, Hyundai, Nissan e FCA (marchio Fiat), Iran Khodro. La Mercedes ha uno stabilimento, in partnership con il ministero della Difesa, da cui escono però soltanto camion. E impianti per l’assemblaggio di autocarri hanno in Algeria anche altri costruttori del settore. 

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EGITTO CON STORIA PLURIDECENNALE - Una presenza di dimensioni inferiori, ma pur sempre significativa, l’industria dell’auto ha anche in Egitto. Le case che hanno dispongono di dispositivi di assemblaggio sono diverse: anzitutto la General Motors, che arrivò in Egitto oltre cinquant’anni fa. Poi i cinesi della BYD, la BMW e via via Nissan, Hyundai. 

REALTÀ ARTICOLATA - Infine c’è la realtà kenyana in cui si ritrovano vari nomi, come GM, Honda, Toyota. Quest’ultima ha anche stabilimenti di assemblaggio in altri paesi della regione, come Angola, Zambia, Zimbabwe, Botswana. In Nigeria invece è presente la cinese GAC, che recentemente ha avviato uno stabilimento di assemblaggio. E così via. Insomma è un quadro variegata e articolata, fatta anche e soprattutto di realtà di dimensioni limitate, attivate attraverso società create in loco senza le insegne delle case. 

AFRICANE D’AFRICA - Per concludere, va anche rilevato che da qualche anno il mondo automotive africano comprende anche tentativi che mirano a produrre auto con marchi africani, come è il caso della Mobius Motors creata nel 2009 in Kenya. In Nigeria c’è la Innoson Vehicle Manufacturing  che produce due modelli; in Tunisia si trova la Wallyscar, che produce una piccola offroad. In vari paesi ci sono poi diverse esperienze di produzione di autovetture, curiosamente tutte di tipo ultrasportivo. Decisamente incomprensibili nel panorama economico sociale africano.



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Ritratto di Fr4ncesco
14 ottobre 2018 - 15:45
2
Il Marocco dovrebbe diventare un nuovo hub tra i principali produttori di auto, a livelli di Messico e Thailandia e in Europa arriva già la Dacia Lodgy fabbricata lì. Dal Sudafrica (Paese da sempre legato al mercato auto europeo ed australiano) invece arriva il Ford Ranger e sono esportate alcune BMW destinate al mercato USA. L'Opel invece sta aprendo uno stabilimento in Namibia.
Ritratto di Claus90
14 ottobre 2018 - 17:06
La gente è felice di acquistare la dacia prodotta in Marocco e la Clio prodotta in tirchia poi criticano la Tipo costruita in Turchia non capisco affatto.
Ritratto di Claus90
14 ottobre 2018 - 17:08
La gente è felice di acquistare la dacia prodotta in Marocco o la Clio prodotta in Turchia credenti che sia di buona qualità, poi critica la Fiat che assembla la tipo In Turchia però offre un prodotto nettamente superiore ad una clio.
Ritratto di Claus90
14 ottobre 2018 - 17:10
Magari produrranno le audi a3 in Congo e saranno felici della premium.
Ritratto di Reallyfly
14 ottobre 2018 - 19:10
Perché ti senti superiore ad un Congolese che giudichi il loro modo di lavorare? Magari sono più bravi di tanti altri e si meritano di montare auto premium
Ritratto di Fr4ncesco
14 ottobre 2018 - 19:26
2
I Congolesi possono anche lavorare in Europa, la questione è il valore intrinseco data dalla provenienza e finché è un prodotto generalista è indifferente, è un problema se un marchio fa della sua provenienza uno status. È come comprare del Prosecco di Valdobbiadene ma fatto in Cile. Non sarebbe lo stesso (tant'è che non si può chiamare tale al di fuori di una determinata zona).
Ritratto di Alfiere
14 ottobre 2018 - 19:51
2
L'esempio è stupido: il vino acquista valore reale in termini organolettici dal clima e dalla lavorazione in loco, nonchè dal trasporto a corto raggio. L'acciaio è sempre acciaio, se viene lavorato a parità di processo in italia o in zelanda è sempre lo stesso.
Ritratto di Claus90
14 ottobre 2018 - 20:16
M se si fregiano del made in germany e poi mi fanno la premium in Congo non va bene
Ritratto di Fr4ncesco
14 ottobre 2018 - 20:37
2
Falso, ci sono aree analoghe in vari posti del mondo per cui possono avere le stesse caratteristiche fisiche. Il prosecco lo puoi fare tranquillamente in Cile, California, Australia e ci sono aziende vinicole di prim'ordine anche lì. I marchi servono a preservarne l'originalità legata al posto!
Ritratto di Claus90
14 ottobre 2018 - 20:28
Acuistano audi Q5 strapagandolo senza avere nessuna dote meccanica particolare ed è prodotto in Messico, poi denigrano l'Alfa Stelvio made in Italy ed è un gioiello di meccanica, non capisco l'italiano come ragiona. Il Q7 lo producono a Bratislava invece denigrano la Maserati Levante made in Italy mah
Ritratto di Claus90
14 ottobre 2018 - 20:28
*Acquistano
Ritratto di Reallyfly
15 ottobre 2018 - 08:42
Le auto sono fatte completamente da macchinari, non c'è più la manodopera artigiana (a parte marchi iper premium dove ancora le fa l'operatore manualmente), quindi fatta in Italia o fatta al circolo polare artico non cambia assolutamente niente, cambiano solo i costi e le tasse dove vengono dislocate le aziende
Ritratto di Santhiago
15 ottobre 2018 - 18:37
Insomma....ok l' automazione..ma non è proprio proprio così... parti dal basso..pensa anche solo alla produzione di un componente semplice come una vite di ferro.. Materiale semplice e uguale (...) dappertutto, processo di produzione semplice.. eppure ancora oggi le viti prodotte in Cina hanno una % di scarti pari a circa 8 volte tanto rispetto a quelle prodotte in europa. Solo che in molti casi, al netto degli scarti, il risultato è che costino meno, x cui si usano quelle. E se anche chiudiamo un occhio sugli scarti, sullo spreco di materiale, tempo, energia, avremo veramente lo stesso risultato sul macchinario in cui andiamo a montare quella vite? Probabilmente no. Ma tanto, nei beni di consumo, chi guarda più alla qualità reale? Non è forse così nell' abbigliamento, o nell' alimentare?
Ritratto di william71
11 novembre 2019 - 15:36
q5 viene prodotto in messico e rimane per il mercato usa, il q5 (con tarraco) viene fatto a wolfsburg, sulle nuove linee, dopo essere stata tolta la linea dello stabilimento di Neckarsulm, ad ogni modo a bratislava c'e la linea di montaggio di tuareg e q7, che vengono assemblati e prodotti con gli stessi criteri e standard tedeschi visto che il materiale e la linea di montaggio non cambia!! come non cambia una q3 fatta a martorell invece che zwicau, il prodotto made in germany e un po come dire...made in italy con la metà dei pezzi proventienti dalla germania.vedi un po te
Ritratto di Claus90
14 ottobre 2018 - 20:17
La manifattura e il made in Italy italiana e il made in Italy sono eccellenze invidiate nel mondo, gli italiani denigrano loro stessi e apprezzano poi prodotti stranieri elogiandoli anche se prodotti nel terzo mondo
Ritratto di gjgg
14 ottobre 2018 - 21:06
1
Effettivamente un extravalore ad esempio di un orologio premium-luxury svizzero è proprio di essere prodotto in Svizzera. Idem se una Rolls non fosse realizzata in Inghilterra o una Ferrari o Alfa o Maserati o Abarth non in Italia. Poi un Casio se pure fosse made in China o una Fiat made in Polonia ci può stare come prodotti più generalisti. Ma il premium spesso viene proprio definito col paese d' origine tanto che si contraddistingue e evidenzia come extravalore proprio la sottolineatura Made in...
Ritratto di william71
11 novembre 2019 - 15:42
Nel terzo mondo, non vuol dire che perchè fuori dalla fabbrica ci sono le baracche, allora i prodotti sono scarsi.. poi sempre vw è chiamata in causa??? quasi tutti i marchi standardizzano i costi, non per il prodotto finito ma per la manodopera, anche se sono automatizzati, gli sabilimenti hanno bisogno di operatori umani per far funzionare le macchine, quanto costa un'operaio a Igolstad??? 3200 euro al mese...quanto un a bratislava non piu di 1000....... fai un calcolo di quanto si risparmia???? quindi non si risparmi sul prodotto, perchè l'acciaio richiesto non arriva in estruso o grezzo come fanno le fabbriche low cost, e non acquistano sicuramente l'acciao piu "Nobile" anche ferrari per le california (quelle meno costose) ha optato per l'accioa proveniente dalla bielorussia, piuttosto che dalla arvedi di cremona o dalla dalmine perche gli costerebbe il quintuplo!!!
Ritratto di Agl75
14 ottobre 2018 - 22:31
Finalmente! Sarà la volta buona che si riesce a creare lavoro “europeo” in Africa senza per forza sfruttare i lavoratori delle ex-colonie? Me lo auguro di cuore. Prima si urla “aiutiamoli a casa loro” e poi noi critichiamo cosa potrebbe uscire da quegli stabilimenti? Uscirà semplicemente lo standard che deve, esattamente come succede in Polonia, Italia, Spagna, Russia, Svezia, Inghilterra, Francia, Germania, Serbia, Cina, Messico, Brasile, USA, ecc... Tutti gli iPhone sono prodotti in Cina: credete che se domani aprissero la produzione in Kenia, questi telefoni sarebbero differenti in termini di qualità?
Ritratto di Giuliopedrali
15 ottobre 2018 - 14:57
In realtà saranno soprattutto i cinesi a creare un boom automobilistico perfino nell'Africa nera e con prodotti che via via diventeranno africani. Anche la Vinfast è stata disegnata da Pininfarina ma ha un qualcosa di effettivamente vietnamita, sarà la stessa cosa. Non vedo l'ora di comprare un auto ugandese...
Ritratto di william71
11 novembre 2019 - 15:43
standing ovation per te, quoto ogni singola lettera!!!
Ritratto di federico p
15 ottobre 2018 - 00:22
2
Permettetemi di dire però che a me la globalizzazione non piace dal mio punto di vista marche come Fiat Lancia Ferrari Maserati Lamborghini sono auto italiane e devono essere prodotte in Italia almeno per il mercato europeo poi che per gli altri mercati si producono da altre parti lo trovo giusto per contenere i costi se le vendite sono così elevate da giustificare la costruzione di impianti fuori patria. Tutta questa globalizzazione porta ad avere auto anonime che fatte da un tedesco un italiano o uno del Mozambico risulta che alla fine le auto sono tutte uguali. Un po' come succede anche nel calcio in cui i giocatori non hanno più una squadra del loro paese ma vanno dove capita e così le tecniche vengono esportate e tutti diventano uguali e questo per me non va bene perché il mondo é bello perché è vario.
Ritratto di herm52
15 ottobre 2018 - 09:07
Nel frattempo in Italia, per poter avere un futuro di crescita industriale, si potrebbe orientarsi, con investimenti privati e pubblici, allo studio per la realizzazione sostenibile su scala industriale di impianti e veicoli a trazione a idrogeno.
Ritratto di Giuliopedrali
15 ottobre 2018 - 10:26
Certo l'Africa sarà la prossima Cina, detto da tanti analisti e per il momento sembra proprio che anche là prevarranno appunto i cinesi.
Ritratto di Santhiago
15 ottobre 2018 - 18:26
Questo è vero solo per quanto riguarda la manodopera a basso costo, usata da aziende estere, se non incapperanno in rischi geopolitici locali. Molte aziende, produttive e di successo, di importazione, e radicate storicamente in vari paesi africani infatti, stanno riscontrando, negli ultimissimi anni, imposizioni a livello dirigenziale, e non solo, da parte dei nuovi governi, con risultati quasi sempre distruttivi, con crescenti fallimenti in poco tempo.
Ritratto di GinoMo
15 ottobre 2018 - 10:46
quando la manodopera cinese costerà più di quella africana le grandi aziende inizieranno a spostarsi in Africa creando un'altra esplosione economica simil Cina, questa volta guidata proprio da loro e non più da Europa e USA
Ritratto di Giuliopedrali
15 ottobre 2018 - 10:52
Be la manodopera africana costa anche un decimo di quella cinese attualmente e per il Kenya, l'Uganda o il Ghana sono già ottimi stipendi, in realtà in Cina il costo del lavoro è decisamente inferiore ai paesi occidentali più avanzati, le paghe però sono di poco inferiori alla fine.
Ritratto di CiccioBe
15 ottobre 2018 - 11:14
Ma chi diamine ha scritto questo articolo????ma dargli una controllatina prima di pubblicarlo no? strapieno di errori!!!!
Ritratto di Giuliopedrali
15 ottobre 2018 - 11:58
Ci sono errori però è uno dei pochi articoli interessanti, perché per una volta tanto prevede il futuro. E il futuro dell'auto gradatamente dai prossimi anni 20 sarà l'Africa, prima come produzione e poi anche come mercato. Inizieranno le joint ventures soprattutto cinesi poi il mercato crescerà all'infinito come appunto in Cina negli ultimi decenni per esempio. Esiste anche la Innoson in Nigeria come marca africana che al momento produce modelli passati cinesi.
Ritratto di Giuliopedrali
15 ottobre 2018 - 15:19
In ogni caso saranno auto africane, non solo costruite in Africa ma anche di marchio e design africano per un boom automobilistico africano di qua a un decennio circa.
Ritratto di Santhiago
15 ottobre 2018 - 18:28
No. Saranno auto occidentali e orientali, di design occidentale e orientale, prodotte in Africa, a costi e qualità inferiori.
Ritratto di Giuliopedrali
15 ottobre 2018 - 19:36
Le prime auto (allora ci sono già adesso tipo Dacia in Marocco o cinesi in Egitto o Innoson in Nigeria) sono auto occidentali o orientali prodotte "su licenza" lì, poi pian piano arriveranno ottimi modelli proprio progettati in Africa magari con contributo "occidentale", del resto Skoda e Seat scusate allora sono auto tedesche, perché il 90% dei componenti è VW.
Ritratto di Lo Stregone
15 ottobre 2018 - 16:16
Tutto molto interessante, se nel frattempo non capita l'imponderabile...
Ritratto di GeorgeN
16 ottobre 2018 - 11:20
beh... ci sono auto prodotte in Mexico (audi).... forse in africa saranno prodotte a colpi di legno e riti woodoo XD

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