08
2015
agosto 2015
Editoriale pubblicato su alVolante di

Giulia e le altre: ok lo stile, ma occhio alla qualità

L'AUTO DEL RISCATTO, la berlina che dovrà restituirci un’Alfa Romeo finalmente all’altezza del suo passato, è partita col piede giusto. Quando la Giulia si è “materializzata” sul palcoscenico allestito nell’ex centro direzionale di Arese, a poche decine di metri dalle 69 auto più significative del Biscione riunite nel rinnovato Museo storico, c’è stato un attimo di silenzio. Poi, i 400 giornalisti provenienti da tutto il mondo per la presentazione non sono riusciti a trattenere l’applauso. Progettata in un capannone “blindato” nella Bassa Modenese da una task force di 800 tecnici (paragonata da Sergio Marchionne alla “skunk works” della Lockheed Martin, il gruppo di ingegneri che, in un bunker, sviluppò il primo caccia a reazione americano, determinante per il corso della seconda guerra mondiale), la Giulia ha gli ingredienti per puntare al successo.

UN DESIGN AGGRESSIVO, soluzioni tecniche raffinate, la trazione posteriore richiesta a gran voce dagli appassionati, le prestazioni mozzafiato (le sole anticipate) di una versione Quadrifoglio che, dall’alto dei suoi 510 cavalli, si permette di guardare senza complessi d’inferiorità le più sportive rivali tedesche. L’auto ha appeal, e lo conferma il seguito registrato sul web: più di 200.000 persone, in quei giorni, hanno letto le news che il nostro sito internet ha dedicato alla Giulia, facendone di gran lunga la novità più attesa e commentata (quasi sempre con toni positivi) tra le tante di cui continuamente diamo conto ai lettori.

VISTE LE ASPETTATIVE, però, questo modello - insieme alle altre novità Alfa Romeo attese nel prossimo biennio, tra le quali una suv e l’ammiraglia - dovrà essere all’altezza della situazione anche in materia di qualità (a proposito: è mai possibile che le Fiat debbano sempre vestire la “maglia nera” nelle classifiche J.D. Power sui problemi segnalati dalla clientela?). Perché è su questo terreno, oltre che nei servizi di vendita e postvendita, che si gioca davvero la partita con i costruttori tedeschi. I quali, come dimostra la nuova Audi A4, presentata senza far troppo rumore qualche giorno dopo la Giulia, le belle macchine le sanno fare anche loro. Altrimenti, le 400.000 Alfa Romeo annunciate per il 2018 rischiano di rimanere un sogno.

Guido Costantini

 

UNA PRECISAZIONE
Nell’editoriale dell’ultimo numero di alVolante ho scritto che il primo caccia a reazione americano (il P-80 Shooting Star della Lockheed Martin) fu determinante per le sorti della seconda guerra mondiale. Naturalmente, non è così: il velivolo, realizzato a tempo di record, si affacciò sullo scenario bellico soltanto negli ultimi mesi del conflitto e fu impiegato, invece, in Corea nel 1950. Chiedo scusa ai lettori.

G.C.



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Ritratto di PRINCIPE52
5 agosto 2015 - 15:17
Buongiorno gent.mo Dir. Guido Costantini sono un assiduo lettore della vostra rivista “ Al Volante “ e della ….sorella “In Sella”, e di entrambe le pubblicazioni apprezzo i contenuti. La motivazione che mi ha spinto a scrivere questo commento, non trae origine dal mondo auto o moto, ma deriva da un mondo drammatico e fortunatamente, ora per noi, lontano nel tempo : la Seconda Guerra Mondiale, di cui lei fa cenno nell’ editoriale del n. 17 di “ Al Volante “, del mese di Agosto 2015, con riferimento alla neonata Alfa Romeo Giulia. In particolare viene riportata una citazione di Sergio Marchionne, che paragona il gruppo di progettazione della A.R. Giulia alla Skunk works della Lockheed Martin, e fin qui nulla da eccepire. Ciò che non è corretto è quanto di seguito riferito, e cioè che questo gruppo di esperti della Lockeed Martin avrebbe sviluppato il primo caccia a reazione americano, che si sarebbe addirittura rivelato determinante per il corso della seconda guerra mondiale….. Leggo solo ora la sua nota in calce all’ editoriale qui sopra riportato. Avevo già scritto questo commento e, ringraziandola senz’ altro per la sua precisazione, spero voglia comunque accettare questa mia modestissima annotazione sulla storia del volo a reazione. In effetti il primo caccia operativo americano, venne prodotto dalla Lockheed, e fu il P80 ( successivamente denominato F80, dal 1948 ) che entrò in servizio nel 1950 ( come da lei giustamente precisato). Il primo scontro aereo tra caccia a reazione avvenne nel 1950 durante la guerra di Corea, quando in un duello aereo in cui furono impiegati gli F80, furono abbattuti due MIG 15 sovietici, in dotazione all’ aviazione della Corea del Nord. La US AIR FORCE, l’arma aerea degli Stati Uniti d’America, non schierò e non utilizzò mai su nessun fronte durante la seconda guerra mondiale, fino alla tragica fine della stessa il 02 settembre 1945, alcun tipo di caccia a reazione. In verità nel 1942, effettuò il primo volo il Bell B-59 Aircomet ( non prodotto da Lockheed, ma da Bell Aircraft Co. ), ma l’aereo, per scarse prestazione ed affidabilità, non entrò mai in servizio. Il primo aereo da caccia a reazione operativo al fronte e che partecipò alla seconda G.M. fu il tedesco Messershmitt ME 262, che avrebbe in effetti potuto essere determinante per l’esito della guerra, secondo il parere di molti esperti anche alleati, viste le prestazioni, eccezionali per l’epoca e molto superiori a quelle di qualunque aereo alleato, ma la sua produzione e consegna ai reparti fu ovviamente molto ostacolata e rallentata dai continui bombardamenti alleati sul suolo tedesco, e quindi solo circa 300 aerei parteciparono effettivamente ai combattimenti. Quasi nello stesso periodo, con data del primo volo successiva, fu sviluppato dall’ Inghilterra il caccia a reazione Gloster Meteor, bireattore simile al ME 262 che però non prese parte al secondo conflitto mondiale, tranne che con pochissimi velivoli e solo negli ultimi mesi. Restò però in servizio, nella forza aerea di molti paesi, ancora nel dopoguerra, fino alla fine degli anni ‘50 Potrebbe sembrare strano, ma l’Italia fu l’unico altro paese a sviluppare e produrre un aereo con propulsione a getto negli anni ‘40. Si tratta del Campini-Caproni, che effettuò il primo volo nell’ agosto del 1940, e gli fu riconosciuto il primato di primo volo a reazione dalla Federazione Aeronautica Internazionale. Dalle prestazioni modeste, ma comunque tecnicamente in anticipo sui tempi, avrebbe potuto avere rilevanza operativa, ma il progetto fu trascurato e poi abbandonato per le oggettive difficoltà tecniche incontrate, ma anche complice la miope visione dei governanti dell’epoca ( miopia che spesso ancora oggi affligge i nostri governi in campo scientifico, non solo militare….) In sostanza, quindi, l’unico caccia a reazione operativo durante la seconda G.M. fu il tedesco Messershmitt ME 262. La ringrazio per la sua cortese attenzione e mi scuso di aver trattato un argomento certamente molto lontano dai temi che caratterizzano le vostre apprezzate riviste, ma ritenevo opportuno fornire questo mio modesto contributo alla lettura della nostra recente storia. - Pierluigi Roggero
Ritratto di Carlo Migliavacca
12 agosto 2015 - 15:21
Gentile Direttore oltre ad esser un lettore della vs. rivista sono un grande appassionato di aeronautica e naturalmente non mi era sfuggita la svista. Molto corretta da parte sua la precisazione. Vorrei solo aggiungere che nel 1943, data di nascita degli Skunk Works diretti dal geniale "Kelly" Johnson che diventerà, tra le altre cose, il padre del superlativo F-104 "Starfighter" , l'azienda era solo Lockheed, la fusione con la Martin era ancora molto lontana, avverrà solo nel 1995. Solo per la precisione. Un caro saluto e buon lavoro. Carlo Migliavacca- Parma

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