05
2020
maggio 2020
Editoriale pubblicato su alVolante di

L’Italia dell’automobile che chiede di poter ripartire

RECLUSI IN CASA DA SETTIMANE per arginare la diffusione dell’epidemia, abbiamo smesso di ragionare nei termini cui eravamo abituati. Progettare il futuro è diventato un esercizio per i pochi che se lo possono permettere, concentrati come siamo sulle difficoltà quotidiane, sulla salute nostra e dei nostri cari, sul terribile conteggio dei decessi che ci aspetta ogni sera in tv. In un contesto così difficile, l’automobile passa inevitabilmente in secondo piano. Se addirittura l’idea di guidare ci sembra qualcosa di lontano (e ci scopriamo a rimpiangere le code, che sì, ci facevano imbestialire, ma forse erano preferibili alle strade vuote di oggi), immaginarsi in veste di clienti in una concessionaria ha un che di irreale. Conosciamo bene le ricadute economiche e sociali della tempesta che stiamo affrontando: a chi ha perso il lavoro o lo sta per perdere non viene certo in mente di comprare un’auto e probabilmente nemmeno di farla riparare. 

CON LE CONCESSIONARIE CHIUSE DALL’11 MARZO, le immatricolazioni sono andate a picco: il -85% nelle vendite registrato il mese scorso è un’ecatombe senza precedenti per un settore che vale il 10% del prodotto interno lordo italiano e genera un’ottantina di miliardi di euro l’anno di gettito fiscale. Un risultato che è perfino difficile commentare, e che getta un’ombra sinistra sui prossimi mesi. Nel contesto di un crollo del Pil che il centro studi di Confindustria ha stimato, per il 2020, nel 6%, ma a condizione che entrofine maggio riparta almeno il 90% delle attività produttive (altrimenti, si parla di un catastrofico -10%), il mercato italiano dell’automobile potrebbe archiviare questo annus horribilis con 1,3 milioni di unità, un terzo in meno del 2019. 

QUESTO, NEL MIGLIORE DEI CASI. Mettendo in conto altri due o tre mesi di blocco, l’Unrae ipotizza un calo del 41%: alla fine, gli italiani che nel 2020 compreranno un’auto potrebbero essere appena un milione. Per limitare i danni, l’unione delle case estere ha suggerito, tra l’altro, modifiche agli ecobonus e un riallineamento fiscale agli standard di altri Paesi europei per le vetture aziendali. Il comparto dell’automobile è strategico per l’economia di questo Paese, e deve ripartire. L’augurio è che le richieste del settore possano trovare maggiore ascolto da parte della classe politica rispetto a tante altre analoghe proposte di rilancio fatte in passato. Quando il coronavirus non c’era.

Guido Costantini

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