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Speranze asiatiche per la De Tomaso

21 dicembre 2013

Il curatore fallimentare della De Tomaso sta trattando con due possibili acquirenti di quel che resta della Tomaso, dichiarata fallita.

Speranze asiatiche per la De Tomaso
SPERANZE DALL’ESTERO - Si torna a parlare della De Tomaso (nella foto il logo), e con qualche briciolo di speranza. Una manifestazione di interesse - come viene chiamata in gergo tecnico - la disponibilità a farsi carico di quel che resta della società dichiarata fallita due anni fa, sarebbe stata presentata da due gruppi stranieri. 
 
CINESI A TORINO - Di uno si sa il nome: Ming-Jun Industry, colosso cinese impegnato nella metallurgia e nella produzione di mezzi di trasporto. Nel novembre scorso una delegazione di manager della Ming-Jun Industry è stata a Torino dove ha incontrato il giudice fallimentare e le autorità locali interessate alla vicenda, oltre che visitare gli stabilimenti De Tomaso di Grugliasco. 
 
E SOPRATTUTTO IPOTESI LOTUS - Sull’identità dell’altro gruppo interessato invece è stato mantenuto il riserbo per espressa richiesta della parte interessata. Non mancano però le indiscrezioni, secondo cui si tratterebbe di una cordata che al di là dell’origine lussemburghese del fondo di investimento protagonista dell’operazione, non sarebbe altro che l’inglese Lotus Cars, oggi facente capo alla malese Proton a sua volta inserita nel gruppo finanziario-industriale DRB-Hicom, uno dei maggiori della Malesia.
 
BOCCATA D’OSSIGENO - Nell’immediato le due manifestazioni di interesse, presentate alla Regione Piemonte, al Ministero per lo Sviluppo Economico e al curatore fallimentare, hanno la concreta conseguenza di rendere possibile la cassa integrazione per i circa 900 dipendenti licenziati un paio di mesi fa dal curatore fallimentare, in assenza di prospettive di ripresa delle attività. Fino al 4 gennaio i 900 dipendenti De Tomaso in questione beneficiano della cassa integrazione, ma dal 5 gennaio senza novità concrete, scatterebbe il licenziamento e la fine della cassa. Con l’atto formale di manifestazione di interesse da parte di nuovi capitali è possibile far proseguire la cassa integrazione per qualche mese.
 
CREDIBILITÀ SPORTIVA - A parte questo aspetto sociale, a essere interessante è l’ipotesi di arrivo della Lotus, un nome storico nel mondo dell’automobile sportiva. Nell’ipotesi che l’operazione vada in porto si tratterebbe di riprendere tutto da zero, con nuovi progetti e nuove strategie, che sarebbero ovviamente legate anche al marchio Lotus. Un cammino complesso ma che avrebbe credibilità per il fatto che ci sarebbero un nome conosciuto e ammirato in tutto il mondo, uno stabilimento con manodopera competente come quello ex-De Tomaso di Grugliasco e un socio finanziariamente credibile come la Lotus Cars (e il suo gruppo malese  di appartenenza DRB-Hicom). Per avere conferma dell’ipotesi occorrerà attendere i primi giorni di gennaio 2014.




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Ritratto di Klabr 14610
21 dicembre 2013 - 16:35
Penso che a nessuno interessi realmente a che vada la De Tommaso (anche se è un pilastro storico dell'automobilismo italiano), ma la speranza è che 900 persone ritrovino il lavoro.
Ritratto di trautman
21 dicembre 2013 - 17:24
L'operazione non ha senso, speriamo che non sia un altro circo per prendere contributi nazionali e europei e poi tornare al punto di partenza con 900 cassaintegrati.
Ritratto di Merigo
21 dicembre 2013 - 17:32
1
Quello che ci continuano a raccontare è una grossa bugia, perché non è vero che sia fallita De Tomaso, perché De Tomaso non esiste e non esisteva. La storia è tutta diversa e la racconto. Industrie Pininfarina aveva fino al 2010 tre stabilimenti produttivi (oltre al Centro Stile di Cambiano): Grugliasco, Sede storica e dove si trova anche la famosa galleria del vento, San Giorgio Canavese e Bairo. Cessata l'attività industriale, vanno in CIG tutti gli operai, tra cui i 900 di Grugliasco, dove si eseguiva la lastratura e la verniciatura delle scocche che venivano poi inviate negli altri due stabilimenti per la carrozzeria e la messa in strada. Ecco quindi che si fanno avanti due ambigui soggetti: Gian Mario Rossignolo e Mercedes Bresso. Il primo un faccendiere già Manager di tutto e la seconda Presidente della Regione Piemonte. Il primo, che aveva nel frattempo comprato il Marchio De Tomaso, solo il Marchio ripeto, perché De Tomaso non aveva (e non ha) un cespite che è uno, neanche una scrivania, intorta la seconda proponendole di salvare il lavoro dei 900 di Grugliasco producendo Gran Turismo in alluminio ma che, per farlo, aveva bisogno di qualche milione di € per l'addestramento. La Bresso, in vista di elezioni regionali, acquista così (con denaro ovviamente pubblico!) da Industrie Pininfarina lo stabilimento e comincia a elargisce a Rossignolo i soldi per i corsi di aggiornamento (facendosi bella in campagna elettorale del "salvataggio"). Passano però i mesi e di corsi neanche l'ombra, e intanto la Bresso perde le elezioni e la poltrona, e la Procura della Repubblica di Torino apre un'inchiesta che sfocia nell'arresto per truffa ai danni dello Stato di Rossignolo e famiglia e il blocco dei fondi per i corsi inesistenti da parte della nuova giunta regionale. Ed eccoci ai nostri giorni con la CIG che scade a gennaio 2014 ma, siccome la vicenda è esattamente come la ho raccontata, parlare di fallimento De Tomaso non rappresenta la realtà. Perché la realtà ha come soggetti vittima 900 addetti Pininfarina che con Pininfarina hanno smesso di lavorare e che mai hanno lavorato con De Tomaso, la quale nulla ha fatto nello stabilimento di Grugliasco oltre a mettere l'insegna, e soggetti megalomani incapaci come Gian Mario Rossignolo (agli arresti da due anni) e Mercedes Bresso, detta la Zarina, sparita dalla circolazione ma uscita assolta dall'inchiesta che ha potuto dimostrare solo la sua imbecillità ma non il dolo, e però punita dall'elettorato. Una storia analoga stava per compiersi a Term
Ritratto di marcoVB
27 dicembre 2013 - 18:23
l'ennesimo (in questo caso ennesimA) comunista del k@zzo che esce pulita da un processo in cui tutto era da dimostrare meno che le sue colpe, evidenti a tutti. Però ci è riuscita, e "nessuno sa come". Complimenti per il tuo racconto assolutamente veritiero e dettagliato. - See more at: http://www.alvolante.it/news/fallimento-de-tomaso-interesse-lotus-332665#comment-646292
Ritratto di PariTheBest93
21 dicembre 2013 - 17:40
3
Chissà se i cinesi (o meglio i loro soldi) riuscirebbero a resuscitare il marchio....
Ritratto di Merigo
21 dicembre 2013 - 17:44
1
Stavo scrivendo di Termini Imerese, quando è partito il post. Riprendo. Una storia analoga stava per compiersi a Termini Imerese, con Massimo Di Risio, titolare della DR Motors che si è fatto avanti per rilevare da FIAT il sito dismesso e ricevere dallo Stato la paccata di soldi per farlo (FIAT infatti lo cedeva gratis) per assumere le maestranze. Solo che Di Risio non si è trovato di fronte una sprovveduta come Mercedes Bresso ma Corrado Passera, allora Ministro dello Sviluppo Economico, cui era demandata la gestione della patata bollente e che ha subito capito, evidentemente studiando il piano industriale come non fece la Bresso, su quale aria fritta fosse fondato, rimando Di Risio a Isernia. Adesso sotto con i cinesi e la Lotus. Auguri ai 900 ex Pininfarina!
Ritratto di lucios
21 dicembre 2013 - 23:35
4
....e purtroppo frequente del nostro Paese.
Ritratto di M93
22 dicembre 2013 - 11:03
Già due anni fa, si sperava nella rinascita di questo marchio ma purtroppo nulla di fatto. A Ginevra 2011 era stata presentata la Deauville (a mio parere orrenda) che avrebbe dovuto prefigurare il modello che segnava il ritorno della De Tomaso. Si era anche ipotizzato il ritorno della Pantera, sportiva ad alte prestazioni. Ma non si è più saputo nulla. Speriamo che chi prenderà in gestione il marchio e ne tenterà il rilancio, situi la produzione in Italia, per aiutare, per quanto possibile, la nostra economia e gli operai.
Ritratto di Merigo
22 dicembre 2013 - 12:45
1
In una qualsiasi truffa bene architettata ci deve sempre essere l'esca. Nel caso di Rossignolo, nel nulla industriale di De Tomaso, fu la Deauville. Vettura statica, cioè senza meccanica, di cui infatti il piano industriale non aveva previsto da chi acquistarla. Esca cui la Regione Piemonte abboccò come un cavedano. Ma la Regione Piemonte nella persona della Sua Presidentessa Mercedes Bresso (a Torino si è sempre scherzato su cosa ci facesse nella città della FIAT un Presidente della Regione con un nome così!), aveva l'assillo delle imminenti elezioni, e il salvare il posto dei 900 lavoratori di Pininfarina le parve un'occasione da non perdere, e così abboccò senza neanche verificare il piano industriale, acquistando da Pininfarina (felicissima di vendere 1 dei 3 stabilimenti fermi) lo stabilimento di Grugliasco e accollandosi le buste paga dei 900 lavoratori per girarle a De Tomaso. Solo che De Tomaso non esisteva più, in quanto Rossignolo aveva acquistato l'unica cosa che esisteva ed esiste, cioè il Marchio. Quindi neanche quella Deauville esiste, ma esiste solo la bufala tirata alla Regione Piemonte e l'unico che, senza colpa, ne ha giovato, è Pininfarina che si è trovato in piena crisi con un filantropo solvibile (la Regione Piemonte) che incredibilmente le acquistò uno stabilimento fermo e la sollevò del problema dei suoi 900 dipendenti. Ma ripeto, quei 900 non erano dipendenti De Tomaso in quanto non ci hanno lavorato neanche un minuto, ma lo sono solo sulla carta a seguito della bufala che, a differenza del film "La Stangata" non è riuscita, in quanto Rossignolo è agli arresti da allora (domiciliari considerata l'età) e la Mercedes ha perso la faccia e conseguentemente le agognate elezioni regionali. Saluti.
Ritratto di onavli§46
22 dicembre 2013 - 15:12
il colosso cinese Ming-Jun Industry, come cita l'articolo, colosso della metallurgia, è più interessata al rilevamento dell'impiantistica e dei macchinari, che della (im)possibile acquisizione e/o partecipazione di produttività della fù De Tommaso. La De Tommaso è stata una colossale truffa, tante ne sono girate e ne girano ancora in Italia, cito in ultimus, il Gruppo Riva... ove "scandalosamente" gli sono stati ridati gli oltre 8 mlidiardi di € sequestrati) La truffa De Tommaso peraltro, assai sponsorizzata dalla pure fù Presidente Regione Piemonte, con la pur partecipazione di alcuni passati componenti del Ministero del Lavoro, e assai sostentata dal sindacato FIOM, e dal truffatore architetto principale del raggiro Gian Mario Rossignolo e &, . raggirò ogni ostacolo con oltre 1.7milioni di € di una falsa fidejussione per avere l'assegnazione statale di 7.5 milioni di €, per approntaggio, rilevamento strutture, vari inciuci produttivi inesistenti e fasulli corsi di riqualificazione dei 1000 operai ex De Tommaso, che (poveracci nel vero senso sociale e della parola) sono stati usati strumentalmente da tutti i citati personaggi, e hanno formulato si e no una settimana di corsi di riqualificazione, presso gli Enti del Lavoro interessati. A metà luglio 2012, il rampante -el truffador- fu soggetto a mandato di cattura, ed arrestato da parte della Procura di Torino, ma in virtù della "tarda" età del Gian Mario, ma del buon operato dei suoi legali, è stato posto agli arresti domiciliari nella più che fastosa villa di Vignale Monferrato. Sintetizzata la truffa, di cui sicuramente vi saranno i soliti risvolti al'italiana, tutti colpevoli, nessun colpevole, i fatti non sussistono ecc. ecc., sarebbe pertanto molto meglio e più che opportuno, che il buon curatore fallimentare, il Ministero del Lavoro ed il Governo, si preoccupassero, non di dar una possibile vita a questa fabbrica gloriosa ma ora inutile, in quanto non avrebbe alcun sbocco produttivo e commerciale, ma bensi al futuro sociale di questi 900 e passa lavoratori, che terminata la Cassa Integrazione, rischiano oggettivamente di finire sul lastrico assieme a tanti altri lavoratori italiani, che pur hanno perso il posto di lavoro, in svariatissime ed assai ingarbugliate similari vicende. La De Tommaso, ed i suoi lavoratori, NON SI MERITAVANO certo questa vicenda, ma nell'industria italiana e non solo, vicende come queste ve ne sono a centinaia, per cui ciò che dico, è soltanto per uso e costume, ma è semplicemente vergognoso. Purtroppo oggi, di vergogna si deve vivere e sopravvivere, ma domani è un'altro giorno e si vedrà.....
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