A SORPRESA - Nuovo tappa (o forse dà più l’idea parlare di un pugilistico round) in sede europea per la messa a punto delle nuove normative comunitarie in materia di emissioni di CO2 delle automobili. Oggi doveva essere votato l’avvio dell’iter per l’introduzione delle nuove regole in materia. Lunedì era stato raggiunto un accordo tra il Consiglio d’Europa e Parlamento basato su un obiettivo di 95 g/km a partire dal 2020, con tappa intermedia di 130 g/km per il 2015.
MERKEL A GAMBA TESA - Assieme a questi tappe, era previsto anche l’adozione del sistema dei crediti per la produzione delle vetture elettriche e ibride: ognuna di loro varrà più di una auto a motore termico, così da poter “aggiustare” la media. Un meccanismo su cui conta molto l’industria tedesca delle vetture di lusso. Ma quello che sembrava ormai cosa fatta è sfumato in poche ore stamattina, prima della riunione dei 27 che doveva procedere al voto. Lo stop e il rinvio è venuto per l’azione della Germania che ha ottenuto lo spostamento del voto a ottobre. Per ottenere il rinvio è intervenuta anche Angela Merkel, Cancelliere del governo tedesco, che ha chiamato la presidente di turno del Consiglio, l’irlandese Enda Kenny, facendo pressioni per il rinvio. La cosa ha suscitato prese di posizioni che parlano di “scandalo”.
VARI SCHIERAMENTI - Il rinvio sarebbe importante per la Germania perché nei prossimi mesi spererebbe di costituire una minoranza in grado di bloccare il compromesso, anche per l’arrivo di nuovi Paesi membri, come la Croatia. Altri “alleati” sulla questione sono la Gran Bretagna, l’Olanda, la Repubblica Ceca e la Slovacchia.
LE ELETTRICHE E LE IBRIDE - In discussione non ci sarebbe tanto il limite massimo di 95 g/km previsto dal 2020, ma il sistema dei buoni compensativi, su cui contano le case tedesche per equilibrare le loro emissioni medie. Lo scontro sarebbe su quanto deve contare un’auto elettrica o ibrida. Per la Germania ognuna di esse si dovrebbe moltiplicare per 3, mentre il compromesso parla di 1,37. Inoltre, per la maggior parte dei Paesi il sistema dei crediti dovrebbe valere solo con l’entrata in vigore dei limiti più bassi, mentre per la Germania ciò dovrebbe essere valido anche prima. Insomma, lo scontro è duro e su cose rilevanti.
CONFRONTO APERTO - Nella sua azione di pressione la Germania fa riferimento all’importanza occupazionale dell’industria automobilistica, che però ha aspetti diversi nei vari Paesi dell’Unione europea. Resta il fatto che il round di oggi è andato ai tedeschi e ora bisognerà vedere come procederà il confronto nei prossimi mesi.