NUOVA LEGGE - Con il nuovo reato di omicidio stradale (la legge è stata approvata il 2 marzo scorso), c’è anche il carcere preventivo più “facile”. Come riporta il Sole 24 Ore, i giudici potranno, con meno limiti di prima, tenere in carcere i guidatori responsabili di incidenti causati in stato d’ebbrezza grave (oltre 1,5 grammi di alcol ogni litro di sangue) o sotto effetto di droga. È la custodia cautelare, utile pure a evitare che l’automobilista ripeta, nelle settimane successive al sinistro, comportamenti pericolosi. In passato, infatti, il problema si è già posto in tutta la sua drammaticità: parecchi guidatore ubriachi (o drogati), cui era stata sospesa la patente per mesi, a distanza di qualche tempo si sono rimessi al volante senza licenza, e ancora sotto l’effetto di alcol o stupefacenti, causando un secondo sinistro gravissimo. Con l’omicidio stradale, il quadro è completato dall’arresto in flagranza.
FORTI POLEMICHE - Ma il nuovo reato è destinato a suscitare polemiche. Nelle scorse ore, la giunta dell'Unione delle Camere penali ha bocciato la legge dell’omicidio stradale: “Non è affatto vero che i pirati della strada rimanessero impuniti prima della emanazione di questa legge. È falso il messaggio mediatico secondo il quale l'omicidio stradale ora è reato: il fatto era già previsto con l'articolo 589 del codice penale. Ed era già severamente punito, con reclusione da tre a dieci anni. Cui ben poteva aggiungersi l’aggravante della previsione dell’evento con pena finale che poteva raggiungere i 15 anni”.