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Parigi, Madrid e Bruxelles contro l’UE

17 maggio 2018

I sindaci delle tre città si oppongono al regolamento europeo che ha introdotto i nuovi test per l’omologazione delle auto.

Parigi, Madrid e Bruxelles contro l’UE

APPUNTAMENTO IN TRIBUNALE - Giovedì 17 maggio il Tribunale dell’Unione europea terrà udienza su una questione riguardante l’automobile, in particolare le norme europee relative alle emissioni di ossidi di azoto. La corte deve decidere sull’ammissibilità di una denuncia presentata dai sindaci delle città di Parigi, Madrid e Bruxelles a proposito del regolamento comunitario 2016/646 del 20 aprile 2016. Il regolamento è quello che ha modificato gli standard Euro 6, introducendo i nuovi test RDE (condizioni di guida reale) e contemporaneamente il “fattore di conformità” con il quale il risultato dei test su strada viene ricalcolato prima di verificare se rispetta i limiti degli standard europei. In pratica, con l’avvio dell’applicazione delle nuove procedure, dal settembre 2019, avverrà che il valore delle emissioni di NOx rilevato nei test verrà diviso per 2,1 (1,5 dal 2021) e sarà il risultato di questa operazione che dovrà rispettare lo standard europeo (80 g/km). Ciò significa che dalle misurazioni su strada potrà uscire un valore di 168 mg/km (120 g/km dal 2021). Dunque una quantità di NOx parecchio superiore a quanto consentito dalla norma. Per i primi cittadini di Parigi, Madrid e Bruxelles questa procedura rappresenta una licenza di inquinamento concessa ai costruttori.

PUNTI DI VISTA A CONFRONTO - Sul fronte opposto si fa presente che il regolamento in questione è stato messo a punto di fronte all’evidente inadeguatezza della normativa precedente, basata soltanto sui test in laboratorio, in quanto troppo facili da bypassare da parte dei costruttori, come la vicenda Dieselgate ha messo in luce chiaramente. Dunque per le autorità europee le novità si collocano nell’ottica di un più adeguato controllo delle reali emissioni, e l’introduzione del “fattore di conformità” vuole essere uno strumento per dare alle case costruttrici il tempo di mettere a punto i nuovi motori. Ma questa spiegazione delle istanze europee non piace agli amministratori locali delle tre grandi metropoli europee che hanno perciò voluto porre la questione alla magistratura comunitaria. Durante il dibattimento del 17 maggio, gli avvocati delle tre città avranno ognuno 15 minuti per illustrare le proprie tesi, con l’intento di convincere i giudici a decidere la ricevibilità della loro contestazione.  



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