DOPO IL NO DEL CONSIGLIO DI STATO - Il “tira e molla” ha avuto inizio in concomitanza con i primi grandi esodi estivi, dopo che la decisione del Governo di ritoccare i pedaggi (il provvedimento, in vigore dal 1° luglio, era nell’ultima manovra economica) è stata contestata dai movimenti di difesa dei consumatori e dalle Province di Roma, Rieti, Pescara, oltre che da alcuni comuni dell'hinterland romano. Le amministrazioni locali si sono rivolte al Tar del Lazio, perché bloccasse gli aumenti. Invito puntualmente accolto. Di qui il ricorso in appello della Presidenza del Consiglio e dell’Anas al Consiglio di Stato, che pur rigettando il ricorso, aveva osservato che lo stop dei rincari non era da estendere a tutto il territorio nazionale.
UNA TASSA MASCHERATA - Ora, la nuova decisione del Tar. Il quale, nell’ordinanza, scrive che “viste le precedenti ordinanze cautelari adottate da questo Tribunale, confermate in sede di appello, ha ritenuto di confermare, anche ai fini del presente provvedimento, le motivazioni” precedenti. Va detto che l’Anas aveva comunque sospeso i rialzi tariffari in tutti e 26 i caselli interessati al provvedimento. Secondo l'avvocato Gianluigi Pellegrino, che ha presentato il ricorso al Tar del Lazio in rappresentanza del Movimento difesa del cittadino, “i giudici amministrativi hanno riconosciuto il fatto che si trattava di una tassa mascherata, contraria al diritto comunitario. Ora, dunque, la sospensione vige in tutto il territorio nazionale e questo dovrebbe indurre il Governo a non riproporre con legge l'odioso balzello come è stato ventilato nei giorni scorsi. Altrimenti si va alla Corte costituzionale”.


