SICUREZZA INSUFFICIENTE - Le microcar finiscono nel mirino della Procura di Roma. “Sono notoriamente insicure”, dicono i magistrati. I pubblici ministeri Laura Condemi e Lina Cusano hanno esaminato le dinamiche dei due incidenti che ad aprile sono costati la vita a un diciassettenne e a una quindicenne. Ebbene, in base ai test effettuati dai periti, hanno concluso che questi ciclomotori su quattro ruote (così sono omologate per il codice della strada le microcar, tant’è che per guidarle è sufficiente il patentino) non offrono “alcuna garanzia di tenuta dell’abitacolo”.
LEGGI INADEGUATE - Essendo equiparate ai ciclomotori, le microcar non sono tenute ad adottare i sistemi di sicurezza tipici delle automobili “per i grandi”, le quali invece sono sottoposte a severi crash test (nella foto sopra un crash test organizzato dall'ADAC, l'automobile club tedesco). Tanto più che, secondo i magistrati, “criteri di omologazione come quello del limite di peso a 350 chilogrammi impongono l’utilizzo di materiali leggeri”. Fin troppo. Oltre ad avere un abitacolo meno robusto, le microcar non sono neppure dotate di sistemi come Abs ed Esp, preziosi per ridurre il rischio di incidenti, né di airbag che ne attenuino le conseguenze. Prova a smarcarsi l’Ancma, associazione dei costruttori di cicli e motocicli, che sottolinea come le microcar “non siano autovetture, bensì ciclomotori a quattro ruote. In quanto tali, soddisfano le normative d’omologazione previste dalla Comunità europea”. Il fatto è che, secondo i magistrati, tale normativa “è troppo blanda, e l’Italia non fa che applicare le regole internazionali, senza creare quei correttivi che sarebbero invece necessari”. Non resta che aspettare la conclusione dell’inchiesta. Il cui esito, anche se non ci sono indagati e ipotesi di reato, farà probabilmente discutere.































