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Rapporto Istat: ecco come si spostano gli Italiani

3 dicembre 2018

I dati sono riferiti al 2017 e fotografano un’Italia che si sposta ancora prevalentemente in automobile.

Rapporto Istat: ecco come si spostano gli Italiani

PENDOLARI METÀ DEGLI ITALIANI - Sono circa 30 milioni le persone che ogni giorno si muovono per lavoro o studio, circa 2 in più rispetto a 20 anni fa e pari a circa la metà della popolazione. A decretarlo è l’ultimo rapporto Istat, “Spostamenti quotidiani e nuove forme di mobilità”, che indica in un terzo (il 35,5%) i cittadini in movimento per lavoro e in meno di un quinto (il 18,5%) quelli che lo fanno per raggiungere la scuola o l’università. Uno studio che “fotografa” i comportamenti registrati nel 2017, a volte confrontandoli con i valori rilevati nel passato, e fa approfondimenti sui cambiamenti in corso e sulle nuove forme di mobilità. 

COME CI SI MUOVE - Gli spostamenti avvengono per il 17,4% a piedi e per il restante 81,6% con mezzi, dove a dominare è l’automobile utilizzata per il 47,3% delle persone come conducente e per il 16,2% come passeggero. Seguono tram e bus (7,8%), pullman e corriere (5,7%), treno (4,4%), bici (3,7%), metropolitana (3,6%), scooter e moto (3,5%), bus aziendali o scolastici (2%). Le percentuali cambiano sensibilmente tra occupati e studenti. Solo il 12% dei primi va al lavoro a piedi, mentre il 74,6% prende l’auto come guidatore (69,2%) o passeggero (5,4%). A grande distanza gli altri mezzi con il primo “fermo” al 5,4% (tram e bus). Da notare che i lavoratori preferiscono di più bici (4,2%) e moto (4,3%) a treno (3,6%) e metropolitana (3,5%). Gli studenti camminano di più (27,9%), ma la modalità principale rimane l’auto, soprattutto come passeggeri (37%, mentre solo il 5% guida). Di rilievo sono pure le percentuali di chi usa tram e bus (12,5%) e pullman e corriere (12,3%), ma anche treno (5,9) e scuolabus (5,1%). Pochi gli spostamenti su due ruote (2,7% in bici, 2% in moto). Da notare che la maggioranza (84,6%) delle persone prende solo un mezzo di trasporto, mentre la multimodalità è utilizzata soltanto dall’11,2% dei lavoratori e dal 34,4% degli studenti. 

I TEMPI DI SPOSTAMENTO - Il rapporto Istat evidenzia che i tempi gli spostamenti di breve durata sono in calo dal 49,1 al 45,9% nell’ultimo decennio, pur rimanendo i prevalenti. In discesa sono pure i trasferimenti con durata superiore ai 30 minuti, passati da 17,1% registrato nel 2007 al 16,4% rilevato nel 2017. Viceversa, aumentano i viaggi con durata variabile (dall’11,7 al 14%) e quelli con tempi compresi tra 15 e 30 minuti, dove però Istat non fornisce le percentuali. A causare un incremento dei tempi è pure la maggiore lunghezza del tragitto con il 44,3% (contro il 41,6 del 2007) a recarsi in un ufficio o una scuola fuori dal Comune di residenza.  

COME CAMBIA LA MOBILITÀ - Dal confronto tra i dati 2007 e 2017 non emergono radicali cambiamenti nelle scelte di spostamento. L’unica variazione registrata, per altro lieve, riguarda l’aumento delle forme a minore impatto ambientale e più salutari. In generale, cala l’uso dei mezzi privati dal 62,7% del 2007 al 61,6% del 2017) e aumenta di poco la modalità integrata di trasporto che combina mezzi pubblici e privati (da 4,2 a 4,8%). In crescita è pure la mobilità “attiva” (a piedi o in bici), passata dal 18 al 19,1%, merito soprattutto di chi ama camminare (dal 16,2% al 17,4%), mentre i ciclisti rimangono stabili (dall’1,8 all’1,7%). Dai dati del rapporto emerge anche che donne e studenti attuano scelte più sostenibili e che la mobilità “attiva” registra grandi differenze tra aree geografiche. La più virtuosa è la provincia di Bolzano (22,5% a piedi e 5,7% in bici, record nazionale) davanti a Puglia (25,6 e 0,5%) e Campania (25 e 0,6%), mentre a chiudere la classifica sono Friuli Venezia-Giulia (12,8 e 2%), Marche (11,1 e 1,6%) e Umbria (9,5 e 0,4%). Lazio (17,4 e 0,6%) e Lombardia (14,7 e 1,9%) sono sotto la media nazionale, mentre la Toscana è in media e la Liguria un po’ più virtuosa (20,3 e 0,6%). 

LA MOBILITÀ ALTERNATIVA - Interessante è il focus sulla mobilità alternativa, ossia su car pooling e le proposte di sharing in auto, scooter o bici. A scegliere di dare o prendere un passaggio in auto almeno una volta alla settimana per andare al lavoro o a scuola è il 7,4% dei pendolari. Una formula attuata in prevalenza dai giovani e nelle regioni del Sud. In particolare tra gli under 24 le percentuali che optano per il car pooling risultano del 12,1% tra gli occupati e del 14,5% tra gli studenti patentati. Il record regionale è detenuto dalla Campania con l’11,4% di persone che almeno una volta nella settimana condivide i propri spostamenti quotidiani. I 47.700 veicoli in condivisione (83% di bici, il 16% di auto e 1% di scooter) presenti nei 357 servizi di sharing italiani (58% nel Nord Italia, 15% nel Centro e 26% nel Sud) sono stati scelti per spostarsi almeno una volta all’anno da oltre 1,2 milioni di cittadini. Di questi oltre 750mila hanno preferito l’auto e circa mezzo milione la bici, mentre manca il dato relativo allo scooter sharing. L’utenza del car sharing rappresenta solo l’1,5% della popolazione maggiorenne, ma è in forte crescita: +24,1% rispetto al 2015 e quasi 100.000 persone in più nell’ultimo anno. L’uso è più frequente tra i giovani (utenza del 3,5% tra i 18-34 anni), tra le persone più istruite (4,6% tra laureati e dottori di ricerca), tra gli studenti (4,4%) e gli impiegati e i quadri (3,7%). Scontato è il maggior utilizzo nei centri urbani più grandi e nel Nord della Penisola, dove i servizi sono più diffusi. I record di utenti per popolazione maggiorenne sono a Milano (7,5%) e Roma (5,6%). Più modesta la scelta del bike sharing (meno di 1% di utenti per popolazione maggiorenne), ma comunque in crescita del 30% rispetto al 2016. Anche in questo caso sono giovani e persone con titolo di studio alto sono i maggiori utilizzatori. 



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Ritratto di Franc3sc0
3 dicembre 2018 - 17:21
"a dominare è l’automobile utilizzata per il 47,3% delle persone come conducente e per il 16,2% come passeggero", quindi vuol dire che la differenza, il 31,1% di 30 milioni (9,3 milioni), si sposta da sola in auto? sarebbe interessante anche sapere quanti milioni di tonnellate di ferraglia, plastica e gomma movimentano ogni giorno questi 9 e passa milioni per trasferirsi comodamente e quanti lo fanno in presenza di valide alternative. E poi anche sapere quanto ossido di azoto producono con l'immancabile, indispensabile, ubiquo, puzzolente diesel e quante di queste tonnellate di Nox sono emesse in città ogni giorno. Così, solo per sapere, perchè tanto non cambierà nulla ancora per moltissimo tempo.
Ritratto di Rav
4 dicembre 2018 - 09:48
3
Fino a quando non ci sarà una valida alternativa questo discorso non ha senso. Se lavoro lontano e devo forzatamente pure usare l'auto, ci manca solo che debba spendere di più in un carburante piuttosto che l'altro. Per l'inquinamento? Lo stipendio non me lo alzano quindi se alla lunga respiro un po' meglio ma non pago le bollette non funziona. Oltre tutto tanti mezzi pubblici sono forse più inquinanti delle auto più moderne. Il problema cronico è che sulla media-lunga percorrenza e fuori dalle grandi città il trasporto pubblico serve solo chi non ha orari da rispettare o si sacrifica perdendo ore morte tra gli spostamenti. Quindi si ripiega sull'auto e si viene pure vessati da tutti.
Ritratto di Franc3sc0
4 dicembre 2018 - 15:35
Non sta al singolo, il singolo al massimo può provare ad essere più responsabile, valutare meglio se davvero ha bisogno dell'auto, se davvero ha bisogno del diesel, etc, ma per il resto è un problema di visione politica a lungo termine. Solo che oggi la nostra (e non solo la nostra) politica ha a che fare con temi di breve termine che sono considerati sempre più pressanti, e il risultato è che non si investe sul futuro.
Ritratto di RS
4 dicembre 2018 - 17:23
I mezzi non funzionano, c'è poco da dire (per lo meno nella mia zona, in Emilia-Romagna). Finché non si creerà un sistema adeguato alle necessità della gente, solo una minima parte utilizzerà i mezzi pubblici (solamente quei pochi che hanno la fortuna di avere il percorso giusto a orari tutto sommato accettabili). Un mio conoscente per fare andare a lavorare ha calcolato che utilizzando treno + autobus arriverebbe a destinazione alle 10:45 dovendo cominciare alle 07:30...
Ritratto di chegente
5 dicembre 2018 - 07:46
dovrebbe aggiungere i soliti 20 /40 minuti di ritardo
Ritratto di chegente
5 dicembre 2018 - 07:44
seee inquinamento riscaldamento globale una grande palla gigantesca...sta arrivando esatto contrario.
Ritratto di str
3 dicembre 2018 - 17:57
Potrei sbagliarmi, ma mi sembra che si siano dimenticati che gli italiani, in città, si muovono principalmente in SUV.
Ritratto di ViAmo
3 dicembre 2018 - 18:09
Ogni anno la stessa solfa. Finché non migliorerà di parecchio la qualità del trasporto pubblico è ovvio che continueremo a muoverci in auto. Meglio comodi in coda sulla propria auto con la propria musica e la temperatura desiderata che asserragliati su un treno perennemente in ritardo con persone che ti sgomitano nei reni, in piedi, a temperature che variano dal Polo Nord al tropico del cancro senza mezze stagioni...questo naturalmente imho e con rispetto parlando. Viamo.
Ritratto di Sepp0
3 dicembre 2018 - 18:47
A me interesserebbe molto di più che migliorasse la disponibilità di lavoro nelle immediate vicinanze di dove si vive, significherebbe meno necessità di mobilità a 360° e con qualsiasi mezzo, a tutto vantaggio dell'ambiente (per non parlare della qualità della vita).
Ritratto di Epigrams
3 dicembre 2018 - 20:22
Sei di Milano?
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