PRESSIONE ALLE STELLE - È in corso il primo sciopero della benzina, indetto dall’Automobile club d’Italia per lanciare un segnale di protesta contro i continui aumenti fiscali che gravano sui carburanti. “Gli automobilisti non faranno rifornimento il 6 giugno - ha dichiarato il presidente dell’Aci, Angelo Sticchi Damiani - per dire coralmente basta agli aumenti dei prezzi alla pompa, saliti di oltre il 20% in un anno. Il problema sta nelle troppe accise, che continuano a rappresentare la forma di tassazione preferita dallo Stato perché immediata, ineludibile e senza costi gestionali per l’erario”.
QUALI NUMERI - Solo quest’anno, infatti, in media una famiglia spenderà per l’auto 1.680 euro in carburante, ai quali vanno aggiunti 715 euro per l’assicurazione, 270 per la manutenzione, più 220 per parcheggi e garage, senza contare i 190 euro per i pedaggi e i 120 per le multe, per un totale di oltre 3.500 euro, a fronte dei 3.278 del 2011.
ACCISE ETERNE - La benzina è il prodotto più martoriato: il 60% del prezzo alla pompa è fatto di tasse e Iva. Gli automobilisti italiani pagano ancora accise come quelle per la tragedia del Vajont (1963) e l’alluvione di Firenze (1966). E ora il governo ha deciso di aggiungere un’accisa di due centesimi di euro (2,4 con l’Iva) per il terremoto in Emilia, che dovrebbe essere cancellata a fine 2012: vedi qui.
QUALE RISULTATO? - È vero: i governi di ogni colore vedono l’automobilista come un limone da spremere al distributore. Ma, in concreto, lo sciopero di oggi quali risultati otterrà? Voi pensate sia utile? Partecipate al sondaggio.












































