RELAZIONE UFFICIALE - Giovanni Pitruzzella, presidente dell’Autorità garante per la concorrenza e del mercato (Agcm, chiamata normalmente Antitrust) ha presentato al Parlamento la relazione sull’attività svolta nel 2012. Tra i numerosi settori al centro dell’attenzione dell’Autorità c’è stato e c’è quello della assicurazione RC auto, che pesa pesantemente sul bilancio degli automobilisti.
ITALIANI TARTASSATI - Della relazione il dato colto con maggior rilievo da parte di quotidiani e televisioni è stata l’affermazione che “i premi RC Auto in Italia sono in media più elevati e crescono più velocemente rispetto a quelli dei principali paesi europei”. E a scorrere la relazione si colgono diversi aspetti che testimoniano la situazione di dominio di cui beneficiano le compagnie di assicurazioni.
LE TRUFFE - In risposta alle accuse di esosità, spesso si sentono spiegazioni che fanno risalire il problema alla diffusione degli indennizzi fasulli, cioè alle vere e proprie truffe perpetrate ai danni delle compagnie tramite finti incidenti o riparazioni inesistenti o sovrastimate.
INDAGINE A TAPPETO - Ebbene, la relazione dell’Antitrust ha riferito che l’indagine compiuta su un campione rappresentativo dell’82% del mercato, ha messo in evidenza come in realtà ci sono paesi in cui il problema delle truffe è ben più forte che in Italia. In particolare l’Antitrust scrive: “il numero delle frodi accertate ai danni delle compagnie in Italia appare quattro volte inferiore a quello accertato dalle compagnie della Gran Bretagna e la metà di quelle che sono in Francia”.
L’ETÀ - Sorprendente è il panorama presentato dall’indagine dell’Antitrust a proposito delle tipologie di assicurato. Gli automobilisti più anziani, con utilitaria di recente immatricolazione, risultano essere la categoria soggetta agli aumenti più marcati. Nella irritante graduatoria, al secondo posto ci sono i giovani con motorino e dietro di loro le moto dei quarantenni.
TECNOLOGIA NEGLETTA - E si direbbe che sotto questo aspetto neanche la tecnologia riesca ad andare incontro agli automobilisti. Nella sua relazione l’Antitrust cita la cosiddetta “scatola nera” che registra ogni manovra del conducente e in caso di incidente facilita la ricostruzione esatta della dinamica dello stesso. Ciò è considerato un deterrente contro i comportamenti imprudenti e quindi un calmiere per i costi delle compagnie; dunque un modo per contenere le tariffe. Ma il dispositivo non viene incentivato con condizioni assicurative veramente più interessanti, e il risultato è che la percentuale delle vetture che ne sono dotate non va oltre il 3%.
IL BLUFF DEL RISARCIMENTO DIRETTO - Altro aspetto interessante e sorprendente è quello relativo alle polizze che prevedono il risarcimento diretto. Questa modalità di rapportarsi con le carrozzerie e le assicurazioni era stato presentato come un modo per contenere i costi e praticare riduzioni nelle tariffe. In realtà, in base a quanto rilevato con la propria indagine sul settore, l’Antitrust ha registrato “aumenti molto significativi successivi all’introduzione del risarcimento diretto”, segno che le tante parole fatte sui vantaggi di tale modalità di rapporto nella pratica non trovano conferme.
TROPPO FEDELI - Nell’insieme dell’universo RC auto, va comunque segnalato un atteggiamento passivo da parte degli assicurati. Secondo l’indagine promossa dall’Antitrust la mobilità da una compagnia all’altra è molto bassa (10%). Ciò, nonostante che l'operazione rappresenti “un’arma a disposizione dei consumatori per stimolare la concorrenza”, perché l’indagine “ha mostrato un’estrema variabilità dei premi richiesti”.
POCA INFORMAZIONE - Gli automobilisti però non riescono a sfruttare queste possibilità perché “gli strumenti di informazione e di confronto tra le diverse offerte sono complicati e non si è sviluppata la figura dell’agente plurimandatario”.
CAMBIARE PUÒ COSTARE - Non manca comunque una sottolineatura a giustificazione della apparentemente ingiustificata “fedeltà” assicurativa degli automobilisti: “la peculiare articolazione delle classi interne e delle regole evolutive adottate dalle compagnie - si legge nella relazione dell’Autorità della concorrenza - impatta negativamente sulla mobilità degli assicurati: cambiando assicurazione il cliente viene inserito in classi interne più svantaggiate rispetto a quella di provenienza”.