SOTTO PRESSIONE - Il settore dell’auto è in crisi “e nessuno se ne ‘mporta” per dirla con Pino Daniele e considerando l’assoluto silenzio da parte delle autorità di governo su un qualche possibile intervento per almeno sostenere le vendite, se non rilanciarle. E dire che l’automobile ha un peso importante sulle casse dello Stato. Nonostante la crisi. Lo documenta in maniera inoppugnabile lo studio pubblicato ieri dall’Anfia (Associazione nazionale filiera industria dell’automobile) secondo cui nel 2012 lo Stato ha prelevato dalla filiera la bellezza di 72,73 miliardi di euro.
UN PESO SEMPRE MAGGIORE - Ciò significa che a fronte della situazione pesantemente deficitaria in cui si trova il settore, il suo contributo alle casse statali è ulteriormente aumentato rispetto al 2011, per la precisione del 3,8%. Non solo: percentualmente la quota di entrate fiscali originate dalla filiera dell’auto è cresciuta dal 16,8% al 17% (il totale delle entrate tributarie in Italia nel 2012 è stato di 426,64 miliardi). L’Anfia ricorda che dal 2009 al 2012 tale quota è aumentata dell’1%. Nonostante appunto le vendite di auto siano profondamente diminuite.
RUOLO IMPORTANTE - E dire che il confronto con gli altri paesi europei vede la filiera italiana dell’auto ricoprire un ruolo più importante nell’economia nazionale rispetto a quanto succede all’estero. In Italia il suo peso è del 4,4% del Pil mentre la media degli altri paesi è del 3,3%.
COSA CALA E COSA CRESCE - Nel bilancio complessivo delle entrate fiscali derivate dalla filiera dell’auto nel corso del 2012 non tutte le voci hanno lo stesso andamento. Ovviamente quella dell’Iva e dei diritti vari legati all’acquisto dei veicoli segna un calo, per la precisione del 18,5% sul 2011 (con 5,5 miliardi di euro contro i 6,75 del 2011); e in calo sono anche gli introiti derivati dalla vendita di lubrificanti (-5,7%), dalle operazioni di manutenzione (-10,1%), dai pedaggi autostradali (-2,7%).
LA SANGUISUGA DEI CARBURANTI - A fronte di questi introiti in discesa risultano in aumento le entrate per imposte e balzelli sui carburanti. Nonostante un sensibile calo dei consumi il totale del carico fiscale relativo è arrivato a 37,37 miliardi, contro i 33,26 del 2011, con un incremento del 12,4%. In aumento sono anche gli introiti per la imposta provinciale di trascrizione (IPT, con una crescita dell’12,8%), così come quelli per la tassa di possesso (bollo), lievitati del 7,2%, nonché ciò che deriva dai premi assicurativi, in salita del 3,1% e le altre entrate inerenti i parcheggi e le contravvenzioni, introiti aumentati del 4,7%.
UTILIZZARE GLI INTROITI PER IL SETTORE - A fronte di questa situazione drammatica, il presidente dell’Anfia Roberto Vavassori ha proposto che lo Stato riduca il peso fiscale che appesantiscono i costi di possesso e utilizzo dei veicoli, causando un irrigidimento del mercato preoccupato di affrontare impegni crescenti. Oltre a ciò l’Anfia propone e chiede che quanto introitato venga impiegato in parte proprio in iniziative capaci di aiutare il settore dell’auto a sopravvivere e riprendersi. Vavassori ha ricordato che il Codice della strada prevede che il 50% delle entrate per contravvenzioni sia impiegato in interventi per la mobilità.