L'uscita del primo Tesla Cybercab dalla linea di assemblaggio della Gigafactory in Texas (foto qui sotto) rappresenta un passo decisivo per l'azienda. Farà parte di una prima flotta di veicoli di test che dovranno accumulare chilometri per rendere la guida autonoma pienamente sicura, visto che affida il suo intero funzionamento al software. Ma la futuribile vettura cela ancora qualche magagna.

Secondo Electrek, il programma pilota dei Robotaxi, attualmente in fase di test ad Austin con delle Model Y dotate della stessa tecnologia del Cybercab, sta incontrando non poche difficoltà. I dati emersi sono allarmanti: con 14 incidenti registrati su circa 1,29 milioni di chilometri percorsi (una media di un sinistro ogni 92.000 km), le vetture autonome mostrano un tasso di incidentalità quasi quattro volte superiore rispetto a quello dei guidatori in carne e ossa. A questo si aggiungono un'operatività limitata ad appena il 19% del tempo potenziale e la necessità, ad oggi imprescindibile, di mantenere a bordo un collaudatore per supervisionare la guida.

Le criticità si estendono anche alla diffusione effettiva del servizio. Il programma è attualmente attivo solo ad Austin e a San Francisco, con una flotta complessiva di appena 200 veicoli. Per superare queste lacune e garantire una guida autonoma sicura e senza supervisione, Musk ha ammesso che Tesla avrà bisogno di accumulare circa 10 miliardi di miglia di dati.
Sebbene i ritmi attuali suggeriscano che questa soglia possa essere raggiunta entro luglio 2026, la raccolta dei chilometri è solo il primo passo di un iter lunghissimo. Seguiranno infatti intense fasi di addestramento dell'intelligenza artificiale, test di validazione e la risoluzione di milioni di casi limite, spostando plausibilmente il rilascio del software definitivo di almeno un altro anno.
A complicare ulteriormente il quadro tecnico si inserisce il ritardo nello sviluppo del nuovo chip AI5, posticipato alla metà del 2027, che costringerà l'azienda a equipaggiare i primi Cybercab con l'hardware di generazione attuale (AI4).

Le attuali difficoltà del progetto Robotaxi sembrano inserirsi perfettamente nello stile di gestione dell'imprenditore americano. C'è però una differenza sostanziale rispetto al passato: oggi Tesla non si muove più in un mercato privo di concorrenza. Le rivali cinesi sono tecnologicamente avanzate e propongono alternative sempre più credibili, anche nel settore della guida autonoma. In questo nuovo scenario, i sistematici ritardi e i proclami disattesi rischiano di incrinare la fiducia degli investitori e degli analisti, che alla lunga potrebbero smettere di dare credito alle visioni di Elon Musk.































