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UK: la campagna per le elezioni e l'auto

27 febbraio 2015

Nella campagna elettorale inglese si scontrano due temi: la prospettiva dell’uscita dalla UE e la crescita dell’industria automobilistica.

UK: la campagna per le elezioni e l'auto
EUROPA SI, EUROPA NO - Non ha solo spunti greci la riflessione sulle prospettive dell’Unione Europea e l’eventualità che qualche paese ne esca. Ovviamente senza i clamori suscitati dalle vicende greche, l’argomento è d’attualità anche per l’evoluzione del quadro politico del Regno Unito. Il 7 maggio i cittadini di sua maestà Elisabetta II andranno a votare per le elezioni politiche nazionali e i leader dei partiti stanno giocando le loro carte anche tenendo conto della crescita nel paese di un sentimento antieuropeista. Fenomeno che è stato ben testimoniato dal successo elettorale del partito Indipendence Party alle scorse elezioni europee. 
 
LA PRMESSA DI UN REFERENDUM - In questo contesto generale il premier David Cameron (foto qui sopra) ha messo in primo piano nella sua campagna elettorale l’impegno per un referendum sulla permanenza o meno del Regno Unito nell’Unione Europea. Per la precisione l’impegno è per un ricorso alle urne nel corso del 2017. E va detto che Cameron ribadisce la cosa senza dar a vedere di voler caldeggiare il mantenimento dello status quo, come dicesse agli elettori “fate voi”. 
 
PROSPETTIVE INCERTE - Si può ben immaginare che la cosa possa essere un atteggiamento tattico per recuperare elettori antieuropeisti, ma ciò nonostante la prospettiva sta inquietando non poco importanti settori del mondo economico, come l’industria automobilistica, che in Gran Bretagna è presente con stabilimenti produttivi di diverse case costruttrici: Ford, Nissan, Toyota, Honda, Opel-Vauxhall, Mini, Rolls-Royce, Bentley, Jaguar e Land Rover. Tutti nomi che fanno capo a gruppi non inglesi, che in caso di uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea si ritroverebbero alle prese con problemi non previsti e di non facile soluzione.
 
CONSEGUENZE PESANTI - Sull’argomento già da parecchio tempo si è pronunciato il presidente della Nissan, Carlos Ghosn, il quale ha affermato che in caso di uscita della Gran Bretagna dell’Unione il suo gruppo sarebbe costretto a rivedere i sui programmi di investenti (oggi la Nissan nel suo stabilimento di Sunderland produce oltre mezzo milione di vetture all’anno). Oltre alla posizione esplicita di Ghosn ci sono poi diverse considerazioni di analisti economici, i quali affermano che senz’altro l’industria dell’automobile ha tutto l’interesse che la Gran Bretagna resti nell’unione europea. 
 
OBIETTIVI DI CRESCITA - E proprio il livello produttivo dell’industria automobilistico è un altro degli argomenti ricorrenti negli interventi di campagna elettorale del premier David Cameron. Per esempio, parlando nei giorni scorsi alle maestranze della Rolls-Royce (foto in alto),  il premier ha sottolineato come la Gran Bretagna con 1,53 milioni di veicoli prodotti nel 2014 sia la terza nella classifica dei paesi produttori di auto in Europa, dietro la Germania e la Spagna che “ora sono nel nostro mirino”, ha detto Cameron.
 
L’AUTO CONVIENE - Dunque l’industria dell’auto come importante fattore di occupazione e di crescita è un argomento forte di Cameron per sollecitare il voto alle elezioni del 7 maggio prossimo. Senonché queste rosee prospettive si scontrano con le conseguenze di una ipotetica vittoria del “fuori dall’Unione europea” al referendum promesso da Cameron. Come ben fanno intendere le valutazioni fatte da Ghosn e dal mondo economico.
 
I VANTAGGI EUROPEI - Le ragioni sono abbastanza semplici. Del milione e mezzo di auto prodotte in Gran Bretagna l’anno scorso il 41% è stato venduto nei paesi dell’Unione Europea dove vige la libera circolazione delle merci nei paesi membri. Ciò mentre il sistema economico inglese offre condizioni di lavoro convenienti per le aziende straniere (come dimostrano le tante presenze di impianti produttivi di case costruttrici, tutte straniere). 
 
REGOLE E MANODOPERA - Ma non solo di questo è fatta la contrarietà dell’industria dell’auto all’uscita della Gran Bretagna dall’Europa. Altri argomenti riguardano la regolamentazione di tutto ciò che riguarda l’auto e la libertà di movimento delle persone all’interno dell’Unione. Per il primo aspetto viene sottolineato che è sempre meglio essere al tavolo dove si discutono e si decidono le regole che non doverle rispettare senza discuterle. Quanto alla libertà di movimento il timore è che una Gran Bretagna fuori dall’UE si dia norme sull’immigrazione che finirebbero con il ridurre i vantaggi per le aziende in materia di costo del lavoro.
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Ritratto di Franck Dì
27 febbraio 2015 - 18:11
cosa c'entra l'Inghilterra con l'UE visto che non ne fa parte come Stato membro e nè tantomeno ha l'euro.... il referendum dell'uscita dalla ue è una pijiata per il cul0 agli inglesi.....
Ritratto di Fr4ncesco
27 febbraio 2015 - 22:27
Si parla di Regno Unito, non della singola Inghilterra, e il Regno Unito fa parte dell'Unione Europea. Che non abbia l'Euro non c'entra e non è l'unica a non averlo.
Ritratto di osmica
28 febbraio 2015 - 10:05
Diciamo che mi stupisce che nel 2015 la gente non lo sa ancora. "ne' tantomeno ha l'Euro"... Per aderire all'Euro bisogna far parte della EU, non il contrario. Livello ignoranza Gran maestro.
Ritratto di lucios
28 febbraio 2015 - 11:09
4
....diciamo che gli inglesi, dall'alto del loro regno, si sono messi nella posizione di chi sta con una "scarpa dentro ed una fuori", speculando quando conviene sui vantaggi dell'UE e stando fuori dalle magagne. Forti anche della loro amicizia con gli USA, e non è poco, che fa acquisire loro un ruolo importante nelle decisioni a livello finanziario, commerciale, ecc.! FURBI!
Ritratto di Fojone
27 febbraio 2015 - 19:47
è uno stato membro dell'UE! gli inglesi, furbescamente non hanno aderito alla moneta unica, ma fanno parte dell'unione infatti persone e merci circolano liberamente dal Regno Unito agli altri paesi membri...
Ritratto di Fr4ncesco
27 febbraio 2015 - 22:18
Come con la Scozia, tante chiacchiere e poi hanno votato per restare nel Regno Unito. Non gli conviene uscire dall'UE, come possono pensare di essere competitivi da soli con tutte le potenze economiche globali? Poi si tratta di un'isola, distaccata dal resto del continente quindi è logisticamente sconveniente produrre le auto lì, farebbero la fine dell'Australia.
Ritratto di onlyroma
28 febbraio 2015 - 10:00
Quale sarebbe la fine che ha fatto l'Australia? L'Australia dopo anni di Ottimi risultati sta avendo un normalissimo calo,nel settore automobilistico poi,il problema è il cambio di governo,che ha tolto le sovvenzioni alle case produttrici. Dato che la moneta è molto forte e il costo del lavoro alto,senza questi aiuti,le case automobilistiche scappano. Quindi il problema principale è sempre la moneta che si ha. Immagina domani l'Italia con una moneta sua,svalutata,ci sarebbe la corsa a costruire da noi. Abbiamo stipendi da fame e ora poche tutele lavorative (ART.18). Però a differenza nostra ,l'Australia si riprenderà in un attimo,noi no.Almeno finchè avremo i paletti europei e l'€ come moneta
Ritratto di Fr4ncesco
28 febbraio 2015 - 12:53
Il problema dell'Australia non è dovuto solo ai costi di produzione ma anche dalla domanda interna che non soddisfa il regime industriale e che produce molto meno di quanto potrebbe produrre. Poi c'è il problema logistico, perchè per portare i lotti di auto da un capo all'altro del Paese impiegano lo stesso tempo di quelli che arrivano dall'Asia. Prima a sostenere l'industria c'erano i dazi, le sovvenzioni e gli stessi australiani che compravano solo i prodotti nazionali e venendo a mancare questi fattori, più i costi e più la situazione geografica, le Case automobilistiche tolgono le tende. Questo potrebbe accadere anche con la GB, perchè la sola domanda interna non soddisferebbe l'offerta industriale e da un punto di vista logistico è più conveniente produrre nell'Europa continentale. Citi l'Italia ma l'articolo parla di un'eventuale uscita dall'Unione Europea, non dall'Euro e in questo caso la penso anche io così, l'Euro è stato conveniente per i Paesi del nord Europa, non per quelli del sud.
Ritratto di onlyroma
28 febbraio 2015 - 13:29
Nel caso della GB che ha già una sua moneta e neanche svalutata,anzi, sarebbe probabilmente un disastro la sua uscita della comunità europea. Sicuramente non accadrà,non credo che gli inglesi siano così tanto nazionalisti da rischiare un salto nel buio.
Ritratto di Fr4ncesco
28 febbraio 2015 - 16:52
Hanno i benefici dell'UE (libero scambio delle merci ecc)ma con una moneta loro però e quindi non dipendono dalla Germania. Non gli conviene proprio uscire dall'Unione.
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