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Volvo P1800 Cyan: seconda giovinezza

Pubblicato 05 settembre 2020

Il team Cyan Racing, che prepara le Volvo da corsa, ha dato nuova vita alla P1800 degli Anni 60: è nato così un bolide con 420 CV che pesa solo 990 kg.

Volvo P1800 Cyan: seconda giovinezza

RESTOMOD - Venduta fra il 1961 e il 1973, e disegnata con il contributo della torinese Frua, che concepì la sinuosa carrozzeria, la Volvo P1800 è fra le auto più iconiche della casa svedese, complice l'apparizione nella serie tv degli Anni 60 intitolata Il Santo, con protagonista il celebre attore Roger Moore. Oggi, per la P1800, è arrivato il momento di vivere una sorta di seconda giovinezza, perché è stata sottoposta ad un esteso progetto di restomod, ovvero un’elaborazione che consiste nell’aggiunta di elementi moderni e al passo con i tempi (come il motore o il cambio) a vetture del passato. 

FIRMATA DALLA CYAN - L’elaborazione è stata messa a punto dalla Cyan Racing, team svedese noto in precedenza come Polestar Racing e specializzato nel preparare le Volvo da corsa e oggi indipendente dalla Volvo, che nel 2015 acquisì la Polestar. La Volvo P1800 Cyan, questo il nome completo dell'auto, è stata realizzata sulla base di una P1800 del 1964, debitamente modificata dalla Cyan Racing: la carrozzeria, più corta di 20 cm (siamo a 420 cm), è stata allargata di 5 cm (per un totale di 175 cm) e ha parti di rinforzo in fibra di carbonio e acciaio ad alta resistenza, che contribuiscono a far crescere la rigidità strutturale; per lo stesso scopo c’è una gabbia di rinforzo interna in titanio. 

TECNICA AL TOP - Inoltre, la carrozzeria della P1800 Cyan si differenzia stilisticamente per i passaruota più sporgenti, che hanno consentito l’installazione di ruote più ampie di quelle che aveva la P1800 del passato: realizzate tramite forgiatura per ridurne il peso, e con il dado di fissaggio centrale come nelle moderne auto da corsa, sono di 18” e calzano pneumatici Pirelli P Zero della misura 235/40 all’avantreno e 265/35 al retrotreno. Le ruote fanno lavorare sospensioni a doppio quadrilatero alto, le medesime presenti nelle moderne supercar; gli ammortizzatori e le barre anti-rollio sono regolabili, in modo da adattare il comportamento dell’auto al tipo di fondo stradale o alla pista. 

PER GUIDATORI ESPERTI - A trazione posteriore e pesante soltanto 990 kg, meno di tante moderne utilitarie, la Volvo P1800 Cyan è concepita per fare divertire chi la guida e offrire un’esperienza decisamente “old school”, senza compromessi: il cambio è rigorosamente manuale, a 5 marce, e non ci sono il sistema anti-bloccaggio delle ruote e il controllo di stabilità. Il pilota, in caso di emergenza, oltre alle proprie doti di guida può fare affidamento sui freni, adeguati alle prestazioni di cui è capace la Volvo P1800 Cyan: i dischi anteriori sono ampi 36,2 cm, quelli posteriori 33 cm. 

MOTORE DA CORSA - Al posto del 4 cilindri 2.0 di cui era dotata la Volvo P1800, la versione preparata dalla Cyan ha sempre un “duemila”, ma con due turbo e di origine racing: è il medesimo motore della Volvo S60 TC1, realizzata per gareggiare nel campionato TC1 per auto derivate da quelle di serie. Grazie ai 419 CV a 7.000 giri e 455 Nm a 6.000 giri, promette riprese mozzafiato (il limitatore “taglia” la potenza a 7.700 giri, tanti per un turbo) e prestazioni entusiasmanti, anche se la Cyan non le ha ancora annunciate. 

LA FARANNO - Questa speciale Volvo P1800 non resterà un esemplare unico, ma verrà prodotta dalla Cyan Racing in serie limitata. Il prezzo? Di circa 400.000 euro.





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Ritratto di allatast
5 settembre 2020 - 19:43
anni d'oro per la linea delle macchine . tante bellissime auto in quel periodo tali da rimanere nella storia
Ritratto di Marcopazzo
5 settembre 2020 - 19:45
Se un piccolo team, riesce a fare una vettura tanto bella partendo da una base non altrettanto affascinante, perché le case automobilistiche fanno carcassoni tutti uguali uno all' altro. Non me lo spiego proprio.
Ritratto di Andre_a
5 settembre 2020 - 22:35
5
Pur essendo d’accordo col discorso in generale, trovo il paragone fuori luogo: questa costa 400000 € e non verrebbe mai omologata da nessuno, se prodotta in serie.
Ritratto di puccipaolo
6 settembre 2020 - 00:39
6
Non sono d'accordo. Qui si parla di linea e possiamo notare l'armonia tra le proporzioni e le leggi dei canoni del classicismo. Il bello è bello , punto. Poi tutti oi sappiamo che occorre chinarci alle leggi dell'aerodinamica e a forme particolari della carrozzeria per adeguarci ai crash test e protezione pedoni in particolare, ma indubbiamente delle coupè di quel periodo neanche l'ombra. L'unica per sobrietà a mio parere oggi è la Giulia, che se avesse una cugina ipotetica a 3 porte potrebbe dire la sua in fatto di stile. La legge del ritorno economico non ce la farà mai vedere....
Ritratto di Andre_a
6 settembre 2020 - 13:59
5
Le coupé di quel periodo non le fanno più proprio perché adeguandole alle norme attuali sulla sicurezza e l’inquinamento verrebbero degli aborti peggio della PT Cruiser.
Ritratto di littlesea
6 settembre 2020 - 23:33
1
Se e la PT Cruiser era un aborto, allora la nuova Aston Martin SUV o la Bentayaga, cosa sono?
Ritratto di Andre_a
6 settembre 2020 - 23:48
5
@littlesea: parlavo di auto relativamente moderne che si ispirano ai tempi passati, come appunto la PT Cruiser. Cosa c’entrano invece Dbx e Bentayga? Non mi piacciono neanche quelle, ma per altri motivi.
Ritratto di gbvalli
7 settembre 2020 - 11:36
Se ci mettessimo d'impegno, saremmo ancora capaci di progettare auto belle e rispettose delle norme (vedi Porshe 911, ad esempio). Ma bisognerebbe avere un po' più di coraggio e di fantasia, e meno fame di super-guadagno.
Ritratto di Andre_a
7 settembre 2020 - 14:50
5
@gbvalli: la 911 sembra l’eccezione che conferma la regola.
Ritratto di Oxygenerator
7 settembre 2020 - 08:30
@ puccipaolo Il bello è il bello per lei. Quest’auto ad esempio per me è orrenda. Per fortuna, che visto il costo, non la si vedrà mai in giro. Non sono favorevole alle operazioni nostalgia, stiamo grattando il fondo del barile, ma almeno, che le facciano elettriche, ste kazzate. Ripeto, fosse per me, meglio non rifarle. Sono fuori contesto. Un’auto che era bella al suo tempo, ma il suo tenpo non c’è più. Mi fanno un po l’effetto delle donne che sono state bellissime, e che non arrendendosi al tempo che passa, diventando delle signore interessanti, si ostinano a rifarsi dal chirurgo estetico, diventando dei mascheroni e sembrando tutte, dei travestiti.
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