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McLaren, luci e ombre dopo Monza

15 settembre 2010

La grande gara di Button, l’errore terribile di Hamilton, la scelta tecnica poco chiara fatta dal team. Tutto questo è accaduto a Monza dove la squadra inglese ha perso la leadership nel mondiale piloti.

HAMILTON FA E DISFA - Sembrava uno di quei portieri un po’ scarsi che abbondano nella Premier League, il principale campionato di calcio della sua Gran Bretagna, quando tentano una uscita e poi si fermano. E rimangono in quella che si chiama la “terra di nessuno”, beccandosi l’inevitabile pallonetto. Ecco, Lewis Hamilton alla Variante della Roggia si è comportato alla stessa maniera. L’istinto da killer che gli ha permesso di scrivere memorabili imprese, ultima in ordine di tempo quella di 15 giorni prima a Spa, gli ha suggerito di buttarsi all’interno della Ferrari di Felipe Massa, la parte che ragiona del suo cervello lo ha indotto a non provarci. Combattuto tra il diavoletto che gli ordinava di fare il kamikaze e l’angioletto chi gli imponeva di frenare, è rimasto fregato. Appunto, nella “terra di nessuno”. E come un pilota alle prime armi ha urtato Massa danneggiando la sospensione anteriore destra e finendo nella ghiaia di Lesmo 1. Come minimo, Hamilton ha buttato via 12 punti, quelli del quarto posto che non poteva non essere suo se avesse fatto il taxista per un’ora e sedici minuti. 12 punti che gli avrebbero consentito di rimanere il leader del campionato e che sicuramente peseranno tantissimo a fine stagione. Invece… Almeno Hamilton ha avuto il buon senso di assumersi tutte le colpe, certo che la rabbia per essersi costruito da solo una trappola del genere deve essere stata tanta.
 

Hamilton mclaren monza 2010 formula 1
Lewis Hamilton.


BUTTON TORNA IN LIZZA - Chi in un certo senso ha invece recuperato ciò che gli era stato tolto da Sebastian Vettel a Spa, è stato Jenson Button (foto più in alto). Secondo tempo in qualifica, brillante in partenza, velocissimo e abile nel conservare la prima posizione per metà corsa nonostante un maggior carico aerodinamico, Button ha pagato caro il pit-stop, più lungo di 8 decimi rispetto a quello di Alonso. E il campione del mondo in carica si domandava se non fosse stato meglio posticipare la sosta anziché anticiparla nei confronti della Ferrari. Rimane il fatto che Button è stato più fortunato del suo compagno Hamilton, nel senso che nella divisione dei compiti tecnici, a lui è toccato portare avanti il set-up della MP4/25 con lo F-Duct, mentre Lewis viaggiava più scarico aerodinamicamente e senza l’ala soffiata. Il miglior tempo di Hamilton nel terzo turno di prove libere ha poi tratto in inganno lui e il suo ingegnere che hanno proseguito senza F-Duct, mangiandosi poi le mani dopo la qualifica. Button, invece, ha sposato in pieno la scelta iniziale ed ha avuto ragione. Rimane il fatto che la strategia McLaren ha lasciato qualche dubbio perché sarebbe stato meglio, col senno del poi, limitare i test alle sole prove libere evitando così di diversificare le vetture anche in qualifica. Inutile sottolineare che se Hamilton avesse impiegato lo F-Duct, avrebbe potuto tranquillamente lottare per la pole anziché ritrovarsi quinto nello schieramento. E molte cose sarebbero state diverse.



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