UNA PIETRA MILIARE O UN DIVERSIVO? - È stato raggiunto ieri l’accordo tra la Renault e le organizzazioni sindacali (a esclusione della confederazione CGT, sindacato di sinistra che rappresenta circa un quarto dei lavoratori Renault) relativo all’organizzazione del lavoro e ai vari aspetti connessi, per quanto concerne le strutture Renault in Francia (in Spagna un accordo analogo è già stato raggiunto da mesi). L’accordo è venuto al termine di una lunga fase di confronto e discussione durato mesi, con incontri a tema ogni settimana.
AUMENTO PRODUTTIVO - Molti sono gli aspetti previsti dall’accordo. In primo piano si può mettere l’impegno della Renault a mantenere la struttura produttiva attualmente presente e attiva in Francia (cinque fabbriche) aumentando la produzione di circa un terzo, con 710 mila veicoli all’anno, così da abbassare il costo unitario di produzione per veicolo. In questo modo non ci sarà alcun licenziamento, anche se non si può dire che verranno mantenuti tutti i posti di lavoro, in quanto è previsto che non ci saranno sostituzioni per le prossime 7.500 uscite dall’azienda, per pensionamento o per dimissioni volontarie.
SACRIFICI PER L’OCCUPAZIONE - Come detto fin dall’inizio della trattativa (nell’autunno scorso), per prendere impegni di questo tipo la Renault chiedeva garanzie su una maggior produttività e un minor costo del lavoro; due obiettivi da raggiungere attraverso vari modi: modifica dei turni di lavoro, mobilità geografica, congelamento dei salari fino al 2014 e altre misure più di dettaglio. Ad accordo fatto, il presidente della Renault Carlos Ghosn (nella foto) ha dichiarato che l’intesa permetterà di risparmiare circa 500 milioni all’anno. Per la cronaca, lo stesso Ghosn nei giorni scorsi aveva accettato di ridursi del 30% i propri emolumenti fino al 2016.
QUALCHE INTERROGATIVO - Il raggiungimento dell’intesa significa che le condizioni sono state vicendevolmente accolte. Ora gli accordi dovranno essere attuati e un organismo apposito previsto dall’accordo medesimo dovrà vigilare che ciò avvenga, sia sul fronte delle nuove condizioni di lavoro, sia su quello degli impegni della azienda. Resta anche da vedere quale sarà l’atteggiamento che assumerà la CGT, che si è sempre detta “ferocemente contraria a un accordo che peggiora le condizioni di lavoro e non aumenta i salari” così come sarà da verificare quale atteggiamento avrà l’azienda verso gli aderenti alla CGT.