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Quadrifoglio, il “diamante” della gamma Stelvio

8 dicembre 2017

Con Roberta Zerbi, responsabile Alfa Romeo per Europa e Medio Oriente, parliamo della nuova versione di punta della Stelvio.

Quadrifoglio, il “diamante” della gamma Stelvio

A Roberta Zerbi (nella foto qui sopra), dall’estate 2017 alla guida dell’Alfa Romeo per l’area Emea (Europa, Medio Oriente e Africa), chiediamo innanzitutto di spiegarci i perché della scelta degli Emirati Arabi Uniti, per il test riservato alla stampa della nuova Alfa Romeo Stelvio Quadrifoglio.

“Dopo aver presentato la nostra prima suv a Saint Moritz e averla fatta provare in un percorso severo, che si snodava sulle montagne nei dintorni del passo dello Stelvio, ci è sembrato naturale, per il test drive internazionale della versione di punta, scegliere questa strada incredibile che porta nel cuore del Jebel Jais, le montagne che s’innalzano sulle dune del deserto di Ras al Khaimah, uno dei sette Emirati Arabi Uniti. È una strada veloce, a tre corsie, che arriva a sfiorare i 2000 metri di altitudine in quello che chiamano lo “Stelvio del Medio Oriente”. Un contesto eccellente per mettere alla prova i 510 cavalli e le qualità di guida della nostra Quadrifoglio. Ma anche un segno dell’attenzione che riserviamo a questi mercati. In questi paesi vogliamo essere sempre più presenti, e pensiamo di poterlo fare bene con i nostri modelli, a cominciare proprio dalla Stelvio Quadrifoglio”.  

Che cosa rappresenta quest’auto per l’Alfa Romeo?
“È il tassello mancante della nostra strategia e completa questa prima parte del percorso avviato oltre due anni fa con l’annuncio della rinascita del marchio e la presentazione della Giulia Quadrifoglio. Un percorso continuato con il lancio della Giulia e poi con quello della Stelvio. È il diamante della gamma Stelvio, una vettura speciale perché offre le prestazioni e il puro divertimento nella guida che solo una supercar è in grado di assicurare, ma che è anche spaziosa, versatile e adatta all’utilizzo quotidiano. Insomma, sa affrontare ogni situazione”. 

Quante pensate di produrne e dove la venderete?
“A titolo di paragone, la Giulia Quadrifoglio conquista circa un cliente su dieci, tra quanti comprano la nostra berlina. Un 10% del totale delle vendite largamente superato, comunque, in quei paesi che apprezzano maggiormente questo genere di auto, e mi riferisco a Germania, Svizzera e Regno Unito. Mercati che ci stanno dando grandi soddisfazioni, anche se non sono facili. È qui che ci confrontiamo con i nostri concorrenti più agguerriti, cioè le marche premium tedesche, e lo faremo anche con la versione di punta della Stelvio. Con la quale pensiamo di fare decisamente meglio persino delle 2000 Giulia Quadrifoglio vendute in un anno, proprio per il particolare appeal che riveste la formula del suv, sia pure ad altissime prestazioni”.

Come stanno andando Stelvio e Giulia? Si avverte la mancanza di una Giulia wagon?
“Siamo molto contenti di entrambe, considerando che la suv è presente in tutti i mercati europei soltanto da un paio di mesi, visto che le vendite nel Regno Unito hanno avuto inizio alla fine di settembre. Per quanto riguarda l’assenza di una versione wagon nella gamma Giulia, riteniamo che non se ne senta la mancanza perché la Stelvio, grazie al suo vano bagagli spazioso e alla possibilità di modulare la capacità di carico ribaltando lo schienale posteriore, viene considerata un’alternativa a tutti gli effetti alla classica famigliare. Un tipo di automobile, la wagon, che oggi soltanto in Europa ha ancora una certa rilevanza. Ma noi, quando pensiamo i prodotti Alfa Romeo, dobbiamo guardare a un mercato più globale, al Nord America, all’Asia. Dove ci chiedono suv e berline”.

Più nel dettaglio, su quali clienti state lavorando in Italia e nel resto d’Europa?
“Sui privati, naturalmente. Ma stiamo spingendo tantissimo anche sul mondo delle flotte. Prima del lancio di Giulia e Stelvio, non avevamo prodotti con cui approcciare questi canali, che ormai rivestono un’importanza strategica. Per questo, fin dal lancio abbiamo messo in piedi una serie di iniziative volte a far conoscere le nostre auto alle aziende e soprattutto a farle provare a chi poi si troverà davvero ad utilizzarle. Perché, anche nel settore delle auto aziendali e in quello del noleggio a lungo termine, l’esperienza di guida è quella che fa pendere l’ago della bilancia verso un’Alfa Romeo. In pochi mesi, con la Stelvio siamo riusciti a entrare nelle car policy di circa 600 aziende italiane, dove prima non eravamo presenti. Numeri importantissimi. E lo stesso lavoro lo stiamo facendo all’estero”.

Che cosa vi aspettate dal rientro in F1 dell’Alfa Romeo, annunciato pochi giorni fa?
“Oltre alle inevitabili e preziose ricadute tecniche dovute a questa esperienza, ci aspettiamo parecchio per la visibilità che l'operazione porterà al marchio e ai suoi prodotti. Il brand Alfa Romeo è già conosciuto in tutto il mondo. Ma i prodotti più recenti devono ancora farsi conoscere in alcuni mercati, e l’avventura in F1 costituisce una grande opportunità per lavorare in questo senso”.

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Ritratto di Thresher3253
8 dicembre 2017 - 22:47
L'assenza della Giulia wagon é scusa del menghia. Un suv non avrà mai la capacità di carico di una station wagon e la Stelvio costa 10k euro in più della Giulia. Praticamente dicono di cambiare del tutto segmento.
Ritratto di Fr4ncesco
8 dicembre 2017 - 23:48
Il fatto è che le wagon vendono solo in Europa e al 90% sono tedesche (quante A4 e C si vedono berlina?). Non ci sarebbe voluto molto a fare la Giulia SW, si vede che il gioco non vale la candela. Come del resto non hanno fatto con la XE, la IS, la ATS, la Q50, la Stinger ecc e solo parlando di questa categoria.
Ritratto di Fr4ncesco
9 dicembre 2017 - 14:10
La XE però c'è da più tempo, anche se uscisse la SW almeno per 4 anni è stata senza, poi anche riguardo la Giulia non è detto che un giorno si svegliano e cambiano idea come per la XF sw che non stava ne in cielo ne in terra, anzi ricordo che facevano lo stesso discorso dell'Alfa il merito, che c'era già il SUV fuori di Sw non ne vendono ecc.
Ritratto di lucios
9 dicembre 2017 - 15:31
4
Secondo me, non ci sono tante risorse finanziarie al momento per giustificare un investimento per un prodotto acerbo, limitato al solo mercato europeo, con un'agguerrita concorrenza. A mio avviso, invece, Alfa dovrebbe ampliare verso il basso la gamma di versioni, casomai con modelli Junior con cilindrate e potenze più abbordabili.
Ritratto di Rikolas
9 dicembre 2017 - 09:28
AlfaRomeo è un marchio sportivo, Suv e SW rappresentano l'anti-sportività per eccellenza, dunque almeno quest'ultima ce la siano eviata,non ne sentiamo la mancanza. Chi ha bisogno di carico si compri la Duster, Alfa deve fare solo auto esclusive per un pubblico appassionati di sport e motori. Le esigenze famigliari non possono minare la sportività, per quello ci sono altre macchine. Cmq la Stelvio non la considero un Alfaromeo, è solo un banalissimo Suv come tanti, e anche in versione QV sempre un furgone rimane
Ritratto di gjgg
9 dicembre 2017 - 09:38
1
Dopo che Porsche e Lamborghini hanno messo in gamma Suv questo discorso ahi- noi non fa più testo a livello di immagine.
Ritratto di tramsi
9 dicembre 2017 - 14:18
Intanto Alfa Romeo è un marchio che deve ricostruire la sua credibilità in termini di immagine sportiva, decisamente appannata negli ultimi 30 anni. Le sw non rappresentano più l'antisportività per eccellenza, tanto che una certa Audi riscuote gran successo con le sue Avant motorizzate S o RS, con un aggravio di peso inferiore ai 50 kg rispetto alla berlina. Poi, ammesso che i suv (son d'accordo) e sw (non son d'accordo) rappresentino "l'antisportività per eccellenza", manca la coupé, per la quale questo ragionamento non può certo farsi valere. Il motivo per cui non è stata ancora ampliata la gamma Giulia l'ha spiegato Marchionne e si è letto più volte: le risorse, al momento, vanno dirottate altrove, tra cui i SUV.
Ritratto di Fr4ncesco
9 dicembre 2017 - 14:29
Beh appannata negli ultimi 30 anni anche no, solo la 159 e derivate pregiudicate da un peso eccessivo in un confronto secco con il genere di berlina.
Ritratto di tramsi
9 dicembre 2017 - 14:36
Per favore...
Ritratto di tramsi
9 dicembre 2017 - 15:00
Fondamentalmente, un prodotto dovrebbe essere coerente con il DNA di un marchio. In casa Alfa era il suo schema meccanico (motore longitudinale, trazione posteriore, cambio e differenziale in blocco al retrotreno, sospensioni a quadrilatero all'anteriore e a ponte rigido de Dion al posteriore), la sportività e il primato tecnologico. La personalità può evolversi anche rapidamente, non il DNA. Invero, in biologia muta anche il DNA, nell'arco di milioni di anni. Il DNA è l'elemento strutturale, la conditio sine qua non. La personalità è il carattere di un modello, l'estetica, l'allestimento. Può starci che, evolvendosi, PURTROPPO, per ragioni di economia di scala, talvolta si deroghi a questa regola, ma... non tout court e per l'intera gamma, perché a quel punto quel prodotto diventa un'altra cosa! La prossima BMW serie 1 sarà a trazione anteriore, stravolgendo il suo DNA, ma mantenendo la sua personalità. Anche per Alfa si sarebbe potuto dire lo stesso all'epoca, quando passò alla trazione anteriore. Però il DNA BMW è mantenuto dalla Serie 3 in poi, in Alfa no, si esaurì totalmente ex abrupto e il pubblico non è più riuscito a riconoscere l'identità di quel prodotto. Tralasciamo il capitolo 164 e concentriamoci sul segmento D: lanciata per sostituire l'Alfa 75 ed essendo di proprietà Fiat (il possedere contemporaneamente Lancia e Alfa ha nuociuto a entrambe, come approfondito da fior di analisti), la 155 abbandonò lo schema classico Alfa Romeo per adottare una configurazione a trazione anteriore e sospensioni a 4 ruote indipendenti (McPherson all'anteriore e bracci tirati al posteriore); inoltre, era costruita sulla piattaforma della Fiat Tempra. Dov'era il DNA Alfa? Nei motori a benzina. Stop! Di fatto, una Fiat con il motore Alfa Romeo, se a benzina. Una Fiat con il motore Fiat, la 1.9 a gasolio, e una Fiat con il motore VM, la 2.4 a gasolio. Rimproverata per tutto ciò, la Fiat cercò allora di realizzare una sostituta della 155 che potesse diversificarsi dalle altre auto del gruppo e far ritrovare quelle caratteristiche dinamiche che gli alfisti chiedevano. Niente ritorno alla trazione posteriore, comunque, perché avrebbe comportato enormi costi di sviluppo del progetto, senza poi la possibilità di poterli spalmare - quindi, ammortizzare - altrove. Si decise quindi di partire dal pianale precedente, ma di modificarlo in molte parti e di associarvi inedite sospensioni a quattro ruote indipendenti: quadrilatero alto all'anteriore (simile al quadrilatero classico Alfa, ma adatto a essere ospitato in un telaio concepito per la disposizione trasversale del motore) e un McPherson evoluto al posteriore. Questo compromesso, trovato da Fiat nella speranza di poter tornare a soddisfare le richieste degli alfisti, raccolse un enorme numero di consensi sia da parte degli appassionati del marchio sia da parte delle riviste specializzate. A riprova di questo, i numeri di vendita sopra ogni aspettativa e il premio Auto dell'anno 1998. L'ho posseduta, la 156 (una 2.4 jtd): lo sterzo era un bisturi, la tenuta in curva stupefacente, l'inserimento fulmineo. Insomma, la migliore trazione anteriore al mondo! Talmente eccezionale che sarebbe stata una Lancia perfetta, proprio in virtù dell'asse traente. 159 e Brera, per quanto belle, son state un errore, per stessa ammissione di Marchionne.
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